Conferenza Episcopale Italiana
Ufficio Nazionale per l’educazione, la scuola e l’università
Tavolo interassociativo

AC, ACLI, AGe, AGeSC, AGESCI, AIMC, ANIR,  Comunità Sant’Egidio, CONFEDEREX, CSI,DISAL,
Diesse, FAES, FOCSIV, GS, Istituzione Teresiana, Movimento dei Focolari, Movimento per la vita,
Movimento Vivere In, MSAC, MSC,Rinnovamento nello Spirito, UCIIM

Il cammino del Tavolo interassociativo continua nel 3° Incontro nazionale delle aggregazioni laicali e dei soggetti operanti nel campo dell’educazione dal titolo “Nell’educazione le ragioni e l’esperienza del bene comune”, tenutosi a Sassone (Roma) dall’8 al 10 maggio.

Articolato in tre sessioni, il Convegno ha offerto ai rappresentanti delle realtà ecclesiali, costituenti il Tavolo Interassociativo, l’opportunità di vivere un momento di comunione, di riflessione e d’impegno operativo. “Tappa di un vero e proprio cammino comunitario ecclesiale del laicato cattolico associato italiano operante nel campo dell’educazione”, come definita, in apertura dei lavori, da mons. Bruno Stenco, Direttore  dell’ufficio CEI per l’educazione, la scuola e l’università. Nel presentare il Convegno, mons. Stenco ha ricordato il percorso fatto in questi ultimi anni,  che ha portato a ricentrare in termini educativi non solo il senso e le ragioni dello stare insieme come comunità di destini e di intenti, ma anche la concreta attuazione del camminare insieme. Chiaramente l’educazione interpella la comunità cristiana, chiamata a “promuovere e tutelare l’unità, la pluralità e la globalità della persona, rispettosa della sua natura e vocazione trascendente, e ad impostare, di conseguenza, il rapporto tra Stato e società civile e in particolare tra scuola, famiglia, territorio e comunità ecclesiale, basato sul duplice principio dell’equità e della sussidiarietà”. È stata ripresa la definizione di bene comune quale insieme delle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente. Bene comune che ha quale presupposto indispensabile l’educazione della persona. “Sul piano civile – ha affermato mons. Bruno Stenco - si tratta di delineare un progetto educativo che guardi al rapporto tra legalità, moralità e carità. Sul versante ecclesiale si tratta di comprendere quanto la responsabilità verso la società, il lavoro, l’economia, la politica e verso il valore della famiglia, debba fare riferimento all’annuncio e alla testimonianza del Vangelo come punto di verifica e di rigenerazione dell’azione pastorale”.

Constatato che l’educazione della persona è un presupposto indispensabile per l’educazione al bene comune, gli interventi di Fabrizia Antinori e Saretta Marotta hanno contribuito ad esplicitare da una parte alcuni elementi essenziali nella prassi educativa, quali l’azione, l’empatia, il pensiero morale,  e dall’altra le condizioni sociali, politiche, istituzionali, che consentono di realizzare davvero il bene comune attraversando l’economia, il lavoro, la scuola.                                                                                                                                                                                

La relazione “Bene comune e educazione nella Dottrina Sociale della Chiesa”, tenuta da S.E. Mons. Giampaolo Crepaldi, Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ha costituito un ulteriore punto di partenza e d’indirizzo per la prosecuzione dei lavori. Richiamandosi alla lettera di Benedetto XVI alla Diocesi di Roma sui compiti urgenti dell’educazione, mons. Crepaldi ha sottolineato l’ambivalenza dell’emergenza educativa e la necessità di chiarire la questione antropologica. Ritenendo che educazione e bene comune abbiano bisogno di una “antropologia della vocazione”, ove per vocazione s’intende “la disponibilità ad accogliere un appello che ci viene incontro, una parola che ci comunica significati indisponibili”, mons. Crepaldi ha precisato la valenza della dottrina sociale della Chiesa di fronte alla deriva riduzionista del nostro tempo. Allargare gli orizzonti, partendo da una ragione disponibile all’istanza metafisica e capace di riconoscere la trascendente dignità della persona umana, costituisce un compito educativo urgente. “Il bene comune ha bisogno di adesione comune al Bene, e l’adesione comune al Bene è una conquista continua, che ha bisogno di educazione”.

La seconda sessione, aperta dall’intervento di Andrea Olivero e conclusasi con quello di Paola Bignardi, è stata interamente dedicata ai lavori di gruppo, per approfondire la condivisione fra i rappresentanti delle diverse aggregazioni. Narrare le esperienze delle diverse realtà presenti, valorizzando il contributo che l’associazionismo offre al bene comune stesso, e suggerire percorsi e azioni comuni di educazione al bene comune, di impegno e testimonianza, ha impegnato l’intera giornata. Le comunicazioni conclusive del lavoro svolto hanno dimostrato la ricchezza delle diversità e la capacità di proporre sintesi omogenee e fra loro rapportabili.

Raccogliendo le prospettive emerse, mons. Stenco ha aperto l’ultima sessione dell’ Incontro, facendo presente come essenziali siano i riferimenti “alla realtà intesa come Bene riconoscibile dalla ragione, alla vita come vocazione e chiamata all’amore, all’apertura al trascendente come base di una proposta pedagogica che non deriva dalla nostra appartenenza confessionale, ma che è ragionevole  portare  nel  dibattito pubblico  sui valori che ci accomunano in una società pluralistica”. Si tratta di’ un’impresa non semplice,  perché richiede una rete di  alleanze solidali  fra tutte le componenti che hanno a che fare con l’educazione (famiglia, scuola, associazioni, oratori, comunità ecclesiali, enti locali, ecc.).

La relazione di S.E. Mons. Mariano Crociata, Segretario Generale della CEI, su “Chiesa italiana, educazione e bene comune” ha concluso il Convegno, offrendo, tra le altre, alcune considerazioni di carattere ecclesiologico sul rapporto Chiesa-mondo, che il Tavolo non potrà non far proprie anche in vista dell’appello finale. L’ottica entro la quale riflettere sul bene comune è stata chiaramente quella di credenti, e l’impegno che ne consegue nasce dalla convinzione che realizzarlo è possibile.  Intendendo per bene comune, secondo una prima e vasta accezione, “l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente “, come si legge al n.164 del Compendio della dottrina sociale della Chiesa, si tratta, posti i principi irriducibili, di valorizzare quella circolarità ermeneutica tra rivelazione e storia che consenta di potenziare tutte le possibilità per una più piena realizzazione del bene della persona e della comunità umana. “Certo è – ha affermato mons. Crociata – che ciò che noi intendiamo per bene comune non è affatto comune a tutti. Esso è comune per chi, anche su basi solo razionali, lo condivide. La consapevolezza che abbiamo è che esso, così come la Chiesa ce lo fa conoscere, è in grado ricondurre davvero al bene di tutti in una società giusta di uguali per diritti, doveri, dignità”. Quale il compito della Chiesa ? La risposta ancora nelle parole di mons. Crociata: “Alla Chiesa è affidato in prima istanza il compito di proclamare e di testimoniare in Cristo Gesù l’uomo nuovo, l’uomo perfetto, il modello a cui sono chiamati a ispirarsi ogni visione antropologica e ogni progetto educativo. In questo consiste insieme la missione pastorale e la responsabilità sociale della Chiesa”. La Chiesa in Italia sembra già avviata a porre al centro del cammino pastorale dei prossimi anni la scelta esplicita della missione educativa. In tal senso questa terza edizione del Tavolo interassociativo, con l’appello finale che sarà definito il mese prossimo, è stato fatto un passo avanti nel cammino storico della coscienza ecclesiale.

Patrizia Caprara (Presidente Nazionale ANIR)

 

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