A.N.I.R.
Associazione Nazionale
Insegnanti di Religione

 

Comunicato stampa

Venerdì 6 aprile u. s., al Convegno su "Autonomia, Decentramento, Federalismo", organizzato a Parma dai Popolari dell'Emilia-Romagna, il Sottosegretario alla Pubblica istruzione Giovanni Manzini, in merito al testo sullo stato giuridico degli Insegnati di religione votato dal Senato il 19 luglio scorso e trasmesso poi alla Commissione XI della Camera, ha affermato che:

1. tale testo prevedeva un "concorso riservato" in prima applicazione.

2. le modifiche apportate in aula al Senato non violavano l'Intesa in relazione ai titoli per insegnare.

3. Il blocco dai lavori sarebbe da imputare alle associazioni professionali degli Insegnanti di religione e in particolare dall'ANIR.

Di fronte a questa e altre occasioni nelle quali Manzini continua ad esprimere opinioni discutibili, noto che sin dal 31 agosto scorso, durante una telefonata “burrascosa”, ho avuto modo di precisargli che l’art. 5 del ddl approvato dal Senato non prevedeva un concorso riservato: vi si dice infatti che “Al primo concorso per titoli ed esami […] sono ammessi gli insegnanti di religione cattolica che abbiano prestato servizio […] per almeno quattro anni e per un orario settimanale non inferiore a 12 ore esplicato anche in ordini e gradi scolastici diversi e che siano in servizio nell'anno scolastico in corso alla data di entrata in vigore della presente legge. Al predetto concorso può altresì partecipare il personale docente che abbia prestato effettivo servizio per altro insegnamento nelle scuole statali per almeno quattro anni scolastici e che sia in servizio nell'anno scolastico in corso alla data predetta”. Non solo, quindi, non è un concorso riservato, ma è aperto anche ad altri docenti!

Già il 31 agosto scorso invitai il Sottosegretario Manzini a rileggersi il testo: non lo ha fatto, visto che anche sul “Popolo” del 18 novembre ha ripetuto le stesse affermazioni espresse anche a Parma.

Quanto alle modifiche relative alla laurea statale a regime (e per le medie superiori anche in sede transitoria), non sono comprese nella normativa pattizia, dato che il Protocollo addizionale rimanda ad una “successiva intesa” la definizione dei “profili della qualificazione professionale degli insegnanti”: e una legge dello Stato - con tutto il rispetto che le è dovuto - non è “una successiva intesa”.

Da ultimo le accuse all’Anir per la mancata approvazione del testo alla Camera. Ringrazio Manzini per il potere che riconosce all’Anir. Ma… siamo seri!

È vero che l’Anir ha promosso - con altri - la stesura di un documento sottoscritto da quasi venti sigle diverse che chiedeva alcune e poche modifiche al testo approvato dal Senato.

La scelta muoveva da due esigenze:

1. che si potesse almeno ottenere per tutti gli Insegnanti di religione la partecipazione al primo concorso. Se si fosse introdotta la modifica proposta relativa ai dieci anni di anzianità in alternativa alla laurea per la media superiore (valorizzando il servizio prestato secondo il principio sancito dalla L. 124/99 sul precariato) avrebbero potuto parteciparvi solo il 95% circa degli insegnanti attualmente in servizio, mentre senza di essa avrebbe potuto parteciparvi solo il 30% (provvisto di laurea statale);

2. la necessità di ottenere l’approvazione della legge nella XIII legislatura, prevedendo poche modifiche che non sconvolgessero l’impianto del testo.

Il prof. Manzini ci pensi: se si fosse voluto affossare quel testo sarebbe bastato formulare richieste tanto invitanti (per gli insegnanti di religione) quanto impraticabili per questa legislatura.

Evidentemente non si è voluto capire, almeno da parte di qualcuno. Spiace doverlo notare, ma per tutto c’è un limite.

Prof. Sergio De Carli

(Presidente)

Castronno, 11 aprile 2001


Risposta al comunicato stampa del presidente dell’ANIR, 
prof. Sergio De Carli

In merito ai giudizi espressi nei miei confronti dal prof. Sergio De Carli, presidente nazionale dell’ANIR, desidero ribadire quanto più volte (ultimamente a Parma) ho avuto occasione di dire circa il disegno di legge riguardante lo stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica.

1) All’art. 5 del citato disegno di legge, si prevede un concorso che generalmente (e io sono d’accordo) viene definito “riservato” in quanto prevede particolari norme, diverse da quelle dettate per il normale sistema di reclutamento che, nel caso specifico, sono previste dal precedente art. 3 del medesimo ddl.

Infatti, il suddetto art. 5 “riserva” il primo concorso “agli insegnanti di religione cattolica che abbiano prestato servizio nell’insegnamento di religione cattolica per almeno quattro anni e che siano in servizio nell’anno scolastico in corso alla data di entrata in vigore della legge” e al “personale docente che abbia prestato effettivo servizio per altro insegnamento nelle scuole statali per almeno quattro anni”.

Per questo personale, limitatamente a coloro che intendessero insegnare nella scuola dell’infanzia e della scuola di base (elementari e medie) “si prescinde dal requisito del possesso del diploma di laurea “, requisito , come è noto, richiesto invece per tutti nell’art.3 per le procedure a regime.

Quindi appare chiarissimo che il primo concorso risultava “riservato” a chi già era in servizio e prescindeva, per insegnare nella scuola dell’infanzia, nella scuola elementare e in quella media, dal requisito del possesso della laurea. Anche il programma dell’esame era diverso da quello previsto su questa materia a regime. Quindi, mi pare che discutibili non siano le mie opinioni su questa materia, ma, piuttosto, quelle di chi considera “riservato” solo un corso-concorso sanatoria che non preveda titoli di partecipazione né prove concorsuali.

2) Non ho mai detto che la normativa pattizia preveda la laurea rilasciata da una università italiana per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole dello Stato. Da sempre, infatti, l’unico titolo richiesto è quello previsto dal DPR 751 che recepisce l’Intesa e così continuerà fino a quando non ci saranno modifiche all’Intesa stessa. Ma qui, vorrei ricordarlo a chi ogni tanto lo dimentica, non sono in discussione i titoli per insegnare religione nelle scuole dello Stato, ma i titoli per “entrare nei ruoli dello Stato”, ruoli ai quali si accede, come prevede la Costituzione, unicamente per concorso.

3) Non ho mai addossato alla sola ANIR la responsabilità della non approvazione della legge alla Camera. Ribadisco, però, che in tutti i numerosi incontri con le associazioni e con i rappresentanti degli insegnanti di religione ho sempre detto con assoluta chiarezza che il testo approvato al Senato poteva essere rapidamente convertito in legge ala Camera solo se non ci fossero stati emendamenti. Era noto a tutti che anche un solo emendamento, soprattutto se avesse riguardato la questione della laurea, avrebbe compromesso definitivamente la legge. A tutti avevo assicurato più volte che sarebbe bastato che anche una sola delle associazioni degli insegnanti di IRC avesse pubblicamente detto che, pur con tutte le riserve, quel testo era bene approvarlo perché il provvedimento diventasse legge. Non mi risulta che in nessuna sede ci sia stato un pronunciamento in tal senso, il che significa chela posizione delle associazioni dei docenti è stata determinate nel fermare il provvedimento. A meno che qulcuno non pensasse che il Parlamento l’approvasse anche in presenza delle dure critiche di quelli che avrebbero dovuto esserne i beneficiari.

Pertanto, l’invito “ad essere seri” va esteso innanzitutto a chi non ha tenuto conto delle compatibilità reali e ha preferito (non è chiaro a quali fini) puntare ad avere tutto ben sapendo che questo avrebbe voluto dire l’affossamento della legge.

Giovanni Manzini

Sottosegretario P.I.

 


  A.N.I.R.
Associazione Nazionale
Insegnanti di Religione
 

Caro Sottosegretario,

dopo una pausa di riflessione, poche righe per rispondere alle sue ultime affermazioni.

Noi pensavamo fosse ragionevole permettere alla quasi totalità degli insegnanti di religione di partecipare al primo concorso per entrare in ruolo, anche nel caso fossero insegnanti della scuola secondaria superiore. Soprattutto per non buttare via anni di esperienza, a volte qualche decina, per il bene dei ragazzi e della scuola.

Ci si dice che si doveva prendere o lasciare: abbiamo cercato la via della mediazione non massimalista e senza gridare, ma ragionando e invitando a ragionare. Per questa legislatura dobbiamo notare di esserci illusi, anche se attestati di stima ci sono giunti sia del centro-sinistra e sia dal centro-destra.

Quanto alla questione della laurea per entrare in ruolo, è interessante notare che la posizione dell'Anir sia stata sostenuta da una ventina tra associazioni dei sindacati... e dalla Cei.

Rinnovo poi lo stupore: il Parlamento approva una legge solo sei i diretti interessati accettano? Ma che ne è del potere legislativo in uno Stato di diritto?

Chiudo qui un confronto che occorrerà riaprire quando i tempi saranno maturi.

Cordialità.

Prof. Sergio De Carli

(Presidente)

 


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