|
Scuola pubblica e cultura religiosa
in una società democratica e multiculturale
La proposta del Gruppo di Vallombrosa
(documento in formato .pdf)
Temi svolti:
La
scuola del futuro: quale riforma?
Contributi già pubblicati sul tema
passato:
L'ora di
religione nel terzo millennio.
Cosa
succederà con il nuovo Governo sul fronte della riforma della scuola?
Tutto all'aria o rimescolamento di quanto già pensato?
La scuola che verrà.
Parliamo della riforma dopo il Rapporto finale del Gruppo Ristretto di
Lavoro (Commissione Bertagna)
La scuola, nell'ultimo mese
dell'anno appena trascorso, è tornata a far parlare di sè sulle prime
pagine dei giornali ed è stata oggetto di dibattiti in numerose
trasmissioni televisive.
L'incontro degli Stati Generali, del 19 e 20 dicembre a Roma, è stato
l'occasione per porre a confronto il mondo scolastico con la società
civile. Vi hanno partecipato 1.300 persone in rappresentanza di 74
associazioni professionali, degli studenti, dei genitori, 104 presidenti
delle consulte studentesche, 76 rettori delle Università, 19 ordini
professionali, Presidenti di istituzioni culturali, di commissioni
parlamentari... Un evento mediatico seguito, via satellite, da 7.000
scuole e giudicato da alcuni un talk show o un'inutile kermesse. L'intento
del Ministro dell'Istruzione, Letizia Moratti, invece, era di realizzare
la più grande operazione "trasparenza" mai tentata in
precedenza sul futuro della scuola.
Non è mancata la contestazione di una parte della base che si è espressa
con variopinti cortei e slogan, e la riproposizione simbolica della solita
bara in cui "riposa la scuola pubblica". Sono state organizzate
autogestioni e occupazioni.
Ma è doveroso chiedersi quanti hanno letto il Rapporto finale del GRL
(Gruppo Ristretto di Lavoro), nominato comunemente Commissione Bertagna,
che doveva essere al centro del dibattito delle due giornate romane?
Il lavoro della Commissione Bertagna, che prende il nome dal pedagogista
bresciano che la presiede, è probabilmente l'ultimo "tassello"
della cosiddetta "Riforma a mosaico" iniziata dal ministro Luigi
Berlinguer, continuata dal suo successore professor Tullio De Mauro e
stoppata nella parte finale (Legge 30/2000 sul Riordino dei cicli
scolastici, ndr) dalla lady Letizia Moratti, probabilmente in virtù anche
di una promessa elettorale che prevedeva il mantenimento delle scuole
elementari e medie.
12 anni di istruzione e/o formazione obbligatoria
L'ipotesi elaborata dal GRL, che trova uno dei suoi fondamenti nella legge
sull'autonomia scolastica, a regime dal 1° settembre del 2000, e sul
trasferimento di funzioni agli Enti locali, ribadisce "il principio
che il sistema di istruzione e di formazione del Paese è al servizio
della società e del progresso economico, se e solo se, è primariamente
al servizio della persona e mira al massimo sviluppo delle capacità di
tutti" e per questo pone l'obbligo di 12 anni di istruzione e/o
formazione per tutti. Ogni studente, dai 3 ai 18 anni, sarà accompagnato
da un "portfolio" delle competenze. Esso comprenderà la scheda
di valutazione e quella di orientamento.
Probabilmente il lavoro del GRL verrà rivisto e corretto secondo le
diverse indicazioni che sono emerse nel corso dei lavori, ma è senz'altro
importante rilevare la struttura del nuovo riordino dei cicli scolastici.
La frequenza di tre anni alla scuola dell'infanzia, sebbene facoltativa,
può costituire un possibile credito "ai fini del soddisfacimento di
almeno un anno dei 12 di istruzione e/o formazione obbligatoria".
Per gli alunni, dai 6 ai 14 anni, si ipotizza una scuola che
"avvalori le specificità delle età evolutive della fanciullezza e
della preadolescenza" così "nella cornice ordinamentale della
scuola primaria quinquennale e della scuola di I grado triennale" si
prevede "un piano degli studi unitario e progressivo organizzato in
cicli biennali" dove si realizza "un più efficace raccordo tra
l'ultimo anno della scuola primaria e il primo della scuola secondaria di
I grado (III° biennio, ndr) e, nondimeno, tra l'ultimo biennio della
scuola secondaria di I grado e gli studi liceali o professionali
successivi, al fine di stimolare una spinta qualitativa verso l'alto
dell'intero sistema di istruzione e di formazione".
La scuola secondaria superiore è finalizzata all'offerta di un'
"elevata qualità culturale ed educativa" che può essere
confermata e completata con eventuali anni di specializzazione non
universitaria.
Sono previsti otto licei (Classico, Linguistico, Scientifico, Tecnologico,
Economico, Umanistico, Musicale, Artistico) di durata quadriennale. Le
singole istituzioni scolastiche possono realizzare pure la coesistenza di
più licei. Il piano degli studi prevede la suddivisione degli
insegnamenti in tre aree: una obbligatoria, un'altra facoltativa ed una
extracurricolare. La prima costituita da 25-33 ore settimanali
(quest'ultimo monte ore per i Licei di indirizzo
artistico e musicale) comprende l'insegnamento della Religione
Cattolica, previsto dal Concordato, Lingua e Letteratura italiana,
Matematica, Scienze, Filosofia, Storia, Lingua straniera, oltre a materie
che variano a seconda dei diversi indirizzi. Gli insegnamenti dell'area
facoltativa ed extracurricolare saranno, invece, scelti dagli studenti
secondo i propri interessi con un piano di studi personalizzato.
Sulla durata del corso liceale di quattro anni, sono già stati espressi
giudizi negativi ed è probabile che, in sede di approvazione finale, si
ritorni agli attuali 5 anni. Così pure l'insegnamento dell'educazione
fisica dovrebbe essere obbligatorio per tutti gli studenti.
"Un percorso graduale e continuo di Istruzione/Formazione secondaria
e superiore parallelo a quello di Istruzione secondaria e superiore, dai
14 ai 21 anni" e "ad esso pari in dignità culturale ed
educativa" è senz'altro uno dei punti più importanti e rischiosi
del Rapporto del GRL. Si ritorna forse al vecchio "avviamento
professionale"? Non sembra essere questo l'intento finale. L'unica
certezza consiste nei tre titoli che si potranno acquisire: Qualifica,
Diploma di formazione secondario, Diploma professionale superiore.
Laurea specialistica per gli insegnanti
All'interno della Riforma della scuola non può certo mancare la
formazione degli insegnanti ed in particolare quella iniziale. La
Commissione Bertagna sottolinea il principio della "pari dignità ed
ampiezza della formazione iniziale dei docenti delle scuole di ogni ordine
e grado", comprese quelle dell'infanzia. Per tutti è prevista la
laurea specialistica finalizzata all'acquisizione
di "una formazione di livello avanzato per l'esercizio di
attività di elevata qualificazione in ambiti specifici". La
formazione professionale dei docenti, come per le altre lauree
specialistiche, consisterà in 300 crediti universitari. Al termine di
questo percorso, al pari, ad esempio, delle lauree mediche, si acquisisce
una laurea specialistica abilitante. Nel caso dell'insegnamento ciò
avverrà per uno specifico grado scolastico o per una specifica classe di
concorso nelle scuole secondarie. Sono previsti inoltre, nell'esercizio
concreto della professione, altri 60/90 crediti di Laboratori e di
Tirocini attivi, supervisionati dall'Università, da svolgere nei primi
due anni di straordinariato professionale dei docenti.
Il coinvolgimento dell'Università è previsto anche per la
"carriera" dei
docenti. Infatti dopo otto anni di servizio a tempo indeterminato un
insegnante potrà accedere alla formazione universitaria, strutturata
secondo teoria - tecnica - pratica, per diventare: figura di sistema o di
staff (responsabili di progetti speciali, documentalisti...); docente
aggregato (insegnante che confluisce in un albo che consente la chiamata
diretta da parte delle scuole autonome); direttore della progettazione dei
piani di studio di istituto; dirigente scolastico di rete.
Il rapporto finale del GRL, in tutti i suoi dettagli, è disponibile su
Internet (www.istruzione.it) e nei prossimi mesi sarà anche all'esame di
deputati e senatori perché il Ministro Letizia Moratti ha dichiarato che
è compito del Parlamento varare una Legge per il Riordino dei cicli
scolastici che si possa applicare fin dal prossimo anno scolastico. Ma al
"mosaico" della Riforma mancano ancora dei tasselli: i nuovi
organi collegiali, lo stato giuridico e il codice deontologico dei
docenti, l'effettiva parità scolastica tra scuole statali e non, e il
nuovo Esame di Stato. Su quest'ultimo punto, per quest'anno, è già
intervenuta la Legge finanziaria che prevede Commissioni d'esame formate
da soli insegnanti interni all'Istituto con un Presidente esterno.
Francesco
Perez
 |