Pubblichiamo, per gentile concessione, il pezzo che Ettore Giribaldi ha scritto per il mensile nichelinese "Nichelino Comunità"

Il quotidiano La Repubblica sta, da alcuni mesi, muovendo un attacco pesante e diretto al cristianesimo in generale ed al cattolicesimo in particolare. Perché? E’ una risposta abbastanza scontata visto che gli articoli velenosi sono iniziati all’indomani del fallimento del referendum sulla “fecondazione assista”, che con quell’assordante dato del 75% di astensioni ha sancito solennemente quanta distanza ci sia tra i soloni del pensiero laicista e la realtà del pensiero della gente.
Dal allora, e più ancora da quando un milione di cattolici si sono riuniti in Piazza San Giovanni a Roma per ricordare alla società l’elementare verità della famiglia naturale, le polemiche da parte laica non sono più finite: i pretesti non sono diversi da quelli che a metà dell’800 hanno portato massoni, liberali e libertari di far sparire la Chiesa di Roma soffocandola sul piano economico (fu uno dei primi atti dell’Italia unita quella di depredare il patrimonio della Chiesa perché “inutile”) quel furto, oltre a far scomparire capolavori d’arte assoluti per incuria, servì prima per finanziari gli intrallazzi di affari e politica che, da allora in poi non hanno mai smesso di ammorbare il paese, e poi per foraggiare le varie imprese belliche sabaude: dal delirio coloniale alla prima e seconda guerra mondiale.
Adesso, a dimostrazione che la storia non insegna quasi nulla, ecco di nuovo sulle prime pagine lo stracco j’accuse: Quanto ci costa la Chiesa Cattolica? Strano che lo stesso quotidiano (che ha cantato il solenne laudamus per la scomparsa di don Benzi) non si sia mai posto la domanda: quanto ci fa risparmiare e in che condizioni sarebbe l’Italia se la chiesa non ci fosse. Ma si sa: l’ideologia non si è mai fatta spaventare dal buon senso.
Nel tritacarne delle insinuazioni, allusioni e mezze verità della Repubblica è, naturalmente, comparsa anche la realtà, scelta da 23 anni dal 90% degli utenti della scuola, dell’Ora di Religione. Il tutto con un’allusione che, per chi fa questo lavoro, suona semplicemente come infamante: lo stipendio degli insegnanti di religione (IdR) sarebbe un “costo” per lo stato. Vero: esattamente come lo è quello dei carabinieri, dei medici della Asl o di un qualunque altro stipendio versato a fronte di un lavoro svolto. Strano davvero che le sensibili anime di sinistra che stanno dietro quelle testate giornalistiche non capiscano un concetto così semplice. In fondo pure loro fanno un lavoro e guadagna di conseguenza un (profumato) stipendio. Ma, come sopra, questi sono gli “sragionamenti” di chi ha affidato la propria razionalità all’ideologia.
Mi preme però fare un paio di considerazioni per ricordare, e spiegare se qualcuno vuole imparare, il servizio che oggi i prof di religione fanno ogni giorno col loro lavoro scolastico.
Innanzitutto, in un mondo che è cambiato radicalmente dopo l’11 settembre 2001 e dopo l’inizio delle grandi migrazioni che stanno portando in Italia persone di tutto il mondo è diventato fondamentale trovare un momento di dialogo, conoscenza e confronto tra diversità. Un luogo d’incontro nel quale la cultura e la civiltà italiana sia raccontata e trasmessa (anche agli stessi cittadini italiani), e nel quale sia possibile altresì incontrarsi, capirsi ed accogliersi nella diversità guidati da insegnati che possano essere punto di riferimento per questa azione di dialogo. E questo, sempre più spesso, è e fa l’insegnante di religione: professionista esperto di religioni che, richiamandosi alla grande tradizione di tolleranza che è stata alla base dell’elaborazione dell’identità europea possa essere un elemento di confronto responsabile perché le persone diverse possano incontrarsi senza scontrarsi.
Oltre questo resta naturalmente il problema della costruzione dell’identità dei nuovi cittadini in relazione alle proprie radici ed ai progetti di vita che da queste promanano. Basta pensarci un po’: perché l’Italia ha un posto di prim’ordine nel mondo? Per cosa gli stranieri vengono a visitare il nostro paese? E’ relativamente semplice: per l’immenso patrimonio culturale che ha reso il nostro paese culla della civiltà europea. Davvero gli italiani di oggi pensano di poter fare a meno di questa ricchezza? E davvero pensano di potersela cavare nel capirla senza un riferimento forte alla cultura cristiano-cattolica? Si può immaginare un’Italia senza Leonardo, Caravaggio, Dante, Manzoni? E ci si può mettere di fronte a questi capolavori non conoscendo il cristianesimo?
Per tutte queste ragioni, anche oggi, è fondamentale che gli studenti conoscano il cristianesimo e possano contare sull’azione educativa degli insegnanti di religione: saranno di sicuro cittadini migliori e, se lo vorranno, in libertà, anche buoni cristiani.

Ettore Giribaldi

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