A seguito di questa mia riporto il comunicato dell'Associazione Nazionale
Insegnanti di Religione sulla votazione del Senato intorno al disegno di
legge sullo stato giuridico degli insegnanti di religione.
Cordialità
Sergio De Carli
Presidente


Un riconoscimento più che dimezzato non può farci tacere!

L Associazione Nazionale Insegnanti di Religione (Anir), vista l'approvazione al Senato del disegno di legge sullo stato giuridico degli Insegnanti di Religione rileva il riconoscimento del principio del ruolo anche per gli Insegnanti di religione. D altra parte, già la sentenza n. 390 della Corte costituzionale dell ottobre scorso affermava la costituzionalità di tale richiesta.
Nel contempo l'Anir esprime estremo disappunto e sdegno perché al riconoscimento di tale diritto, maturato anche attraverso un lungo lavoro dei Colleghi "nel quadro delle finalità della scuola" (come recita il Concordato), corrisponde la richiesta di una laurea per coloro che concorreranno per la media superiore in sede di prima applicazione della legge attraverso la norma transitoria. Non si comprende come si possa sostenere questa richiesta quando attualmente tale titolo è solo una delle possibilità previste dalla normativa in vigore. Lo sconcerto e lo sdegno nascono dal fatto che docenti con anzianità di servizio anche superiori ai 20 anni possano essere esclusi dal ruolo solo perché, quando decisero di fare l'Insegnante di Religione, scelsero di conseguire il titolo di Magistero in scienze religiose, previsto dall intesa del 1985, sottoscritta
anche dallo Stato Italiano! Ulteriore e più grave sconcerto misto a sdegno nasce dal fatto che vengano esclusi dal primo concorso per la scuola media superiore i Docenti di religione attualmente in servizio (magari da qualche decennio!) e che hanno conseguito bacellierato (cinque anni) o licenza (sette anni) in teologia. Questa competenza non viene riconosciuta (se non unita a una laurea!), mentre si consente a coloro che insegnano da quattro anni (anche Elettronica o Matematica...) di partecipare al concorso riservato con coloro che tale lavoro svolgono da anni: l idea di riservato si unisce a preclusioni ideologiche che speravamo abbattute con il muro di Berlino. Constatiamo che così non è, e ne prendiamo atto.
Abbiamo accettato (pur con qualche riserva) di sostenere un concorso nonostante i precari abbiano sempre avuto un trattamento di favore: a noi invece forse per ottenere sostegni da Rifondazione, che invece ha votato contro! si aprono le porte a scritto e orale anche sulle "scienze umane, filosofiche e storiche" recita il testo. Vengono richieste competenze che riguardano l universo dello scibile umano: è come pretendere che un Docente di filosofia sostenga il concorso salire in cattedra sulle scienze fisiche, matematiche, chimiche, mediche& Per essere una legge (la prima in assoluto) che ambisce a sanare situazioni pregresse non è proprio male: l intento di penalizzarci pesantemente è pensiamo - evidente.
Ulteriori motivi di sconcerto e sdegno profondi nascono dall abbattimento dal 70 al 60% dei posti messi a concorso. Quella percentuale era calcolata sugli Insegnanti di Religione laici presenti nella scuola, cioè su quei lavoratori che hanno il compito e la responsabilità di mantenere una famiglia. Sconcerta e sdegna pensare che - per motivi tuttora incomprensibili (o che si capiscono solo a livello ideologico) - si sia abbassata quella percentuale mentre il numero dei laici che insegnano religione è in aumento. Sconcerta e riempie di sdegno soprattutto perché questo abbattimento dei posti disponibili proroga il regime di precarietà soprattutto (e ancora) per i docenti laici. Sulla pelle di lavoratori che da anni, quando non da decenni, compiono il loro dovere nella scuola italiana e attendono da 15 anni un riconoscimento che giunge ora, ma più che dimezzato. Chiederci di accettare passivamente, o di pensare che si tratti del massimo ottenibile oggi, è fuori luogo, soprattutto per come vi si è giunti. Per i nostri figli e per i nostri allievi non possiamo tacere.
E non taceremo.


Milano, 26 luglio 2000
Sergio De Carli
Presidente Anir



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