La discussione alla Camera
-5 dicembre
2002-
Conclusi i lavori alla Camera sul disegno di legge 2480 con l'approvazione dei vari articoli frutto del lavoro della Commissione Lavoro sul testo base del Governo (così la votazione sugli emendamenti). Ora il testo dovrà passare al Senato. Così il risultato della votazione finale:
«Norme sullo stato giuridico degli
insegnanti di religione cattolica degli istituti e delle scuole di ogni ordine e
grado» (2480):
Presenti 347
Votanti 336
Astenuti 11
Maggioranza 169
Hanno votato sì 231
Hanno votato no 105
Sono in missione 105 deputati.
(La Camera approva)
Hanno dichiarato il loro voto:
(Dichiarazioni di voto
finale - A.C. 2480)
Barbieri Antonio (FI)
Barbieri Emerenzio (UDC)
Benedetti Valentini Domenico (AN)
Campa Cesare (FI)
Delbono Emilio (MARGH-U)
Di Teodoro Andrea (FI)
Galvagno Giorgio (FI)
Gianni Alfonso (RC)
La Malfa Giorgio (Misto-LdRN.PSI)
Maccanico Antonio (MARGH-U)
Mancuso Filippo (Misto)
Mazzuca Poggiolini Carla (Misto-UDEUR-PpE)
Nigra Alberto (DS-U)
Rodeghiero Flavio (LNP)
Taglialatela Marcello (AN), Relatore
Villetti Roberto (Misto-SDI)
In versione .pdf è
possibile analizzare nei particolari come hanno votato singolarmente gli
onorevoli. Poiché non è possibile modificare il file prelevato dal sito della
Camera, lo ripresentiamo integralmente.
Scarica i documenti:
prima parte
seconda parte.
Seduta n. 235 di giovedì 5 dicembre 2002
INDICE
Seguito della discussione del disegno di legge: Norme sullo stato giuridico
degli insegnanti di religione cattolica degli istituti e delle scuole di ogni
ordine e grado (2480) e delle abbinate proposte di legge: Molinari; Tonino Loddo
ed altri; Angela Napoli; Lumia; Landolfi; Coronella e Messa; Di Teodoro ed
altri; Luigi Pepe; Antonio Barbieri (561-580-737-909-1433-1487-1493-1908-1972)
... 7
Presidente ... 7
(Esame dell'articolo 4 - A.C. 2480) ... 7
Presidente ... 7
Aprea Valentina, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la
ricerca ... 7
Benedetti Valentini Domenico, Presidente della XI Commissione ... 7
Preavviso di votazioni elettroniche ... 7
Presidente ... 7
(La seduta, sospesa alle 9,50, è ripresa alle 10,10) ... 9
Si riprende la discussione ... 9
(Ripresa esame dell'articolo 4 - A.C. 2480) ... 9
Presidente ... 9 11 13 15 17 20 23 24 25 26 27 28 30 31 32 33
Aprea Valentina, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la
ricerca ... 9
Capitelli Piera (DS-U) ... 13 15 24 27
Delbono Emilio (MARGH-U) ... 20
Duilio Lino (MARGH-U) ... 27
Grignaffini Giovanna (DS-U) ... 30
La Malfa Giorgio (Misto-LdRN.PSI) ... 15
Mazzuca Poggiolini Carla (Misto-UDEUR-PpE) ... 29 33
Motta Carmen (DS-U) ... 23 24 31 32
Nigra Alberto (DS-U) ... 11 18 21
Rossiello Giuseppe (DS-U) ... 25
Sasso Alba (DS-U) ... 16 26
(Esame dell'articolo 5 - A.C. 2480) ... 34
Presidente ... 34 35 36 37 38 39 40 41
Caldoro Stefano, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la
ricerca ... 34
Capitelli Piera (DS-U) ... 34
Delbono Emilio (MARGH-U) ... 40 41
Gambale Giuseppe (MARGH-U) ... 36 40
Innocenti Renzo (DS-U) ... 36
Mazzuca Poggiolini Carla (Misto-UDEUR-PpE) ... 40
Motta Carmen (DS-U) ... 35
Nigra Alberto (DS-U) ... 39
Rodeghiero Flavio (LNP) ... 35 36
Sasso Alba (DS-U) ... 37 38
Taglialatela Marcello, Relatore ... 34
(Esame dell'articolo 6 - A.C. 2480) ... 44
Presidente ... 44 45
Caldoro Stefano, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la
ricerca ... 45
Motta Carmen (DS-U) ... 45
Taglialatela Marcello, Relatore ... 44
(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2480) ... 47
Presidente ... 47 51 52 54 57 60 62 63 66 67 69 71 72 74 76 77 78
Barbieri Antonio (FI) ... 60 62
Barbieri Emerenzio (UDC) ... 52
Benedetti Valentini Domenico (AN) ... 58
Campa Cesare (FI) ... 63
Delbono Emilio (MARGH-U) ... 47
Di Teodoro Andrea (FI) ... 72
Galvagno Giorgio (FI) ... 76
Gianni Alfonso (RC) ... 74
La Malfa Giorgio (Misto-LdRN.PSI) ... 51
Maccanico Antonio (MARGH-U) ... 66
Mancuso Filippo (Misto) ... 77
Mazzuca Poggiolini Carla (Misto-UDEUR-PpE) ... 71
Nigra Alberto (DS-U) ... 67
Rodeghiero Flavio (LNP) ... 69
Taglialatela Marcello, Relatore ... 78
Villetti Roberto (Misto-SDI) ... 54
(Coordinamento - A.C. 2480) ... 80
Presidente ... 80
(Votazione finale e approvazione - A.C. 2480) ... 80
Presidente ... 80
Trasmissione dal Senato di un disegno di legge di conversione e sua
assegnazione a Commissione in sede referente ... 81
Presidente ... 81
[....]
Allegato contenente i documenti di seduta
Disegno di legge n. 2480 ed altri
Seguito della discussione del disegno di legge: Norme sullo stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica degli istituti e delle scuole di ogni ordine e grado (2480) e delle abbinate proposte di legge: Molinari; Tonino Loddo ed altri; Angela Napoli; Lumia; Landolfi; Coronella e Messa; Di Teodoro ed altri; Luigi Pepe; Antonio Barbieri (561-580-737-909-1433-1487-1493-1908-1972) (ore 9,47).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca
il seguito della discussione del disegno di legge: Norme sullo stato giuridico
degli insegnanti di religione cattolica degli istituti e delle scuole di ogni
ordine e grado; e delle abbinate proposte di legge d'iniziativa dei deputati:
Molinari; Tonino Loddo ed altri; Angela Napoli; Lumia; Landolfi; Coronella e
Messa; Di Teodoro ed altri; Luigi Pepe; Antonio Barbieri.
Ricordo che nella seduta di ieri sono stati approvati gli articoli 1, 2 e 3.
(Esame dell'articolo 4 - A.C. 2480)
PRESIDENTE. Passiamo dunque
all'esame dell'articolo 4 e delle proposte emendative al ad esso presentate
(vedi l'allegato A - A.C. 2480 sezione 1).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della
Commissione.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI, Presidente della XI Commissione. Signor
Presidente, sostituisco momentaneamente il relatore, onorevole Taglialatela.
La Commissione esprime parere contrario su tutte le proposte emendative
presentate all'articolo 4.
PRESIDENTE. Il Governo?
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università
e la ricerca. Signor Presidente, il Governo concorda con il parere espresso dal
relatore.
PRESIDENTE. Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante
procedimento elettronico.
Pag. 7
Preavviso di votazioni elettroniche.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni
mediante procedimento elettronico, decorrono
Pag. 8
da questo momento i termini di preavviso di
cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del regolamento.
Per consentire il decorso del termine regolamentare di preavviso, sospendo la
seduta fino alle 10,10.
Pag. 9
La seduta, sospesa alle 9,50, è ripresa
alle 10,10.
Si riprende la discussione.
(Ripresa esame dell'articolo 4 - A.C. 2480)
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione
dell'emendamento Sasso 4.5.
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università
e la ricerca. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università
e la ricerca. Signor Presidente, sono già stati espressi pareri sugli
emendamenti all'articolo 4 e mentre confermo il parere conforme a quello
espresso dal relatore, che in realtà è contrario agli emendamenti presentati,
vorrei approfittare di questo momento della ripresa dei lavori per rivolgermi
all'aula e fare un po' la storia breve di questo provvedimento e della posizione
del Governo.
Nel ribadire che il Governo si è mosso in continuità con la volontà politica
emersa chiaramente nella scorsa legislatura, come è stato ricordato da alcuni
deputati che sono già intervenuti, e che questo ci ha portato a presentare, con
iniziativa governativa, il provvedimento che stiamo discutendo da qualche
giorno, vorrei riaffermare che il Governo in questa scelta è stato confortato da
alcune situazioni che si sono verificate. Intanto, da un considerevole numero di
proposte di legge presentate anche all'inizio di questa legislatura. In questo
senso, colgo l'occasione per ringraziare i deputati di maggioranza e del gruppo
della Margherita, DL-l'Ulivo che hanno presentato, immediatamente, all'inizio di
questa legislatura, proposte di legge che andavano in questa direzione. Non
solo, in questo siamo stati confortati dal fatto che la Commissione lavoro -
quindi, ringrazio il presidente Benedetti Valentini -,
Pag. 10
prima ancora che il Consiglio dei ministri
approvasse il disegno di legge, aveva già iniziato l'istruttoria in Commissione.
Inoltre, non solo siamo stati confortati del consenso, certamente pieno, delle
forze di maggioranza, ma anche da quello espresso immediatamente dal gruppo
della Margherita, DL-l'Ulivo, che colgo l'occasione per ringraziare. Pertanto,
ringrazio sia le forze di maggioranza che il gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo
per avere contribuito a migliorare il testo, perché, naturalmente, di questo
stiamo parlando, degli emendamenti: per questo voglio parlare di come abbiamo
lavorato. Poiché, sono intervenute delle modifiche, mi piace ricordare e
riconoscere all'aula, alle forze politiche di maggioranza e al gruppo della
Margherita, DL-l'Ulivo, che questi miglioramenti sono intervenuti proprio
tenendo contro delle proposte che sono state presentate, soprattutto per
chiarire alcuni passaggi particolarmente delicati del provvedimento. Ora ne
affronteremo certamente due: la mobilità di questo personale e il primo
concorso, quello riservato agli insegnanti - è stato detto - precari, gli
insegnanti di religione che hanno svolto finora questo insegnamento nelle nostre
scuole.
Mentre mi avvio alla conclusione, voglio ricordare tre questioni. Intanto, che
esistono dei limiti oggettivi alla discussione, anche tra Governo e forze
politiche, perché su questo provvedimento c'è una norma pattizia. Quindi, noi
abbiamo di vincoli precisi, dettati dal Concordato e dalle sue norme di
attuazione. Pertanto, ancorché ci sia stata la volontà, naturalmente, di andare
incontro a tutta una serie di problemi aperti e dall'inserimento di questi
insegnanti nel sistema scolastico italiano, il limite è la norma pattizia che
quindi ci impone dei paletti precisi. Sicuramente, la strada che abbiamo scelto,
quella degli organici e, quindi, dello stato giuridico degli insegnanti,
rispetta la norma pattizia e anche la migliore tradizione del sistema scolastico
italiano e gli insegnanti precari, ossia quelli che hanno prestato un servizio
senza demerito nella scuola, alla fine si vedono riconosciuto, comunque, un
legittimo stato giuridico.
Pag. 11
All'onorevole Duilio, che in questo
articolo insiste sul discorso dell'inserimento nelle graduatorie permanenti
piuttosto che nella mobilità ad altri insegnamenti, voglio rispondere che la
strada indicata dal testo è quella maggiormente conforme alle norme già
esistenti, poiché le condizioni previste per poter insegnare altre materie
all'interno del sistema scolastico sono le stesse previste per gli insegnanti
che poi vengono immessi in ruolo. Un conto sono i titoli previsti per insegnare
la religione cattolica, per intenderci i titoli della norma pattizia, quindi
anche titoli ecclesiastici prescindendo dalla laurea conseguita in università
statali, altro conto è se questi insegnanti verranno utilizzati per insegnamenti
normali, in questo caso per poterlo fare dovranno possedere gli stessi titoli di
tutti gli altri insegnanti. Questo è il ragionamento che ci ha portato a non
considerare la richiesta dell'onorevole Duilio. Confermo che per quanto riguarda
l'articolo 5 la Margherita ha fornito un grande contributo, come del resto tutte
le forze politiche di maggioranza, che su tale articolo avevano presentato una
serie di emendamenti che sono stati messi insieme e rivisti. Devo dire che
l'onorevole Taglialatela in questo caso ha svolto un lavoro prezioso, si può
dire tranquillamente che ha saputo tessere una «tela» molto valida e di ciò lo
ringrazio. Credo che gli sforzi compiuti siano stati tutti quelli possibili, di
più non avremmo potuto fare. Augurandomi che questo confronto nel merito di
alcune materie che discuteremo adesso, affrontate negli articoli 4 e 5, porterà
un ulteriore arricchimento soprattutto per quanto riguarda gli adempimenti
successivi all'approvazione di questa legge, credo che possiamo riprendere il
nostro lavoro con la consapevolezza che il Governo ringrazia tutte le forze di
maggioranza e quelle della Margherita per l'iter agevole che il provvedimento ha
avuto per merito di questa convergenza di volontà politica che noi non abbiamo
mai ignorato ma intendiamo, anzi, valorizzare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Nigra. Ne ha facoltà.
ALBERTO NIGRA. Grazie Presidente. Ringrazio il sottosegretario Aprea per
il suo intervento perché ci consente, anche
Pag. 12
a questo punto della discussione, di
ribadire una serie di punti che, per quanto riguarda i democratici di sinistra,
sono dirimenti su questa vicenda. Li voglio ribadire, precisandoli ulteriormente
rispetto a quanto già hanno fatto i colleghi che mi hanno preceduto su questi
argomenti. Innanzitutto, non sono messi in discussione i contenuti del
Concordato e le sue ispirazioni, che noi condividiamo fino in fondo, anche per
quanto riguarda il tema dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole
di ogni ordine e grado. Sappiamo che il tema del reclutamento degli insegnanti
di religione cattolica è un argomento delicato ed anche complicato da risolvere.
Esso, infatti, richiede - d'altronde questo Parlamento e quelli precedenti si
sono impegnati al riguardo - che si ricerchi un complesso, difficile e delicato
equilibrio tra i docenti di religione cattolica, che devono essere messi nella
condizione di essere stabilizzati, e gli altri docenti che, tuttavia, non devono
uscire da tale situazione palesemente penalizzati nel loro diritto di
uguaglianza rispetto agli altri docenti, in questo caso a quelli di regioni
cattolica.
Inoltre, deve essere evitato un rischio che non riguarda ovviamente gli
insegnanti di religione cattolica. In questo caso, infatti, stiamo parlando di
un argomento concordatario che, come già ho affermato, condividiamo; tuttavia,
riteniamo che non debba essere scaricato sulle successive fasi che si possono
determinare nella vita di questi docenti, tra l'altro legate agli articoli dei
quali fra poco parleremo concernenti la mobilità. Non dobbiamo rendere pervasiva
la presenza di una autorità terza, qualunque essa sia, nell'assunzione di
personale dello Stato che non sia direttamente collegato e connesso al tema di
cui stiamo trattando.
Il provvedimento in esame, a nostro giudizio, invece commette questo errore
perché travalica abbondantemente tale confine, ricercando una soluzione, che non
trova, di equilibrio e determinando una lesione - è il nostro giudizio - dei
principi di uguaglianza tra i docenti nel loro complesso ed i docenti di
religione cattolica che, dall'approvazione del provvedimento in poi,
diventerebbero a tutti gli effetti comparabili con gli altri docenti, con
riferimento ovviamente al loro inserimento all'interno del sistema scolastico.
Pag. 13
Anche sulla base degli emendamenti ancora
da esaminare, dobbiamo cercare di migliorare il provvedimento in esame, con
l'accoglimento di alcuni nostri emendamenti che, in qualche modo, risolvono o
evitano il determinarsi di questa situazione di squilibrio in un prossimo
futuro; squilibrio che, a nostro giudizio, tra l'altro finirebbe con il produrre
un'ulteriore conseguenza negativa. Non temiamo tanto l'apertura su tale
argomento di un contenzioso di carattere politico (non si sta discutendo di
concordato perché non è questa la sede, non è questo l'argomento sul quale
aprire una discussione sul concordato stesso) quanto l'apertura di un vero e
proprio contenzioso di carattere giudiziario. I docenti che vedranno lesa la
loro condizione in seguito all'immissione nelle altre classi di insegnamento di
docenti provenienti da questo tipo di reclutamento finiranno ovviamente per
ricorrere di fronte all'autorità giudiziaria, determinando un clima di totale
incertezza nella scuola e di caos in misura maggiore di quanto già oggi non ce
ne sia, sulla base ovviamente anche di altri provvedimenti (o mancati
provvedimenti) assunti dal Governo nel corso di questo primo anno e mezzo di
vita.
Pertanto, richiediamo ulteriormente la disponibilità a ragionare sui contenuti
migliorativi dei nostri emendamenti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo
personale, l'onorevole Capitelli a cui ricordo che ha a disposizione un minuto
di tempo. Ne ha facoltà.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, chiedo l'attenzione dell'onorevole
Aprea che ha dato i voti ai diversi gruppi, segnalando chi collabora e chi non
lo fa. Il mio gruppo, sicuramente, avrebbe collaborato se questa volontà fosse
stata reciproca.
Sull'articolo in esame vi sarebbe stato bisogno di maggiore collaborazione
perché sul medesimo, purtroppo, è arrivato a dissentire anche chi non era ed è
ostile al provvedimento in esame (a molti, infatti, sembra corretto attribuire
lo status giuridico agli insegnanti di religione). Pertanto, il tema della
mobilità avrebbe dovuto essere affrontato con due paletti: il primo si riferisce
ad una concezione laica della mobilità per revoca. L'autorità ecclesiastica ha
il diritto di procedere alle nomine e alla revoca, mentre lo Stato italiano non
può riassumere in caso di revoca.
Pag. 14
L'altro paletto concerne la valorizzazione del ruolo degli insegnanti di religione attraverso il requisito della doppia laurea. Questo requisito avrebbe consentito un passaggio regolamentato e graduale ad altri insegnamenti.
Pag. 15
PIERA CAPITELLI. Non c'è stata
alcuna possibilità di discutere sulla base di questi due paletti che ho
ricordato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
La Malfa. Ne ha facoltà.
GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'intervento del
rappresentante del Governo mette in evidenza uno dei punti più delicati di tale
questione. Il sottosegretario ha fatto riferimento al primo concorso speciale
che verrà svolto in base all'articolo 5 del testo al nostro esame.
Se si legge il testo di questo comma, il programma di esame del primo concorso è
volto unicamente all'accertamento della conoscenza dell'ordinamento scolastico,
degli orientamenti didattici e pedagogici relativi a questi gradi di scuola. In
sostanza, noi immettiamo circa ventimila persone nei ruoli dell'amministrazione
dello Stato sulla base di questo semplice accertamento. Come si fa a non
considerare una grave violazione dei principi di reclutamento dei pubblici
funzionari l'introduzione di una norma di questo genere? Pertanto, se si vuole
conferire uno status agli insegnanti di religione, che è materia facoltativa, si
possono attribuire loro le condizioni economiche analoghe a quelle degli
insegnanti, ma non li si può immettere in alcun modo nel corpo dei funzionari
dello Stato italiano.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Sasso 4.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 294
Votanti 291
Pag. 16
Astenuti 3
Maggioranza 146
Hanno votato sì 130
Hanno votato no 161
Sono in missione 83)
Prendo atto che l'onorevole Garagnani non è riuscito ad esprimere il proprio
voto. Prendo altresì atto che l'onorevole Cialente non è riuscito ad esprimere
il proprio voto e che avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Alfonso Gianni 4.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso. Ne ha
facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con questo
emendamento, molto simile all'emendamento Sasso 4.5, noi prevedevamo alcune
correzioni al tipo di reclutamento che questa legge intende adottare. A questo
proposito, vorrei dire all'onorevole Aprea che noi abbiamo discusso molto in
sede di Commissione lavoro, ma tutti i nostri emendamenti migliorativi per
quanto riguarda i concorsi ed il reclutamento relativi a questo personale, non
sono stati accolti.
Vorrei ricordare all'Assemblea che l'unico emendamento presentato dal gruppo dei
Democratici di sinistra-l'Ulivo accolto dalla Commissione è stato un emendamento
che suggeriva la di mutare la dizione scuola materna in scuola dell'infanzia;
una questione di editing, più che altro.
Credo che occorrerebbe ricordare realmente all'onorevole Aprea che i progetti di
legge presentati nella scorsa legislatura su questo tema prevedevano ben altre
garanzie sia nei confronti dei docenti di religione cattolica sia nei confronti
dell'insegnamento che nei confronti dello Stato. Una di tali questioni era la
previsione del requisito della laurea. Noi abbiamo ripresentato un emendamento
in tal senso, in modo da richiedere la laurea a coloro che partecipavano ad un
concorso nella scuola. Questo è stato respinto.
Credo che con questa legge voi andate nella direzione di ipotizzare un
reclutamento anomalo nei ruoli dello Stato. Si fa un concorso senza prevedere la
laurea. Lo ripeto: ciò è in
Pag. 17
controtendenza con quanto sta avvenendo
nella scuola italiana, dove si richiede la laurea per ogni grado scolastico e
per ogni disciplina.
Si fa un concorso che si conclude non con una graduatoria, come tutti i concorsi
del pubblico impiego, ma con un elenco e noi ieri avevamo presentato un
emendamento che proponeva appunto che, dopo il concorso, venisse fatta una
graduatoria.
Vorrei spiegare all'Assemblea che l'elenco, in luogo della graduatoria, vuol
dire che l'autorità diocesana continua a decidere chi nominare e dove, con il
criterio della chiamata nominale e, nonostante questo reclutamento anomalo e in
assoluta controtendenza con le norme che regolano i concorsi per il pubblico
impiego, queste persone, una volta in esubero, passano negli altri ruoli, nelle
altre graduatorie e possono insegnare altre discipline facendo valere il
criterio dell'anzianità e, quindi, superando di fatto in graduatoria coloro che
hanno diritto ad insegnare quelle discipline, creando in tal modo una norma di
diritto diseguale.
In Commissione noi abbiamo sollevato più volte la questione delle graduatorie -
l'onorevole Taglialatela lo ricorderà -, perché con questa norma voi susciterete
un contenzioso, dal momento che si tratta di una norma che giuridicamente non
tiene. Non si può fare un concorso pubblico senza che alla fine vi sia una
graduatoria! Voi state creando un sistema di reclutamento anomalo, un canale
privilegiato di accesso all'insegnamento nella scuola italiana, proprio nel
momento in cui, come è avvenuto quest'anno - il sottosegretario di Aprea lo sa
bene - dalle graduatorie permanenti non è stato immesso in ruolo neanche un
insegnante in tutte le altre discipline.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Alfonso Gianni 4.1, non accettato dalla Commissione né dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Pag. 18
(Presenti 320
Votanti 319
Astenuti 1
Maggioranza 160
Hanno votato sì 144
Hanno votato no 175).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Nigra 4.6.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nigra. Ne ha
facoltà.
ALBERTO NIGRA. Signor Presidente, il mio emendamento 4.6 chiede di
sostituire, al comma 1 dell'articolo 4, la parola «elenco» con la parola
«graduatoria». È evidente che non si tratta di un emendamento di carattere
simbolico, ma di un emendamento che per noi riveste grande importanza. Le
ragioni che ci spingono a chiedere questa modifica sono quelle che ha appena
finito di illustrare l'onorevole Sasso.
Sostanzialmente la questione è la seguente: elenco, di fatto, vuol dire
discrezionalità, totale ed assoluta, mentre graduatoria vuol dire rispetto della
posizione ottenuta da un candidato che ha concorso ad un posto di docente di
religione cattolica, così come avviene per tutti gli altri docenti, cioè coloro
ai quali con questo provvedimento si vanno ad equiparare i docenti di religione
cattolica.
Noi sappiamo - il tema di cui stiamo discutendo è stato approfondito in
Commissione - che, in realtà, l'elenco è più coerente con il testo concordatario
- è evidente - perché è ciò che oggi il concordato prevede. Sappiamo anche - lo
abbiamo già detto durante la discussione sulle linee generali e qui lo ribadiamo
- che il relatore, l'onorevole Taglialatela, ha tentato - gli va dato atto - di
«migliorare» il più possibile le conseguenze che derivano dall'aver scelto la
strada dell'elenco piuttosto che quella della graduatoria. Abbiamo già visto
ieri che al comma 7 dell'articolo 3 è stato inserito un meccanismo che, di
fatto, rappresenta una sorta di filtro, con il quale il dirigente regionale
scolastico in qualche modo si intromette - se posso usare questa espressione -
nella scelta dei docenti che però, alla fine, secondo quanto previsto, verrà
fatta dall'ordinario diocesano.
In coerenza con quanto abbiamo già detto in precedenza, non mettiamo in
discussione il fatto che l'ordinario diocesano
Pag. 19
possa scegliere i docenti di religione cattolica, giacché questo lo prevede il concordato, ma la differenza scatta nel momento in cui questi docenti, ai sensi del provvedimento di cui stiamo discutendo, diventano equiparabili e comparabili del tutto gli altri docenti. Allora, a nostro giudizio, anche su questo argomento, è necessario che questi docenti siano messi nelle condizioni - il che, tra l'altro, costituisce una garanzia anche per loro, non solo per quanto riguarda la facoltà dello Stato di individuarli - di essere inseriti in una graduatoria che dovrà essere rispettata, secondo l'ordine determinato dalle prove di esame, e dalla quale si andranno ad individuare i docenti.
Pag. 20
Va detto, tra l'altro - ho già avuto modo
di sottolineare questo aspetto ieri -, che numerosi provvedimenti presentati
anche da parlamentari della maggioranza prevedevano la graduatoria e non
l'elenco. Questo, ovviamente, ci dà forza nel chiedere questa modifica. Vi sarà
stata, infatti, una qualche ragione che ha spinto questi colleghi a chiedere la
graduatoria, salvo successivamente acconciarsi all'elenco? Credo che le
motivazioni che ho cercato di illustrare in questa sede fossero alla base anche
del loro ragionamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Delbono. Ne ha facoltà.
EMILIO DELBONO. Signor Presidente, anche noi voteremo a favore
dell'emendamento presentato dai colleghi del gruppo dei Democratici di sinistra
perché riteniamo che il testo sia ulteriormente migliorabile. Riconosciamo che
valutare le prove ed i titoli nella predisposizione dell'elenco costringerà, in
qualche modo, alla costruzione di una graduatoria, anche se l'esplicitare la
graduatoria non sarebbe stato male. Abbiamo cercato di farlo anche con
l'emendamento Duilio 3.7: vi è stato, infatti, il tentativo di introdurre il
punteggio nella valutazione. Chiediamo di votare a favore dell'emendamento al
nostro esame perché, ovviamente, rende coerente tutto l'impianto del nostro
ragionamento.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Nigra 4.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 333
Votanti 330
Astenuti 3
Pag. 21
Maggioranza 166
Hanno votato sì 144
Hanno votato no 186).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Alfonso Gianni 4.2, non accettato dalla Commissione né dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 327
Votanti 237
Astenuti 90
Maggioranza 119
Hanno votato sì 57
Hanno votato no 180).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Alfonso Gianni 4.3, non accettato dalla Commissione né dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 331
Votanti 236
Astenuti 95
Maggioranza 119
Hanno votato sì 18
Hanno votato no 218).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Cordoni 4.7.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nigra. Ne ha
facoltà.
ALBERTO NIGRA. Signor Presidente, anche l'emendamento al nostro esame
affronta i temi che ho trattato fino ad
Pag. 22
ora. Sostanzialmente, proponiamo che, al
comma 3 dell'articolo 4 - in modo particolare in relazione ad un argomento di
cui abbiamo già abbondantemente trattato - si modifichi il testo che viene
proposto. La differenza sta nel fatto che, come abbiamo visto, possono, di
fatto, trovarsi in condizione di mobilità due categorie di docenti di religione
cattolica. La prima riguarda coloro ai quali viene revocato, dall'ordinario
diocesano, sulla base del codice canonico e di quanto prevede l'Accordo tra
Stato e Chiesa, l'idoneità ad insegnare religione cattolica. L'altra riguarda,
invece, i docenti di religione cattolica che si trovano in una situazione di
esubero legata a fatti oggettivi quali, ad esempio, la diminuzione della
popolazione scolastica o la riduzione del numero di coloro che si avvalgono
dell'insegnamento della religione cattolica, anche in questo caso, ai sensi del
Concordato.
Ovviamente, da questo momento, a nostro avviso, scattano due conseguenze tra
loro completamente diverse. La prima riguarda coloro cui è stata revocata
l'idoneità; a nostro giudizio, non è giusto che entrino nel meccanismo della
mobilità. Infatti, nel momento in cui viene a mancare un prerequisito che è
stato fondamentale per il reclutamento di una persona all'interno del personale
dello Stato (ossia che la chiesa cattolica, trattandosi di insegnamento di
religione cattolica, abbia reputato quella persona idonea a poter insegnare tale
materia), venendo meno, dunque, questo rapporto fiduciario (se posso usare
questa espressione non perfetta dal punto di vista giuridico) tra la persona e
la chiesa, automaticamente, a nostro giudizio, deve venir meno la possibilità di
questa persona di restare all'interno del sistema scolastico e statale nel quale
è stata inserita grazie a quel prerequisito. L'altra conseguenza riguarda coloro
che, invece, sono entrati in mobilità in conseguenza a fatti oggettivi, non
dipendenti dalla loro volontà.
Allora, noi proponiamo, sostanzialmente, che tali docenti confluiscano nei
meccanismi di mobilità previsti per il pubblico impiego in generale - si tratta
di una tutela molto forte, applicabile anche all'interno dell'ordinamento
scolastico ove, ovviamente, vi siano le condizioni - affinché non si determinino
Pag. 23
disparità e non si passi, di fatto, da una
situazione di minor tutela ad una di disparità nei confronti degli altri
docenti.
Si corre il rischio, infatti, che i predetti docenti scavalchino gli altri che
sono in attesa di avere un posto stabilizzato; e questa, per noi, sarebbe una
situazione insostenibile che, invece, può essere scongiurata attraverso
l'approvazione di questo emendamento che, lo ribadisco, lascia immutato tutto
quanto abbiamo finora discusso e, quindi, non mette in discussione né
l'inserimento in ruolo né, tantomeno, la possibilità di salvaguardare questi
docenti qualora perdano il posto di lavoro, pur distinguendo, nella situazione
di nuova precarietà che può venire a determinarsi, tra coloro che, in qualche
modo, hanno mantenuto quel rapporto con l'autorità ecclesiastica che ne ha
consentito l'immissione in ruolo e coloro che, invece, tale rapporto hanno perso
(per ragioni e valutazioni nelle quali lo Stato non può entrare, ma di segno
diverso rispetto a quelle che hanno consentito l'ingresso nei ruoli del
personale dello Stato).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo
personale, l'onorevole Motta, alla quale ricordo che dispone di un minuto. Ne ha
facoltà.
CARMEN MOTTA. Signor Presidente...
PRESIDENTE. Pregherei i colleghi che si trovano nelle vicinanze
dell'onorevole Motta di consentirle di parlare senza essere disturbata.
CARMEN MOTTA. ...a sostegno della tesi appena illustrata dall'onorevole
Nigra, vorrei far presente che, prima di questo testo del Governo, una proposta
presentata da un collega di Forza Italia, Antonio Barbieri, proponeva,
praticamente, la stessa cosa. Ciò dovrebbe chiarire che, da parte nostra, non
c'è alcuna volontà di non manifestare attenzione per la situazione di tali
insegnanti. Tuttavia, bisogna sottolineare che, se si riconosce la revoca
dell'idoneità quale giusta causa di risoluzione del rapporto di lavoro, lo Stato
dovrebbe fare un passo affinché venga accettato il principio di un reclutamento
specifico condizionato risolutivamente da un requisito esterno quale, appunto,
l'idoneità.
Pag. 24
Se non sarà approvato questo emendamento,
corriamo il rischio di creare situazioni di forte discriminazione nei confronti
di tutti gli altri lavoratori che aspirano all'insegnamento passando attraverso
le tradizionali forme di reclutamento. Nella scuola, da questo punto di vista,
vi è un'alterazione delle regole.
PRESIDENTE. Onorevole Motta...
CARMEN MOTTA. Si rischia la formazione di un secondo canale di
reclutamento...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Motta.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole
Capitelli, alla quale ricordo che dispone di un minuto. Ne ha facoltà.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, sono assolutamente d'accordo con i
colleghi. Il senso di questo emendamento è stato già illustrato dall'onorevole
Nigra. Desidererei soltanto aggiungere che il mio gruppo ha prestato attenzione
alla condizione dei lavoratori e degli insegnanti di religione in tutte queste
proposte emendative. In caso di revoca dell'idoneità, prevediamo la mobilità per
le caratteristiche peculiari di questa materia, che si intreccia fortemente con
la materia concordataria (la quale, forse, dovrebbe essere rivista, unitamente
al senso dell'educazione religiosa e dell'insegnamento della religione
cattolica, ma in un diverso contesto; questo è un provvedimento che riguarda
soltanto i lavoratori).
L'attenzione che il mio gruppo ha riservato alla situazione di tutti questi
lavoratori si evince chiaramente dalla proposta che, in caso di sospensione,
l'insegnante venga mantenuto in servizio. È evidente, pertanto, che abbiamo
pensato soprattutto alla tutela dei lavoratori e che non abbiamo voluto
assentire a regole alle quali lo Stato non può accondiscendere.
Pag. 25
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rossiello. Ne ha
facoltà.
GIUSEPPE ROSSIELLO. Signor Presidente, intervengo solo per esprimere un
grande stupore davanti a come si pensa di ordinare per privilegi al quadrato.
Prego il Governo di essere un po' attento. Mi sono occupato per una vita di
organico di fatto, di organico di diritto, per una vita ho avuto lettere da
parte della Curia che smembrava ore e moltiplicava gli insegnanti, rendendo
persino difficile la compilazione di un orario didattico. Io mi ritrovo negli
argomenti dell'onorevole Nigra e vorrei aggiungere una cosa. Santa madre Chiesa
è animata, come si sa, dallo spirito di carità; posso non ritenere idoneo un
docente che poi, calpestando i diritti di altri docenti, resterà e continuerà a
far nomine. Voi con questo articolo state rendendo la Curia un ufficio di
collocamento, questa è la verità. Rispetto il Concordato, però qui c'è la
possibilità che lo Stato, in maniera impropria, colpisca i diritti di altri
docenti - attenti, vedo la sistemazione dei docenti laureati in lettere e
filosofia sempre più difficile con questo meccanismo - , che diventano a carico
nostro, e la curia ne indicherà ancora tre, quattro, sei, cinque, con i soliti
meccanismi di spezzettamento. Questo è un privilegio che non va (Applausi dei
deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Cordoni 4.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 341
Votanti 328
Astenuti 13
Pag. 26
Maggioranza 165
Hanno votato sì 115
Hanno votato no 213).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Sasso 4.8.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso. Ne ha
facoltà.
La debbo informare, onorevole Sasso, che il suo gruppo ha terminato il tempo a
disposizione, per cui lei parla a titolo personale per un minuto.
ALBA SASSO. Signor Presidente, questo emendamento si colloca lungo quella
linea migliorativa che il gruppo ha voluto portare avanti. È un emendamento un
po' tecnico, quindi lei mi perdonerà se sforerò di qualche secondo. Vorrei far
capire all'Assemblea una questione molto delicata. Riguarda la questione dei
docenti di religione cattolica eventualmente in esubero.
Con questo provvedimento sono immessi in ruolo il 70 per cento dei docenti
rispetto ai posti disponibili. Qualcuno non ci ha mai spiegato, nella
discussione in Commissione e neanche oggi in Assemblea, perché un docente in
esubero rispetto al 70 per cento dei posti non possa rientrare in quel 30 per
cento dei posti comunque disponibili, che la Curia continuerà a dare, come ha
detto da ultimo l'onorevole Rossiello, per incarichi a tempo determinato. In
altre parole, si continua così ad immettere in ruolo persone e i docenti in
esubero non vanno ad occupare il 30 per cento dei posti per incarico a tempo
determinato, ma sono destinati ad altre graduatorie.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Sasso 4.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Pag. 27
(Presenti 342
Votanti 336
Astenuti 6
Maggioranza 169
Hanno votato sì 150
Hanno votato no 186).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Duilio 4.4. Ha chiesto di parlare per
dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà. Le ricordo che ha un
minuto di tempo a disposizione.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, francamente, non capisco perché si è
dato parere non favorevole a questo emendamento, che è non solo finalizzato alla
riduzione del danno, ma fa anche un grandissimo sforzo e dà una grande fiducia
al Governo cui delega il compito di adottare con un decreto una soluzione che
renda possibile la mobilità senza ledere diritti di altri.
Noi siamo contrari alla mobilità in caso di revoca; tuttavia, la misura
presentata rende onore quantomeno al fatto che c'è la preoccupazione per i
lavoratori che rimarrebbero senza occupazione.
Abbiamo già detto che la mobilità sarà soltanto ad alcune condizioni, ad
esempio, non nel caso di revoca, secondo requisiti come il possesso della
laurea, e non per corsi abbreviati, o superamento delle posizioni di altri
docenti aventi diritto.
Voteremo la proposta emendativa, anche se presenta una delega al Governo;
tuttavia, non si può manifestare un forte apprezzamento per un tentativo di
risolvere questioni che potrebbero gravare sui lavoratori.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Duilio. Ne ha facoltà.
LINO DUILIO. Signor Presidente, ritengo importante la proposta emendativa
che ho firmato, perché raccoglie alcune considerazioni svolte dal rappresentante
del Governo, in precedenza, e che avrei ringraziato per i ringraziamenti,
sebbene ciò non possa fare velo su alcune questioni di sostanza, che attengono a
ciò che accade dopo l'approvazione del provvedimento in esame nel mondo
scolastico italiano.
Pag. 28
Al sottosegretario Aprea avrei detto che la
levità con cui esprime le sue considerazioni, peraltro, non serve a modificare
la rigidità nei riguardi di alcuni contenuti del provvedimento; il
sottosegretario, infatti, insiste su una valutazione che non possiamo
condividere; in particolare, per ciò che riguarda la mobilità, allorché viene a
mancare il presupposto per l'insegnamento della religione.
Tale questione è stata richiamata da me già in altro momento, quindi, non mi
dilungherò. La proposta emendativa in esame è importante perché sostiene che, se
un insegnante di religione non insegnerà più la sua materia, o perché modifica i
suoi convincimenti, e quindi è venuto meno il presupposto dell'incarico
dell'ordinario diocesano, o perché non c'è più la domanda specifica
dell'insegnamento, lo stesso insegnante cambierà il proprio ruolo, se non ha i
requisiti per insegnare, oppure, se li ha, come ad esempio l'abilitazione per
un'altra materia, potrà, allora, insegnare, senza però ledere i diritti e le
aspettative di altro personale, che magari gira l'Italia per accumulare
punteggio utile al conseguimento di una cattedra.
Mi sembra un modo surrettizio ed ingiusto per insegnare ad un'altra materia; e
sia anche ingiusto evitare che l'insegnante, che conserva il suo posto di
lavoro, non venga inserito in una graduatoria utile, che lo ponga in una
condizione di parità agli insegnanti di altre materie; si tratta di un discorso
di una razionalità quasi elementare, oltre che di giustizia sostanziale.
Mi rivolgo ai colleghi del centro destra affinché facciano una riflessione sulla
proposta emendativa in esame. Infatti, non possiamo, contro le nostre
intenzioni, ghettizzare nei fatti gli insegnanti di religione, dopo averli
inseriti ruolo, in quanto il rischio è di scatenare da parte degli insegnanti di
altre materie un atteggiamento che stigmatizza una sorta di preferenza verso gli
insegnanti di religione, per i percorsi diversi compiuti per giungere al posto a
cattedra.
Chiedo che si faccia attenzione al merito della proposta emendativa, che invito,
dunque, a votare favorevolmente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Mazzuca. Ne ha facoltà.
Pag. 29
CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Signor
Presidente, il gruppo del UDEUR voterà favorevolmente la proposta emendativa, e
chiediamo all'onorevole Duilio di poterlo sottoscrivere, per la misura e
l'intelligenza delle proposte risolutive presentate, che non vanno assolutamente
contro il senso e la ratio della provvedimento in esame, atteso da molto tempo,
che al termine voteremo.
Nella proposta emendativa in esame c'è un'attenzione dal punto di vista
legislativo, istituzionale, e nei rapporti di lavoro pubblico, una sorta di
equilibrio in rapporto ad altre figure di precariato, ed anche, soprattutto, di
altre insegnanti.
Pag. 30
Noi ci auguriamo vivamente che il parere
espresso dal Governo possa modificarsi ad una lettura più attenta, proprio
perché questo emendamento propone una soluzione positiva e congruente con
l'orientamento che dovrebbe caratterizzare il mondo delle carriere scolastiche,
un orientamento, cioè, che premi il merito, nonché la presenza e la competenza
negli insegnamenti, anche per una questione di rispetto nei confronti degli
studenti. Di tale fatto, purtroppo, spesso ci si dimentica: dovremmo invece
ricordarci - ma mi sembra che il Governo non lo faccia, dato che ha previsto, in
un senso quasi automatizzato, il passaggio dall'insegnamento della religione ad
altro insegnamento - che l'oggetto della scuola, l'oggetto, il fine dei
moltissimi miliardi stanziati - tantissimi, ma sempre pochi rispetto al grande
lavoro svolto dagli insegnanti - nonché il nostro dovere quale legislatore sia
quello di fornire il miglior insegnamento possibile ad ogni ragazzo. Ebbene,
questo migliore insegnamento dipende dal tipo di insegnante che lo impartirà.
Dobbiamo quindi cautelarci rispetto a questo nostro dovere, dovere che il
presente emendamento mi sembra rispetti in pieno, attraverso una forma, lo
ripeto, equilibrata, intelligente e coerente con quella che dovrebbe essere
un'impostazione generale. Mi sembra che il Governo, volendo far meglio degli
altri, nel senso di voler sanare una situazione per troppo tempo rimasta
insoluta, intenda invece operare con non molto equilibrio.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Grignaffini, alla quale ricordo che ha un minuto di tempo a sua disposizione. Ne
ha facoltà.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, intervengo solo per sottolineare
come il modo con il quale il Governo ed il relatore continuano ad esprimere un
parere contrario su questi emendamenti «collettivi», presentati anche dai
colleghi della Margherita oltre che dai deputati del nostro gruppo, dimostri
come non ci si trovi di fronte ad un provvedimento per «sistemare» i diritti dei
docenti di religione e neppure di fronte al tema del rispetto delle norme
concordatarie, che tutti stiamo rispettando. In questo caso si sta compiendo
un'altra
Pag. 31
operazione, più subdola e che va
denunciata: si tratta dell'istituzione di un canale di reclutamento parallelo
sottratto ad ogni regola e ad ogni norma che definisce le procedure per
l'assunzione nella pubblica amministrazione! Si tratta, soprattutto (lo voglio
ribadire con forza), dell'istituzione di una sorta di forma di reclutamento
ispirata al principio di una docenza etica!
In Assemblea abbiamo già sentito parlare di fisco etico: in questo modo, ledendo
i diritti di lavoratori che hanno seguito il normale iter previsto per tutti i
concorsi pubblici, si definiscono norme arbitrarie che hanno l'imprimatur della
cultura e della regione cattolica. È un'operazione che va denunciata e
contrastata (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Duilio 4.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 348
Votanti 344
Astenuti 4
Maggioranza 173
Hanno votato sì 156
Hanno votato no 188).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Gasperoni 4.9.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Motta, alla quale
ricordo che ha un minuto di tempo a sua disposizione. Ne ha facoltà.
CARMEN MOTTA. Signor Presidente, dato che il nostro gruppo ha esaurito i
tempi a sua disposizione mi limiterò per ora a svolgere solo alcune
considerazioni e chiedo alla
Pag. 32
Presidenza
l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto stenografico della
seduta odierna delle considerazioni integrative alla mia dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza sulla base dei consueti criteri.
Prego, onorevole Motta, prosegua il suo intervento.
CARMEN MOTTA. Signor Presidente, questo emendamento è teso a mantenere
almeno una soglia significativa di requisiti nel caso della mobilità
professionale. Intendiamo cioè prevedere che la mobilità verso altro
insegnamento sia consentita solo dopo cinque anni di effettivo insegnamento
dall'assunzione in ruolo e che i posti resisi così vacanti non concorrano a
determinare le dotazioni organiche di cui all'articolo 2 della presente legge.
Per quale motivo vi è questa necessità di requisiti? Perché anche l'assenza di
questi elementi minimi configurerebbe l'insegnamento della religione come un
nuovo modo di passaggio artificioso ad altro insegnamento, una sorta di
copertura per una finalità surrettizia. Pertanto, come già hanno affermato altri
colleghi, vi sarebbe la formazione di un secondo canale di reclutamento. Credo
che ciò non lo vogliano nemmeno gli insegnanti di religione.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Gasperoni 4.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 349
Votanti 339
Astenuti 10
Maggioranza 170
Hanno votato sì 152
Hanno votato no 187).
Pag. 33
Avverto che l'emendamento Capitelli 4.10 è
precluso, perché sono stati respinti gli emendamenti riferiti al terzo comma
dell'articolo 4 e, pertanto, si è consolidata una determinata situazione; questo
emendamento, quindi, metterebbe in discussione una decisione precedentemente
assunta dal Parlamento.
Passiamo alla votazione dell'articolo 4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mazzuca Poggiolini.
Ne ha facoltà.
CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Signor Presidente, intervengo solo per dire che
esprimeremo un voto contrario sull'articolo 4 per l'insensibilità mostrata dal
Governo, che non ha tenuto in considerazione la proposta contenuta nel
precedente emendamento dell'onorevole Duilio da noi sottoscritto e sul quale è
stato espresso un parere contrario. Questo mi sembra un fatto molto grave. Al di
fuori di quest'aula si dice che vi è un muro contro muro. Tuttavia, bisogna
anche considerare chi erge questo muro: in tal caso mi sembra che il muro lo
abbia tirato su il Governo e vorrei che ciò rimanga agli atti, affinché tutto il
mondo della scuola sappia chi (come noi e come la minoranza che ha sottoscritto
i precedenti emendamenti) aveva ed ha volontà di giungere ad una soluzione equa,
che non sia punitiva verso altre categorie, pur essendo a favore della
regolarizzazione e dell'inserimento degli insegnanti di religione all'interno
dell'ordinamento scolastico.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo
4.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 353
Votanti 309
Astenuti 44
Maggioranza 155
Hanno votato sì 192
Pag. 34
Hanno votato no 117).
Pag. 34
(Esame dell'articolo 5 - A.C. 2480)
PRESIDENTE. Passiamo dunque
all'esame dell'articolo 5 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi
l'allegato A - A.C. 2480 sezione 2).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della
Commissione.
MARCELLO TAGLIALATELA, Relatore. Signor Presidente, la Commissione
esprime parere contrario su tutte le proposte emendative riferite all'articolo
5.
PRESIDENTE. Il Governo?
STEFANO CALDORO, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università
e la ricerca. Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme a quello del
relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Alfonso
Gianni 5.1 e Grignaffini 5.7.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli. Ne ha
facoltà.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, riteniamo inaccettabile la logica
complessiva di questo articolo, che poi è la logica dell'intero provvedimento.
Tra le tante incongruenze (sono considerazioni che abbiamo già espresso ma che
si ripropongono), ci chiediamo perché si dica di no ad un primo concorso serio,
perché si dica di no all'inserimento delle scienze umane, filosofiche e sociali
nel primo concorso e poi in quelli a regime, quando poi nella logica del
provvedimento come voluto dalla maggioranza e dal Governo vi è la possibilità di
transitare ad altri insegnamenti, perché si dica di no alle graduatorie e si
prevedano elenchi, perché si dica di no al sistema delle graduatorie che
tutelerebbe anche gli ordinari diocesani da qualsiasi forma di discriminazione e
di discrezionalità, perché si dica di no a criteri seri di merito. Il criterio
serio di merito è totalmente disatteso ed è l'unico in base al quale si deve
poter entrare nella scuola.
Pag. 35
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici
emendamenti Alfonso Gianni 5.1 e Grignaffini 5.7, non accettati dalla
Commissione né dal Governo e sui quali la V Commissione (Bilancio) ha espresso
parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 356
Votanti 343
Astenuti 13
Maggioranza 172
Hanno votato sì 113
Hanno votato no 230).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Rodeghiero 5.6.
FLAVIO RODEGHIERO. Signor Presidente, vorrei ritirare il mio
emendamento...
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Motta.
CARMEN MOTTA. Signor Presidente, vorremmo sottoscrivere l'emendamento del
collega Rodeghiero, perché il contenuto ci sembra condivisibile: più il
personale è qualificato e più il ruolo assume carattere culturale piuttosto che
confessionale.
Pag. 36
Infatti, abbiamo proposto nei nostri
emendamenti per il primo concorso il mantenimento della prova di cultura
generale e di conoscenza dell'ordinamento scolastico e, quando il provvedimento
sarà completamente a regime, anche la laurea. Dunque, l'emendamento che va nella
direzione di consolidare la qualificazione del personale ci sembra assolutamente
condivisibile ed annuncio il voto favorevole del nostro gruppo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Gambale. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE GAMBALE. Signor Presidente, intervengo per annunciare il mio
voto contrario a questo emendamento che mi sembra vada nella direzione non di
mettere paletti alla qualificazione di tali insegnanti, ma abbia soltanto un
obiettivo punitivo. Oggettivamente, pensare ad una norma transitoria per docenti
che abbiano prestato dieci anni di servizio continuativo nel sistema scolastico
mi sembra una provocazione. L'idea chiara ed esplicita che vi è dietro questo
emendamento è quella di un atteggiamento punitivo e contrario ai suddetti
insegnanti. Mi meraviglio che venga dalla Lega che sostiene il provvedimento, ma
ne prendiamo atto.
FLAVIO RODEGHIERO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLAVIO RODEGHIERO. Signor Presidente, avevo già chiesto di parlare ma,
purtroppo, non mi ha visto. Ritiro il mio emendamento 5.6.
RENZO INNOCENTI. Lo faccio mio a nome del gruppo dei Democratici di
sinistra.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento 5.6 ritirato dall'onorevole Rodeghiero e fatto proprio dal
gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, non accettato dalla Commissione né
dal Governo.
(Segue la votazione).
Pag. 37
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 357
Votanti 346
Astenuti 11
Maggioranza 174
Hanno votato sì 107
Hanno votato no 239).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Innocenti 5.8.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso alla quale
ricordo che ha un minuto a disposizione. Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, con l'emendamento in esame riproponiamo la
questione riguardante il fatto che sotto la specie del concorso, in realtà, si
sta proponendo un'ope legis. Come abbiamo già detto si entra nei ruoli dello
Stato senza laurea, non ci sono graduatorie e su questo - ripeto - vi è stata
una chiusura nella Commissione nell'accettare i nostri emendamenti. L'assenza di
graduatorie vuol dire che l'autorità diocesana continua a decidere ma, oggi, chi
entra nei ruoli dello Stato.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sasso.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Innocenti 5.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 358
Votanti 350
Astenuti 8
Pag. 38
Maggioranza 176
Hanno votato sì 155
Hanno votato no 195).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Trupia 5.9.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso alla quale
ricordo che ha un minuto a disposizione. Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, continuo il discorso che stavo facendo
prima. L'ultima ciliegina di questo concorso, che in realtà non è un concorso,
riguarda le prove che vengono proposte. Praticamente, il programma d'esame per
questi docenti, a differenza di tutti gli altri che si sottopongono a prove di
concorso, non prevede quasi nulla. Infatti, prevede una conoscenza
dell'ordinamento scolastico ed orientamenti relativi agli ordini e gradi di
scuola ai quali si riferisce il concorso. Proponiamo che almeno questo concorso
abbia un'aria di serietà e che si accerti durante l'esame la cultura posseduta
dal candidato nel campo delle scienze sociali, filosofiche e storiche visto che
di ciò si è parlato molto anche in quest'aula.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Trupia 5.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 349
Votanti 344
Astenuti 5
Maggioranza 173
Hanno votato sì 155
Hanno votato no 189).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Guerzoni 5.10.
Pag. 39
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di
voto l'onorevole Nigra al quale ricordo che ha un minuto a disposizione. Ne ha
facoltà.
ALBERTO NIGRA. L'emendamento in esame chiede che i docenti di religione
cattolica debbano superare, per poter accedere al ruolo, le prove che devono
superare i docenti di altre materie. In modo particolare, mi riferisco ad una
prova scritta ed orale volta all'accertamento della conoscenza della
legislazione e dell'ordinamento scolastici, degli orientamenti didattici e
pedagogici relativi ai gradi di scuola ai quali si riferisce il concorso. Non ci
sembra di chiedere nulla di straordinario e non si capisce perché docenti che
diventano equiparabili agli altri per ogni aspetto della loro vita all'interno
del mondo scolastico debbano essere esclusi da ciò che si richiede agli altri
docenti. Francamente, questo ci pare un accanimento del Governo nel non voler
accogliere alcun emendamento, neanche quelli che hanno un valore decisamente
migliorativo.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Guerzoni 5.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 358
Votanti 353
Astenuti 5
Maggioranza 177
Hanno votato sì 161
Hanno votato no 192).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Lumia 5.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Delbono. Ne ha
facoltà.
Pag. 40
EMILIO DELBONO. Annunciamo la nostra
volontà di sottoscrivere questo emendamento, in quanto attraverso di esso si
rende ulteriormente serio il percorso che porta al concorso per titoli ed esami.
Questo emendamento, che prevede infatti la possibilità di un corso di
approfondimento di 60 ore avente ad oggetto le materie di esame, rappresenta
l'ulteriore riprova della nostra volontà affinché questo sia un percorso
assolutamente severo e che garantisca dal punto di vista del diritto non solo
gli insegnanti, ma anche ovviamente gli alunni.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Mazzuca Poggiolini. Ne ha facoltà.
CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Anche noi chiediamo di sottoscrivere questo
emendamento, per gli stessi motivi appena esposti dal collega Delbono, cioè per
questo obbligo di serietà relativamente al percorso da effettuare. Peraltro,
pensando che nella scuola si fanno migliaia di corsi finalizzati ad
approfondimenti e ad aggiornamenti, non si vede perché in questo caso - che è
così particolare proprio per le norme sulla mobilità, precedentemente votate -
lo Stato non ritenga opportuno rassicurarsi in tal senso, attraverso la
frequenza ad un corso (peraltro abbastanza limitato di 60 ore), che mi sembra
utile e congruo, con riferimento a tutto l'impianto che il Governo ha voluto
conferire a questo provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Gambale, al quale ricordo che ha un minuto di tempo a disposizione. Ne ha
facoltà.
GIUSEPPE GAMBALE. Vorrei aggiungere anche la mia firma su questo
emendamento e al tempo stesso vorrei chiedere al Governo le motivazioni del
parere contrario espresso su di esso. Vorrei sapere se si tratta solo di motivi
economici, perché in tal caso si potrebbe in qualche maniera trovare una
soluzione. Non si comprende infatti, da un punto di vista oggettivo, la
contrarietà del Governo nei confronti di un corso di formazione per questi
docenti.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Pag. 41
Indìco la votazione nominale, mediante
procedimento elettronico, sull'emendamento Lumia 5.2, non accettato dalla
Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso
parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 363
Votanti 359
Astenuti 4
Maggioranza 180
Hanno votato sì 164
Hanno votato no 195).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Delbono 5.11.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Delbono. Ne ha
facoltà.
EMILIO DELBONO. Questo è un emendamento che in realtà vuole esplicitare
un qualcosa che ci auguriamo sia implicito: cioè che si attinge a questo famoso
elenco ordinato (o elenco sottoposto al vaglio dei titoli e degli esami) non
solo per la quota di dotazioni organiche del 70 per cento, ma anche per la
restante parte dei posti in organico che rimangono scoperti. È infatti evidente
che un concorso poi produce una sostanziale graduatoria, alla quale si attinge
sia per i contratti a tempo indeterminato, sia ovviamente per quelli a tempo
determinato.
Mi auguro quindi che anche i colleghi della maggioranza comprendano il senso
dell'emendamento e che pertanto esso possa essere approvato dall'Assemblea.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Delbono 5.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Pag. 42
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 363
Votanti 360
Astenuti 3
Maggioranza 181
Hanno votato sì 161
Hanno votato no 199).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Lumia 5.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 367
Votanti 363
Astenuti 4
Maggioranza 182
Hanno votato sì 164
Hanno votato no 199).
Prendo atto che l'onorevole Giordano non è riuscito ad esprimere il proprio
voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Lumia 5.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 365
Votanti 356
Astenuti 9
Maggioranza 179
Pag. 43
Hanno votato sì 159
Hanno votato no 197).
Prendo atto che l'onorevole Giordano non è riuscito ad esprimere il proprio
voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Lumia 5.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul
quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 356
Votanti 279
Astenuti 77
Maggioranza 140
Hanno votato sì 86
Hanno votato no 193).
Prendo atto che l'onorevole Giordano non è riuscito ad esprimere il proprio
voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo
5.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 373
Votanti 359
Astenuti 14
Maggioranza 180
Hanno votato sì 239
Hanno votato no 120).
Prendo atto che l'onorevole Giordano non è riuscito ad esprimere il proprio
voto.
Pag. 44
(Esame dell'articolo 6 - A.C. 2480)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame
dell'articolo 6 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato
A - A.C. 2480 sezione 3).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della
Commissione.
MARCELLO TAGLIALATELA, Relatore. La Commissione esprime parere contrario
sull'emendamento Martella 6.1, mentre esprime parere favorevole sull'emendamento
6.2 della Commissione medesima.
Pag. 45
PRESIDENTE. Il Governo?
STEFANO CALDORO, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università
e la ricerca. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Martella 6.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Motta. Ne ha
facoltà.
CARMEN MOTTA. Signor Presidente, la nostra proposta soppressiva è
determinata dal fatto che, ovviamente, non abbiamo condiviso il provvedimento.
Tuttavia, per quanto concerne la copertura, vorrei svolgere una precisazione. Il
triennio 2002-2004 prevedeva i fondi così suddivisi: nel 2002, le risorse
impegnate per la fase concorsuale e, nell'altro biennio, le risorse impegnate
per l'immissione in ruolo degli insegnanti.
Risulta che - e su ciò vorrei essere smentita dal Governo -, con il
decreto-legge n. 212, recentemente convertito in legge, la tabella A abbia
praticamente prosciugato i fondi previsti per la fase concorsuale, con i quali
sarebbe finanziato questo provvedimento.
Occorre, dunque, ricevere una risposta, in quanto credo debbano essere
rimodulate le pluriannalità: Inoltre, se questo provvedimento dovesse essere
approvato entro l'anno, vorremmo conoscere in base a quale norma saranno
rintracciate le risorse previste che, a quanto sembra, non esistono più.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Martella 6.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo e
sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Pag. 46
Comunico il risultato della votazione: la
Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 360
Votanti 352
Astenuti 8
Maggioranza 177
Hanno votato sì 75
Hanno votato no 277).
Prendo atto che l'onorevole Nigra ha erroneamente espresso un voto contrario,
mentre avrebbe voluto esprimerne uno favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento 6.2 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 360
Votanti 222
Astenuti 138
Maggioranza 112
Hanno votato sì 206
Hanno votato no 16).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo
6, nel testo emendato.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 360
Votanti 348
Astenuti 12
Maggioranza 175
Hanno votato sì 224
Hanno votato no 124).
Pag. 47
(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2480)
PRESIDENTE. Passiamo alle
dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Delbono. Ne ha
facoltà.
EMILIO DELBONO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, svolgerò poche
considerazione in quanto ritengo che, sulle questioni di fondo, ogni gruppo - e,
in particolare, il gruppo della Margherita - abbia avuto modo di esprimere
approfonditamente il proprio giudizio.
Il provvedimento sullo stato giuridico degli insegnanti di religione,
finalmente, procede verso un traguardo conclusivo e, a nostro parere, anche
positivo. Come è stato ricordato, sono passati ben 17 anni da quando la legge n.
121 del 1985, di ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra lo Stato e la Chiesa
cattolica 1984, è entrata in vigore.
Questa legge, proprio all'articolo 9, sancendo il valore della cultura religiosa
e riconoscendo i principi del cattolicesimo come parte integrante del patrimonio
storico del popolo italiano, affermava e ribadiva l'impegno della Repubblica
italiana ad assicurare l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole
pubbliche di ogni ordine e grado. Nella stessa premessa all'Intesa del 1985, lo
Stato si assumeva un ulteriore impegno, vale a dire quello di dare una nuova
disciplina dello stato giuridico degli insegnanti di religione; e questo è
esattamente ciò che si sta facendo attraverso questo provvedimento.
Ebbene, tutti questi anni non sono trascorsi inutilmente. Come è stato
dimostrato anche dal dibattito svoltosi in aula, oggi le opposizioni ideologiche
a questo passaggio legislativo si sono fortemente allentate, tanto da far
registrare un'ampia disponibilità tra le forze politiche di maggioranza e di
opposizione, in modo tale da approvare rapidamente questo provvedimento, e tanto
da fare esprimere un sostanziale via libera anche dalla gran parte delle
organizzazioni sindacali. Abbiamo avuto modo di ascoltarle e, seppure con
qualche
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rilievo, dalla CISL, alla UIL allo SNALS, è
stato espresso un giudizio sostanzialmente positivo. La Camera dei deputati si
appresta, quindi, a licenziare un testo ampiamente condiviso, frutto di ben otto
proposte di legge di iniziativa parlamentare, a cui si è aggiunto in conclusione
lo stesso disegno di legge del Governo. Il testo originale è stato, poi,
migliorato in Commissione grazie ad emendamenti presentati anche
dall'opposizione.
Ma cosa è mutato in questi ultimi anni, tanto da far maturare questa decisione,
così osteggiata sino a qualche anno fa? Innanzitutto, si è diffusa la completa
consapevolezza che gli insegnanti di religione sono pienamente inseriti nel
quadro della finalità della scuola, come previsto dalla legge 25 marzo 1985, n.
121; ciò ha comportato un'evoluzione contrattuale positiva che ha
sostanzialmente costruito una rete pressoché equiparata di diritti e di doveri
degli insegnanti di religione rispetto al resto del personale docente. A ciò si
sono aggiunti alcuni elementi, già richiamati da altri colleghi. Tra questi,
vorrei citare l'espandersi della componente cosiddetta laica all'interno del
corpo docente degli insegnanti di religione: oggi l'80,5 per cento del totale è
rappresentato da insegnati laici e soltanto il 19,5 da quelli religiosi.
Inoltre, vi è un altro elemento positivo: la stabilizzazione della posizione.
Attualmente, l'impegno superiore alle 18 ore settimanali interessa il 63,8 per
cento degli insegnanti di religione, rispetto al 23,7 per cento registrato
nell'anno scolastico 1993-1994. Nella scuola media superiore, addirittura, gli
insegnanti di religione a tempo pieno sono passati dal 29,3 per cento al 71 per
cento. Tutto ciò ha prodotto una spinta alla stabilità ed alla migliore
professionalità che hanno bisogno di essere sancite da un quadro legislativo
certo, ovvero da una piena immissione in ruolo dei docenti di religione.
Inoltre, vi è da aggiungere che, nell'anno scolastico 2001-2002, la scelta
dell'ora di religione si è assestata addirittura al 93,2 per cento,
dimostrandosi in tal modo che la quasi totalità degli alunni e delle loro
famiglie è ancora perfettamente in sintonia con le indicazioni dell'accordo del
1984, richiamato dalla legge n. 121 del 1985.
Passando al testo di legge che sta per essere licenziato, esso prevede - e su
questo siamo totalmente d'accordo - l'entrata
Pag. 49
in ruolo tramite il superamento di un
concorso per titoli e per esami, da tenersi triennalmente a livello regionale.
Si tratta degli stessi titoli oggi richiesti sulla base del decreto del
Presidente della Repubblica 16 dicembre 1985, n. 751. Lo stesso primo esame sarà
riservato, invece, agli insegnanti di religione che abbiano coperto tale ruolo
per almeno quattro anni consecutivi negli ultimi dieci anni. Abbiamo, quindi,
voluto rendere rigorosa e severa la legge anche con emendamenti proposti dal
gruppo cui appartengo. Inoltre, è chiaro che ciò non implica in alcun modo un
disconoscimento del ruolo che l'ordinario diocesano, inevitabilmente, continua a
mantenere in merito alle idoneità, come prevede l'intesa tra lo Stato e la
Chiesa.
Il punto su cui, invece, abbiamo tentato di modificare il testo originario,
riuscendovi solo in parte, è relativo al cosiddetto elenco. È vero che nel
predisporre l'elenco si farà riferimento a titoli, ad esami e alle prove stesse;
tuttavia, avremmo preferito che l'espressione «graduatoria» trovasse pienamente
il suo riconoscimento nel dettato legislativo. Si è anche detto che la legge n.
121 del 1985 e questo stesso provvedimento possono apparire incostituzionali.
Come ho già avuto modo di dire, riteniamo che i rilievi di incostituzionalità
siano del tutto infondati. Lo ha già sostenuto la Corte costituzionale in ben
due sentenze, la più importante delle quali, la n. 203 del 1989, ha dichiarato
che l'insegnamento della - e non «sulla», come specificato recentemente dal
vescovo Nicora - religione cattolica non collide affatto con il principio di
laicità, perché impartito sulla scorta di due ordini di valutazioni, ovvero del
valore formativo della cultura religiosa e dell'acquisizione dei principi del
cattolicesimo al patrimonio storico del popolo italiano.
Pag. 50
Abbiamo anche affrontato il tema scottante
della mobilità professionale. Ci auguriamo che il testo, così com'è scritto -
ovvero, che riguardo agli insegnanti di religione cattolica si applicano in
materia di mobilità professionale le disposizioni vigenti nel comparto del
personale della scuola -, non implichi in nessun modo la violazione del
principio di eguaglianza e di equità nei confronti degli altri docenti precari o
di quelli che dovessero perdere la stabilità del posto di lavoro. Questo non lo
vogliamo e credo che il Governo vigilerà perché questo non avvenga.
Avviandomi alla conclusione di alcune considerazioni politiche, si è trattato di
un provvedimento che non ha in nessun modo voluto affrontare il tema
dell'insegnamento della religione cattolica ma, appunto, come si è ben detto,
definitivamente quello della immissione in ruolo degli insegnanti di religione.
Ci spiace che il centrosinistra e l'Ulivo abbiano segnato una divaricazione, non
drammatica per la verità, ma comunque una divaricazione, perché noi ritenevamo
che un segno di coerenza sarebbe stato quello, almeno sul tema dell'immissione
in ruolo, di mantenere la posizione già assunta nel corso della passata
legislatura grazie al disegno di legge Berlinguer-De Mauro. Quindi, noi non
vogliamo in nessun modo ideologizzare questa materia e crediamo che sia stata
una scelta di natura prettamente giuslavoristica e una scelta di equità e di
giustizia. Perciò noi voteremo a favore di questo disegno di legge, non essendo,
tuttavia, pienamente soddisfatti rispetto al testo; in ogni caso, voteremo a
favore perché abbiamo cercato e voluto anche ulteriori correzioni e
miglioramenti ed alcune le abbiamo ottenute. Votiamo a favore, ovviamente,
perché l'oggetto di questo provvedimento è quello di sanare una condizione di
precarietà e anche di iniquità di molti lavoratori, che nel mondo della scuola
ormai sono pienamente inseriti. Per questa ragione, lo ripeto, il gruppo della
Margherita, DL-l'Ulivo, senza enfasi, ha lavorato con serietà, con equilibrio e
con misura perché questa vicenda, che ormai durava da 17 anni, finalmente
arrivasse a conclusione e ci arrivasse senza fratture ideologiche, che noi
invece consegniamo, assolutamente, al nostro passato (Applausi dei deputati del
gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
Pag. 51
PRESIDENTE. Colleghi, vorrei
rivolgere un saluto ai ragazzi e degli insegnanti della IV classe, sezione B,
dell'Istituto tecnico industriale statale di Brindisi che sono presenti in aula
(Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Malfa, al quale
ricordo che ha 5 minuti a disposizione. Ne ha facoltà.
GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, sulla materia conviene sgombrare
immediatamente il campo da un accenno che c'è stato in molti interventi della
maggioranza, di questa vasta maggioranza. Quello di cui si sta discutendo nel
dibattito di questo disegno di legge non riguarda i rapporti fra lo Stato e la
Chiesa nel nostro paese, che sono regolati da un Concordato e da un'intesa, né
tantomeno il rispetto nei confronti della religione cattolica, parte o non parte
del patrimonio storico del nostro paese, questioni che non riguardano la
legislazione che stiamo esaminando. Quello che è in questione in questo disegno
di legge, che questo disegno di legge affronta in un modo - che mi permetto di
considerare - negativo e foriero di conseguenze negative per il futuro, è il
rispetto dello Stato italiano e delle sue leggi, della Carta costituzionale e
della condizione di parità dei cittadini di fronte alla legge. Questo disegno di
legge punta ad immettere nei ruoli dello Stato degli insegnanti di una materia
facoltativa, la religione cattolica, e punta a lasciare nei ruoli dello Stato
questi insegnanti selezionati in un modo che non ha nulla a che fare con la
selezione del corpo degli insegnanti della scuola italiana, anche quando siano
venute meno le ragione della loro assunzione, ciò che può avvenire in due
circostanze: se l'ordinario diocesano decida che essi non sono più indicati per
l'insegnamento della religione cattolica oppure se la richiesta sia inferiore,
perché, per esempio, i ragazzi, di quella scuola o di quell'area non fanno più
domanda di insegnamento della religione cattolica.
In quel momento lo Stato si troverebbe all'interno del suo organico dei docenti
che non hanno più la funzione per la quale essi sono stati reclutati, da allora
in poi se ne dovrebbe fare carico lo Stato creando una condizione di disparità
nei confronti degli altri suoi dipendenti che hanno seguito una trafila diversa
per la loro immissione in ruolo. Onorevoli
Pag. 52
colleghi della maggioranza, immaginate la
circostanza in cui l'ordinario diocesano accerti che l'insegnante di religione
ha perso il titolo all'insegnamento perché magari abbia sviluppato una
concezione immorale o abbia seguito dei comportamenti eticamente inaccettabili,
da quel momento per la Chiesa cattolica quell'insegnante non è più in grado di
insegnare, mentre per lo Stato diventa un dipendente pubblico, un deputato della
Margherita ci ha fatto presente come naturalmente non potremmo mandarlo ad
insegnare dovendolo piuttosto collocare in una biblioteca. Attraverso questa
normativa può capitare che lo Stato assuma nei suoi ruoli, come impiegati o
insegnanti, persone che la stessa autorità diocesana con delle buone ragioni,
che lo Stato potrebbe anche condividere, non consideri più adatti
all'insegnamento. Può resistere una condizione di tal genere? Il Governo è
assente e distratto riguardo a questi problemi. Può lo Stato italiano assumere
una condizione per cui si entra nell'organico dello Stato anche qualora vengano
meno le ragioni per le quali provvisoriamente se ne faceva parte? Onorevoli
colleghi credo che su questa materia vi sia anche una questione di
costituzionalità, comunque vi è una vi è una questione di principio che va
affrontata seriamente. La questione dei rapporti fra Stato e Chiesa in questa
materia non entrano, come del resto ha affermato uno dei sostenitori del
provvedimento, ma se tale questione non rientra nel provvedimento, ben entrano
le questioni di una ordinata sistemazione del funzionamento dello Stato sulle
quali non si può transigere. Per tale motivo voterò contro questo provvedimento
mentre i miei colleghi del Nuovo Psi si asterranno, anche perché lo considero un
grave errore della maggioranza.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Emerenzio Barbieri.
EMERENZIO BARBIERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con il
provvedimento che ci accingiamo oggi ad approvare termina dopo una lunga attesa
il precariato degli insegnanti di religione cattolica, un ruolo che sin dal
Concordato del 1929 è stato considerato diverso dai loro stessi colleghi,
comportando un diverso trattamento giuridico, previdenziale e di carriere. Il
disegno di legge in esame giunge in Assemblea,
Pag. 53
lo ricordava prima il collega Delbono, dopo ben 17 anni, da quando cioè con l'intesa del 1985 si era espresso l'intento da parte dello Stato di addivenire alla definizione di un nuovo stato giuridico per gli insegnanti di religione. Tale riconoscimento prescinde da qualsiasi considerazione e diatriba ideologica in quanto oggi i docenti sono per almeno l'ottanta per cento laici, spesso con famiglie a carico, essi sono dei lavoratori che svolgono la loro professione al servizio degli studenti. Per ragioni di eguaglianza riteniamo che a parità di doveri debba corrispondere parità di diritti. Con il tempo sono svanite, pertanto, certe affermazioni circa il carattere clericale dell'ora di religione. Esse potevano essere vero finché l'affidamento dell'ora di religione era assegnata esclusivamente a docenti religiosi, ma già con il Concilio Vaticano II e con l'avvio del processo di secolarizzazione la Chiesa ha iniziato ad introdurre nella scuola docenti di religione laici che, oltre al catechismo, cercavano di far giungere alle giovani generazioni il messaggio etico e culturale della religione cattolica, fino a quando, con la revisione concordataria del 1985, questo processo ha avuto il suo riconoscimento formale.
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Sino ad oggi eravamo in presenza di un
ruolo ibrido: gli insegnanti di religione cattolica venivano retribuiti dallo
Stato italiano, ma il titolo accademico necessario per la docenza doveva essere
conferito da facoltà, approvate dalla Santa Sede, oppure da istituti italiani,
purché accompagnato dal diploma in scienze religiose, riconosciuto dalla
conferenza episcopale italiana. Era prevista poi la revocabilità in qualsiasi
momento ed a giudizio insindacabile dell'autorità diocesana dell'incarico di
docenza.
La nuova disciplina prevede non più l'attribuzione subordinata al placet
dell'ordinario diocesano competente per territorio e del dirigente scolastico,
ma l'accesso al ruolo, previo superamento di concorsi per titoli ed esami. Si
tratta, quindi, di un provvedimento di assoluta novità per collocare in ruolo
tali docenti, ad esclusione dell'esperienza delle province autonome di Trento e
di Bolzano.
Si tratta di un buon testo e dobbiamo riconoscere che su tale argomento, sin
dalla scorsa legislatura, anche da parte delle forze che oggi sono opposizione,
non vi fu un atteggiamento pregiudizialmente contrario. Sto parlando di un
provvedimento che interessa circa 10 mila docenti ad orario pieno nella scuola
secondaria e circa 3 mila nella scuola elementare e materna che potrebbero
ottenere l'immissione in ruolo già dal prossimo anno, se in possesso di
un'anzianità di servizio di almeno quattro anni.
Si tratta di un mondo che, dopo anni di attesa, amarezze e disillusioni, stava
invecchiando in uno Stato di precariato inaccettabile. Oggi, con questo
provvedimento, diamo una risposta definitiva a queste attese e per tali motivi
preannuncio il voto favorevole del gruppo dell'UDC della Camera dei deputati
(Applausi dei deputati del gruppo dell'UDC (CCD-CDU)).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Villetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, con il disegno di legge che ci
accingiamo a votare si altera il punto di equilibrio
Pag. 55
raggiunto tra Stato e Chiesa con il nuovo
Concordato, promosso e firmato dall'allora Presidente del Consiglio, Bettino
Craxi.
La questione, allora, non fu affatto facile da affrontare e da risolvere.
L'insegnamento nelle scuole era nato dalla proclamazione del cattolicesimo come
religione di Stato. Una volta che la stessa Chiesa si apprestava a riconoscere
che il cattolicesimo non era più religione di Stato, veniva a cadere il
presupposto che sosteneva l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole
pubbliche, gestito dalle diocesi e pagato dallo Stato.
La contraddizione, onorevoli colleghi, era ben presente all'onorevole Craxi che
si considerava seguace di Garibaldi ed interprete delle sue idee laiche e
socialiste. Bisognava, tuttavia, trovare un compromesso che evitasse nuovi ed
anacronistici conflitti di cui l'Italia non aveva, ieri, bisogno (neppure oggi
ne ha bisogno).
L'architrave del nuovo Concordato e dei protocolli annessi fu il carattere
facoltativo dell'insegnamento di religione. Non era la soluzione migliore che si
potesse ottenere, ma l'unica soluzione possibile per chi, come i socialisti, è
laico, ma non ama le guerre di religione. La sostanza dell'accordo era semplice,
come spesso capita a chi vuole trovare una soluzione ad un problema complesso.
La Chiesa, proponendo e revocando gli insegnanti di religione, offriva un
servizio di tipo facoltativo il cui costo ricadeva sullo Stato. I critici di
quell'accordo dissero che era una soluzione gattopardesca e che in realtà non
cambiava nulla. Con la modifica che oggi voi proponete, - mi riferisco in modo
particolare alla maggioranza di centrodestra -, dimostrate proprio voi che non
era così.
Il nuovo concordato fece fare un passo in avanti assai importante sul piano dei
principi. Oggi voi ci fate fare un passo indietro. Sotto le spoglie di un
intervento che dovrebbe servire soltanto a risolvere un problema di lavoro
precario, o almeno così si sostiene, si passa da un servizio facoltativo reso
dalla Chiesa e pagato dallo Stato, alla creazione di una costola educativa di
tipo confessionale, diretta dalla diocesi, rigida nei ruoli e impiantata
saldamente nella struttura della scuola pubblica.
Pag. 56
La vostra legge crea un vero e proprio
mostriciattolo all'interno della scuola pubblica: viene creato un corpo anomalo
di insegnanti che non hanno nulla di diverso dagli altri, se non di essere
assoggettati in parte alle regole dello Stato italiano ed in parte a quelle del
diritto canonico.
Per capire meglio la differenza fra quello che accade oggi e ciò che avverrà
domani, si potrebbe dire che oggi l'insegnamento di religione risponde più alla
figura del lavoro interinale, fornito dalla diocesi e pagato dallo Stato, mentre
domani sarà come se la chiesa gestisse un pezzo della struttura della scuola
pubblica.
Questo è un punto discriminante ed importante sul piano dei principi. Facendolo
apparire come un intervento sociale, si sono assicurati percorsi privilegiati
attraverso i quali docenti revocati dalla diocesi, o quelli in esubero, potranno
accedere ad altri insegnamenti che nulla hanno a che vedere con l'insegnamento
di religione, tanto da poter far parlare di una sorta di cassa di integrazione a
vita. Non c'è lavoratore precario che possa vantare simili paracaduti, men che
meno gli insegnanti ancora precari nella scuola pubblica, che non siano
naturalmente quelli di religione.
Solo nel caso degli insegnanti di religione il centro destra, che è andato a
testa bassa contro l'articolo 18 in nome della flessibilità, riscopre il valore
del posto fisso. Nel Parlamento italiano si riaprono così questioni spinose, che
sollevano nuovi interrogativi: oltre a quelli legati all'insegnamento di
religione, anche quelli del finanziamento alla scuola privata. L'idea che è alla
base di questi ragionamenti consiste nel credere che il senso della laicità
dello Stato si sia molto appannato nella società italiana, dopo la stagione dei
referendum sull'aborto e sul divorzio.
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L'onorevole Pietro Squeglia, durante la
discussione sulle linee generali, ha affermato: «oggi, anche atei ed agnostici
riconoscono il forte valore educativo e l'importanza della religione cattolica
nel processo educativo e di sviluppo umano e culturale dei ragazzi». Non lo
contraddico, ma ricambierò questa affermazione dicendo che molte famiglie
cattoliche preferirebbero che si utilizzassero tempi e risorse che vanno
all'insegnamento della religione per rafforzare quello di inglese.
Una larga maggioranza della Camera crede che l'insegnamento religioso sia molto
efficace e riscuota tante adesioni da renderlo strutturale nella scuola
italiana. Voi approverete queste misure; dovete sapere, tuttavia, che avete
imboccato una strada lungo la quale il problema che si porrà non sarà più come
gestire l'insegnamento religioso nelle scuole, secondo uno schema che è in via
di obsolescenza: l'Italia deve muoversi, anche in questo campo, verso l'Europa,
nella quale non c'è questo tipo di insegnamento religioso, ma c'è il
finanziamento pubblico alle scuole private. Bisognerà quindi promuovere
un'azione che, attraverso modifiche della Costituzione e del Concordato,
abolisca l'insegnamento religioso come corpo dipendente dalla Chiesa e che, con
le ingenti risorse che si saranno così liberate, finanzi le scuole private.
Con questa legge - mi rivolgo a coloro che l'approveranno - ci avete dato anche
uno strumento per rimettere in discussione in futuro l'insegnamento religioso
nelle scuole, perché questa legge può essere sicuramente sottoposta a
referendum. Non so se lo si potrà fare, ma ricordo che tutti gli avanzamenti
civili sono dovuti passare, in Italia, attraverso referendum.
Noi socialisti, quindi, confermiamo la nostra contrarietà a questa legge,
sapendo di interpretare il pensiero di una vasta area di opinione laica,
un'opinione laica composta da credenti e da non credenti (Applausi dei deputati
del gruppo Misto-Socialisti democratici italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.
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DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor
Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola adesso - lo dico per scusarmi
con i colleghi - dovendo più tardi assentarmi da questa sede per un impegno
istituzionale non rinunciabile.
Vorrei fare alcune brevi considerazioni. Innanzitutto, vorrei constatare con
soddisfazione che, quando la Commissione ha il tempo, il modo e le possibilità
per affrontare adeguatamente un tema, produce oggettivamente un buon lavoro e
mette nelle condizioni le componenti parlamentari di svolgere la loro funzione e
di conseguire anche, nei limiti del possibile, i propri risultati politici.
Tutti hanno dato il loro contributo. La maggioranza - debbo dire, in verità,
assai compatta - ha sostenuto il corso di questo iter e debbo dire, a conferma
di quanto l'onorevole Taglialatela - che ringrazio sentitamente dell'opera
svolta - ha detto poco fa, che se vi è stato il parere sostanzialmente contrario
su tutti gli emendamenti presentati in aula, è soltanto dovuto al fatto che si è
avuta la possibilità di un grande approfondimento e di un ampio confronto in
Commissione lavoro. È stato sottolineato il contributo che una parte
dell'opposizione, in particolare il gruppo della Margherita, ha inteso dare,
come ha confermato l'onorevole Delbono, ma del resto è stato di pregio
parlamentare anche il contributo dell'opposizione di sinistra.
Come ha detto peraltro il già citato onorevole Delbono, a nome della Margherita
- che pure ha inteso sottolineare e, in qualche caso, enfatizzare l'adesione del
gruppo - si tratterebbe della soluzione di un problema meramente giuslavoristico.
Non so se sia esattamente così. Mi guardo bene, in sede di dichiarazione di voto
finale, dall'aprire o riaprire un dibattito a questo riguardo o caricarlo di
contenuti ulteriori (non dico ultronei, ma ulteriori). Io dico che noi abbiamo
sicuramente condotto in porto la soluzione di un problema multiennale, ormai
cancrenoso, sotto molti aspetti - le audizioni che abbiamo svolto con le
organizzazioni di categoria sono state estremamente significative a questo
riguardo - e, quindi, tutti noi abbiamo avuto il merito di aver saputo
finalmente affrontare e risolvere un problema di questo genere, che riguardava
migliaia di insegnanti che si trovavano ad essere dei paria nel nostro
ordinamento scolastico.
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Noi abbiamo prestato attenzione - il
legislatore, dunque - anche al razionale svolgimento e all'organizzazione
dell'insegnamento della religione cattolica. Questo, con tutta onestà, va
ribadito, anche nella contrapposizione dei pensieri, perché la maggioranza del
Parlamento recepisce la tesi che i principi della religione cattolica sono
recepiti, a pieno titolo, dalla parte più identitaria della tradizione culturale
e civile italiana e, quindi, l'esigenza di razionalizzare il corpo degli
insegnanti, i loro afflusso, la loro organizzazione, per rendere ciò razionale e
all'altezza della dignità di questa fondamentale materia di insegnamento (vale a
dire quello della religione cattolica) nell'ambito dell'ordinamento scolastico.
Si trattava - e questo stato affrontato con un'adeguata normativa - di dare
dignità a questi insegnanti. Se è vero, infatti, quanto è stato detto, ossia che
determinati problemi possono nascere nei rapporti con altre categorie di
insegnanti, è anche vero che questi insegnanti non si poteva lasciarli,
paradossalmente, ad un destino - pongo ciò all'attenzione dei critici di questo
provvedimento - rimesso completamente all'autorità religiosa, alla revoca della
dichiarazione di idoneità cui sarebbe conseguito l'abbandono a loro stessi,
come, fino ad oggi, poteva accadere a questi insegnanti.
Proprio per questo motivo, lo ripeto, si è trattato di trovare una soluzione non
semplice - come qualcuno sosteneva - ma complessa ad un problema complesso:
mettere insieme la disciplina pattizia, le esigenze giuslavoristiche e quelle di
razionalizzare l'insegnamento della religione cattolica.
Mi avvio alla conclusione, ricordando che non ignoriamo - anche come maggioranza
parlamentare, oltre che come Commissione nel suo insieme - l'esistenza di
determinati problemi, con riguardo, in particolare, alla transitabilità,
dall'insegnamento della religione (che deve restare l'insegnamento essenziale di
questi professionisti) ad altre branche. Vi possono essere problemi di
conciliazione con le aspettative ed i diritti degli altri insegnanti ma voglio
anche dire che, nell'immediato e nel medio periodo, si potranno effettuare
verifiche, controlli sul campo, sul funzionamento di questa normativa. Dovranno
stare certi - soprattutto coloro che sono interessati ma anche coloro che sono
stati critici nei confronti di questa normativa - che, se si verificheranno
delle incongruenze e degli abusi,
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nessuno vieta naturalmente al Parlamento
nel suo insieme e alla sua maggioranza di tornare su questa normativa e di
definire le eventuali rettifiche.
Detto tutto questo, siamo convinti che torni ad onore dell'intero Parlamento
essere riusciti a trovare finalmente una soluzione normativa ad un problema che,
per troppo tempo, era stato discusso ed affrontato soltanto a livello teorico.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo
personale, l'onorevole Antonio Barbieri, quale ricordo che ha tre minuti di
tempo a sua disposizione. Ne ha facoltà.
ANTONIO BARBIERI. Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo,
onorevoli colleghi, ho chiesto di prendere la parola per manifestare il mio
compiacimento in quanto deputato del gruppo di Forza Italia e presentatore della
proposta di legge su tale materia, l'ultima in ordine di tempo - mi riferisco al
momento della sua presentazione - rispetto all'intervento legislativo del
Governo, ossia il disegno di legge al nostro esame, intessuto anche con
l'audizione e con il consenso della conferenza dei vescovi.
Desidero, quindi, osservare, innanzitutto, che il testo giunto in aula dopo una
laboriosa discussione delle proposte emendative dell'opposizione, rappresenta,
in grandissima parte, il testo di quel disegno di legge intessuto dal nostro
Governo. È questo il primo dato di carattere politico che deve essere
evidenziato, a mio avviso, perché - per rispondere anche alle posizioni assunte
dai rappresentanti del gruppo della Margherita -, se è vero che, nella passata
legislatura, alcuni parlamentari del gruppo Margherita presentarono proposte di
legge analoghe su tale materia, è anche vero che, nella passata legislatura,
quelle proposte di legge non ebbero il sostegno del Governo dell'Ulivo di
allora.
A tutte le altre questioni sollevate dall'opposizione, ha già esaurientemente
risposto il relatore, presentando le regioni della maggioranza. Vorrei soltanto
aggiungere, essendo stato chiamato in causa, in più di un intervento, dai
colleghi dell'opposizione, che è vero che, nella mia proposta, era prevista
l'ipotesi della risoluzione del rapporto di lavoro a fronte della revoca
dell'idoneità da parte dell'ordinario diocesano,
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ma è anche vero che, in quella proposta, non era prevista l'ipotesi della mobilità. Se, invece, oggi, il testo portato in aula, integrato e migliorato dal Governo, avesse previsto anche l'istituto della mobilità, vi sarebbe stata una contradictio in terminis tra revoca - e, quindi, risoluzione del rapporto di lavoro - ed istituto della mobilità.
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Finalmente, dopo tanti anni, per adempiere
gli impegni concordatari, si arriverà, con il nostro voto favorevole, a
garantire agli insegnanti di religione cattolica dignità culturale ed economica
ed alla Chiesa cattolica di poter ben operare per fornire la qualità didattica e
morale derivante dal suo servizio di presenza formativa.
Questo è un segno di rinnovamento esplicito dell'Italia che stiamo cambiando:
ripristiniamo uno spazio che i corpi sociali intermedi e la tradizione
giudaico-cristiana debbono conservare per assicurare alla nostra società quella
forza di valori sulla quale si fonda la grandezza di gran parte dell'occidente.
Questo rinnovamento, che noi inauguriamo, aveva trovato, nella precedente
legislatura, una sostanziale opposizione in questioni di principio, sollevate
con grande ipocrisia ma, sostanzialmente, profondamente offensive per la Chiesa
cattolica e per l'alta e ben nota dignità degli studi ecclesiastici.
Ecco perché in quest'odierno coronamento dell'azione di Forza Italia e nel voto
favorevole nostro e della Casa delle libertà vedo un grande smascheramento:
quello di una sinistra ipocrita e in corde suo spregiatrice, da sempre, della
natura spirituale della persona umana e della fontale libertas cristiana, che
pure ha avuto...
PRESIDENTE. Onorevole Antonio Barbieri...
ANTONIO BARBIERI. ...come suo grande mallevadore Erasmo da Rotterdam.
Un'ultima considerazione riguarda la questione della laicità dello Stato,
sollevata da rappresentanti della maggioranza e dell'opposizione e, da ultimo,
da parte dell'onorevole Villetti.
Sul concetto di laicità ha ben detto, ieri, il collega Adornato, in
un'intervista rilasciata ad un quotidiano: lo Stato moderno, per noi, non può
essere certamente confessionale; su questo siamo d'accordo: in nessun senso,
però! Non in senso religioso, ma sicuramente neanche in senso materialistico ed
etico o ateo, per esempio marxista, e nemmeno in senso laicistico, se per
laicismo intendiamo una particolare concezione del mondo e dell'uomo di
ispirazione immanentistica ed illuministica che nega i valori trascendenti o li
confina nel segreto della
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coscienza individuale. Davanti a questa
concezione della sinistra, noi ci poniamo, e ci confrontiamo, come
rappresentanti del popolarismo europeo di Forza Italia, con un segno chiarissimo
di futuro, di progresso e di rinnovamento (Applausi dei deputati del gruppo di
Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Campa. Ne ha facoltà.
CESARE CAMPA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, pur parlando a
titolo personale, il collega Barbieri ha già ampiamente illustrato i motivi di
soddisfazione e ciò esime il sottoscritto da un intervento più articolato.
Mi si consenta, però, di ricordare a quest'Assemblea che questo disegno di legge
finalmente sana una situazione annosa di precariato subita dagli insegnanti di
religione cattolica ed elimina la disparità di trattamento finora vigente nei
confronti di questi insegnanti rispetto agli altri. Tale parificazione
consentirà di riconoscere il giusto ruolo dell'insegnamento della religione che,
pur essendo materia facoltativa, com'è stato qui ricordato, è fondamentale per
trasmettere ai giovani quei valori morali, etici e sociali sui quali, da sempre,
si fonda la nostra società, al di là delle convinzioni religiose e della sempre
più marcata secolarizzazione della nostra società, come dimostra - è stato
ricordato anche da Delbono - la grande e capillare adesione a questo
insegnamento da parte degli allievi e delle famiglie italiane. Ciò nonostante,
ritengo doveroso un richiamo a tutte le componenti politiche affinché venga
fatto uno sforzo e si lasci da parte ogni rigidità ideologica.
Abbiamo sentito qui anche prima ricordare rispetto a questa materia il ricorso
al referendum e altre questioni. Io credo che sia dovere di questo Parlamento
valutare la questione con grande serenità, ma anche con grande coerenza
intellettuale. Stiamo discutendo, onorevole Capitelli, sulla precarietà in cui
versa un gran numero di lavoratori, al di là che questi lavoratori insegnino la
religione cattolica; abbiamo tutti il dovere di dare uno stato giuridico
definito a questi insegnanti. Come è stato da più parti sottolineato, sia nel
dibattito in Commissione sia in Assemblea, un dibattito che ha visto in alcuni
momenti superate le diversità e le contrapposizioni che
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normalmente ci sono, questi lavoratori
godono di una retribuzione pressoché uguale a quella di altri insegnanti, ma non
hanno a tutt'oggi un trattamento previdenziale e di carriera. Sono di fatto,
onorevole Capitelli, lavoratori precari, ai quali lei si rivolge sempre con
grande attenzione, che da anni aspettano la definizione dello stato giuridico. È
arrivato il momento di dare loro questo riconoscimento.
È opportuno ricordare a me stesso, ma anche all'Assemblea che negli ultimi anni,
anche nella passata legislatura, si era cercato di risolvere in via definitiva
questa situazione di precariato, certo con una legge non all'altezza (quella di
oggi è migliore di quella del passato), ma gli intendimenti c'erano anche nel
passato e voglio qui ricordarli.
Ad oggi noi abbiamo nella scuola operatori che devono rispondere degli stessi
doveri ma non hanno gli stessi diritti. Ha ragione Duilio quando ricorda questo
atto di giustizia che noi dobbiamo fare nei confronti di questi lavoratori, un
atto di giustizia e di perequazione sociale. Nella scuola la disparità con gli
altri insegnanti era nel passato meno avvertita in quanto gli insegnanti di
religione cattolica erano per lo più sacerdoti religiosi, oggi, invece, la
presenza di laici è sempre maggiore e raggiunge punte dell'80 per cento, mentre
quella di sacerdoti e religiosi, che godono di un sistema di sostentamento e di
garanzie diocesane, è sempre più esigua.
Ritengo doveroso ricordare, come accennavo prima, che nelle scuole italiane
l'adesione all'insegnamento della religione cattolica è elevatissima e
complessiva. Nell'anno scolastico 2001 2002 la percentuale è stata del 93,2 per
cento, un dato costante degli ultimi dieci anni, in quanto la percentuale non è
mai scesa sotto il 92 per cento.
Vorrei soffermarmi brevemente però a questo punto, concludendo il mio
intervento, su due passaggi che, a mio avviso, sono particolarmente qualificanti
della legge. Innanzitutto, si dà finalmente attuazione a quanto stabilito dal
nuovo Concordato tra santa sede e stato italiano; certo con molto ritardo, ma si
dà corso a questo adempimento. Vorrei ricordare, ma l'ha ricordato anche il
collega Barbieri, quanto era stato concordato: la Repubblica italiana,
riconoscendo i valori della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del
cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano,
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continuerà ad assicurare, nel quadro della
finalità della scuola, l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole
pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado e che l'insegnamento della
religione cattolica, impartito nel quadro delle finalità della scuola, deve
avere dignità formativa e culturale pari a quella delle altre discipline. Questo
anche per puntualizzare alcuni interventi che qui abbiamo sentito e che non
erano in sintonia con questi impegni che lo Stato si era assunto.
Vorrei inoltre ricordare che, nel testo dell'intesa tra autorità scolastiche
italiane e Conferenza episcopale per l'insegnamento della religione cattolica
nelle scuole pubbliche, l'allora Governo si era impegnato a risolvere la
questione dello stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica.
Il secondo punto a mio avviso qualificante del testo è che con questa legge si
intende porre fine, come dicevo, alla condizione di precariato che ha
caratterizzato dal 1930 ad oggi lo stato giuridico degli insegnanti di religione
cattolica, che oggi sono per l'80 per cento insegnanti laici, che devono avere
quindi il loro stato giuridico ben definito.
Il testo in esame, inoltre, ha l'indiscusso merito di chiarire, oltre allo stato
giuridico di questi lavoratori, le procedure di reclutamento ed afferma
l'atipicità, rispetto ad altri docenti, di questi insegnanti, in quanto hanno un
duplice rapporto professionale con lo Stato da un lato e con la Chiesa cattolica
dall'altro.
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Viene, quindi, tenuta in particolare
considerazione tale atipicità, su cui viene fondato uno specifico impianto, che
offre una serie di positive e concrete risposte alle esigenze di questa
particolare categoria di insegnanti.
Certo è positivo l'istituzione dei ruoli regionali, articolati per ambiti
territoriali corrispondenti alle diocesi; agli insegnanti di religione cattolica
inseriti nei ruoli regionali si applicano, quindi, le norme di stato giuridico e
trattamento economico, previsti nel Testo unico delle disposizioni legislative,
per quanto riguarda tutti gli insegnanti; non c'è, quindi, nessuna corsia
preferenziale, bensì un atto dovuto.
Credo, colleghi, che siamo qui in presenza di un atto di giustizia, di
perequazione, e di giustizia sociale; un atto di coerenza con i principi
solennemente affermati anche in quest'aula; un atto dovuto conseguenziale al
rispetto degli impegni assunti e dei patti definiti.
Ma si tratta, anche, di un passaggio significativo, in quanto attesta il forte
valore formativo e l'importanza della religione cattolica nel processo educativo
e di sviluppo umano e culturale dei nostri ragazzi.
Esprimo, quindi, con convinzione un voto deciso di Forza Italia, fortissimamente
convinta, di aver compiuto un atto di giustizia nei confronti di tali
insegnanti, ma anche della cultura italiana. (Applausi dei deputati del gruppo
di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo
personale, l'onorevole Maccanico. Ne ha facoltà.
ANTONIO MACCANICO. Signor Presidente, dichiaro che voterò contro il
provvedimento in esame.
Con tutto il rispetto delle argomentazioni del relatore, credo che non sia
accettabile che il personale insegnante di una materia facoltativa sia inserito
nei ruoli della pubblica istruzione, senza concorso; ed è ancor meno accettabile
che tale personale sia revocabile a giudizio dell'ordinario diocesano, con
violazione della libertà di insegnamento, che dovrebbe titolare tutti gli
insegnante di ruolo.
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Si crea una grave anomalia che non mi sento
di approvare (Applausi dei deputati del gruppi Misto-Socialisti democratici
italiani e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Nigra. Ne ha facoltà. Le ricordo che ha a sua disposizione cinque minuti.
ALBERTO NIGRA. Signor Presidente, il provvedimento legislativo in esame
tratta, come è noto, la «sprecarizzazione» della condizione degli insegnanti di
religione cattolica.
Come abbiamo avuto modo di dire, a nostro giudizio, nel corso della discussione
del provvedimento, tale intervento viene portato in modo sbagliato, che, fin
dall'approvazione del provvedimento in esame nel testo presentato alla Camera,
originerà numerosi problemi di cui ora dirò.
L'approfondimento della discussione su tale normativa, che come è già stato
ricordato si è svolta anche nella precedente legislatura, consente di dire che
reputiamo sia un atto doveroso del Parlamento la definizione di una normativa
che dia certezza agli insegnanti di religione cattolica, in merito al loro
status giuridico ed economico, prescindendo dalla materia di insegnamento.
È perciò che abbiamo proposto nel corso della discussione, prima in Commissione
e poi in Assemblea, molte soluzioni idonee, per ridurre ed eliminare gli
anacronismi presenti nell'attuale legislazione.
A nostro giudizio il provvedimento in questione compie male il suo intervento,
trovando soluzioni non equilibrate tra i docenti di religione e gli altri.
Il provvedimento legislativo lascia aperta, anzi apre ancora di più e divarica,
una ulteriore serie di contraddizioni, in modo particolare, per quanto riguarda
la parità di trattamento, determinata dal meccanismo di reclutamento, tra
precari in generale del mondo della scuola e docenti di religione. E tra
l'altro, introduce un precedente pericoloso, perché la distinzione tra elenco e
graduatoria, da voi non accettata, di fatto, come abbia avuto modo di dire,
consente di «prelevare» coloro che saranno inseriti nel ruolo con
discrezionalità, e per noi è già sbagliato, ma rappresenta, il che è ancora più
grave, un precedente pericoloso che potrebbe trovare nell'ambito di
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altre applicazioni successive lo stesso
meccanismo di reclutamento, al quale noi, fermamente, ci opponiamo.
La nostra proposta si compone di un meccanismo di stabilizzazione degli
insegnanti di religione secondo le previsioni del contratto collettivo nazionale
per gli insegnanti a tempo indeterminato ma non raggiunge e supera quella che,
invece, a nostro giudizio, raggiunge e supera il provvedimento, cioè la soglia
dell'immissione in ruolo, dalla quale poi deriva una serie di conseguenze
negative che abbiamo lungamente illustrato nel corso della discussione.
Il tema delicato della risoluzione del rapporto di lavoro di questi insegnanti
ai sensi dell'accordo concordatario, pure in presenza di una loro ammissione in
ruolo, conserva, tra le ipotesi previste, oltre a quelle generali, la revoca
dell'idoneità. A nostro giudizio, come abbiamo lungamente detto, questo aspetto
andrebbe trattato diversamente rispetto alla situazione di coloro che vengono a
trovarsi in mobilità e che, in conseguenza di essa, devono in qualche modo
essere accolti all'interno dello Stato attraverso meccanismi che si richiamino
in maniera generale e generica agli altri meccanismi previsti per gli altri
dipendenti del settore scolastico e pubblico in generale.
Infine, sul tema della mobilità il provvedimento mette in atto una serie di
procedure che viaggiano ai confini dell'accordo tra Stato e Chiesa; anzi, la
soluzione adottata oltrepassa, a nostro giudizio, a danno di tutti gli altri
insegnanti, tale confine. Pertanto, il nostro giudizio negativo complessivo sul
provvedimento nasce dal fatto che, come qualcuno ha detto, non si tratta, in
questo caso, di criticare la normativa in questione pronunciandosi contro
l'attuale Concordato tra Stato e Chiesa; anzi, circa il rispetto del concordato
Craxi-Casaroli del 1984 le nostre proposte sul provvedimento erano lineari,
mentre il disegno di legge di cui stiamo discutendo, a nostro giudizio, va oltre
il Concordato e lo spirito degli accordi, supera abbondantemente la soglia di
ragionevole miglioramento della condizione di persone che non posso, come
abbiamo detto, rimanere per tutta la loro vita lavorativa precari e, nel
difficile tentativo di ricercare un nuovo equilibrio
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ad intesa vigente, travalica
abbondantemente i confini stabiliti dal principio costituzionale di uguaglianza
di fronte alla legge.
Vi è un eccesso di zelo nel vostro provvedimento, che era facilmente rimediabile
accogliendo parte dei nostri emendamenti, cosa che voi non avete fatto.
Pertanto, avete determinato una pletora di situazioni complicate e di difficile
risoluzione e, in modo particolare (questo è il fatto più grave), ascoltando i
nostri suggerimenti non avreste fatto venir meno i principi di laicità ai quali
si richiama e si riconduce l'ordinamento generale dello Stato, principi che con
questo provvedimento, voi, invece, ledete in modo grave.
Per tutte queste ragioni i deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo
esprimeranno un voto contrario al presente provvedimento (Applausi dei deputati
del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Rodeghiero. Ne ha facoltà.
FLAVIO RODEGHIERO. Signor Presidente, voglio innanzitutto ricordare il
lavoro svolto nella scorsa legislatura dall'altro ramo del Parlamento su tale
questione e, in particolare, quello del senatore Brignone, che ha svolto
un'eccellente introduzione anche in riferimento all'evolversi, nelle varie forme
in cui questo si è espresso, dell'insegnamento della religione cattolica nel
nostro paese, grazie anche ad un largo e condiviso supporto da parte delle
commissioni cultura e lavoro.
Si tratta di un atto di giustizia che, come è già stato sottolineato, ha preso
avvio nella scorsa legislatura e che ha visto coinvolte tutte le parti
politiche, seppure oggi su fronti diversi in tema di responsabilità di Governo
del paese.
Il provvedimento che è stato approvato durante la scorsa legislatura al Senato,
come quello che stiamo per approvare oggi, è un atto complesso che va incontro
ad un problema altrettanto complesso: per tale motivo, ritengo che alcuni
rilievi svolti dall'opposizione circa possibili disparità presenti in alcuni
aspetti che potrebbero trasparire dal testo non siano totalmente infondati.
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Tuttavia, siamo di fronte ad una situazione
determinata da un aspetto storico, quello della realtà del nostro paese, nel
quale l'esistenza dello Stato della Chiesa e il grande patrimonio storico che
costituisce la cultura religiosa nell'evoluzione storica e sociale di questo
paese, evidentemente ci fanno assumere anche degli impegni, come è accaduto con
il Concordato, rinnovato nel 1984. Siamo di fronte a situazioni che vanno
riconosciute - lo ripeto - nella loro fondatezza storica. Ciò è dimostrato dalle
adesioni alle richieste di fruizione di questo insegnamento da parte di
moltissimi alunni, anche al di là delle convinzioni religiose.
Pertanto il nostro intervento, come dicevo, è inquadrato in questa cornice
storica ed istituzionale. D'altra parte, vi è anche un dovere da parte della
Commissione lavoro di dare dignità (una dignità che per troppo tempo è mancata)
alla preziosa funzione di questo insegnamento nell'ambito delle materie
curricolari nella scuola italiana ed a quanto svolto da questi insegnanti in
tanti anni anche con riferimento ad una disparità di trattamento esistente, per
esempio dal punto di vista previdenziale, rispetto agli altri colleghi.
Si è inteso, quindi, dare certezze e modalità precise. Credo che questo
rappresenti l'assolvimento di una responsabilità che il Governo nel 1984, con la
conclusione di quel Concordato, e complessivamente questo Parlamento hanno
assunto.
A mio avviso, in questa occasione non è stato sufficientemente approfondito un
aspetto culturale, neanche da parte dell'opposizione. Mi riferisco a quello
dell'organizzazione, per quanto riguarda le competenze e gli ambiti, delle
facoltà di teologia. A tal riguardo, vi è, per certi versi, un'anomalia del
sistema italiano, che di per sé stesso, se affrontato con una modalità
organizzativa diversa, potrebbe invece costituire una ricchezza anche di
riflessione e di studio.
Non va dimenticato, infatti, che oggi il titolo di studio richiesto per
l'insegnamento e, comunque, la formazione data dalle facoltà di teologia è
estremamente ricche e potrebbe arricchirsi ancora di più, se la ricerca fosse
ampliata anche ad un ambito di responsabilità di organizzazione determinata
dallo Stato. Il titolo di studio richiesto oggi per l'insegnamento è comprensivo
anche di una formazione circa le scienze
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sociali, filosofiche e storiche
estremamente ricca. Pertanto, non concordo con alcuni rilievi svolti
dall'opposizione in ordine al fatto che non sia richiesta la laurea o che questi
soggetti, una volta che vi sia un esubero o che venga revocata l'idoneità, siano
adibiti ad altro insegnamento. Lo ripeto: il titolo di studio richiesto è
estremamente ricco e potrebbe arricchirsi ancora di più. Tuttavia, in sostanza,
si dà una certezza giuridica a tanti lavoratori (questo è il fatto nuovo anche
rispetto alla conclusione del Concordato nel 1984). Peraltro, più dell'80 per
cento di essi sono laici e avvertono il bisogno di una sicurezza economica,
anche in considerazione del fatto che molti di loro hanno una famiglia e dei
figli. Quindi, è una situazione complessivamente nuova che ha un fondamento
estremamente legato alle nostre responsabilità istituzionali.
Non si tratta di discutere di laicità o meno dello Stato, bensì di affrontare un
problema concreto. Credo che questo Parlamento lo abbia fatto in modo concreto e
- lo ripeto - ulteriori ambiti di riflessione, anche per quanto riguarda le
facoltà di teologia, potranno essere ripresi in altri momenti. Certamente,
quello che stiamo compiendo oggi è un atto dovuto, pur nella complessità
dell'articolato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Mazzuca Poggiolini. Ne ha facoltà.
CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Signor Presidente, il gruppo
Misto-UDEUR-Popolari per l'Europa, pur con talune perplessità, voterà a favore
di questo provvedimento e ciò, innanzitutto, perché davvero da troppo tempo
precari ed insegnanti di religione attendono l'immissione in ruolo. Tuttavia,
occorre sottolineare ancora una volta l'incongruità del Governo, che sceglie
questa immissione in ruolo e, poi, destina e condanna alla precarietà migliaia
di altri insegnanti.
In secondo luogo, perché l'insegnamento della religione - che non è catechismo,
come sappiamo benissimo - concorre a trasmettere alle giovani generazioni valori
fondamentali propri non solo della religione cattolica, ma anche di tutte le
altre religioni. Si tratta di valori che servono ad alimentare la base del
convivere civile pur all'interno di uno Stato laico: credo sia assurdo volersene
dimenticare.
Votiamo a favore, quindi, ma - come ho detto - con giustificate perplessità ed
un punta forte di amarezza. È,
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infatti, grave, a nostro parere, in
rapporto al modo dell'inserimento, alla mobilità ed alla formazione, che il
Governo abbia voluto respingere tutti gli emendamenti e non abbia accettato
soluzioni coerenti innanzitutto con il quadro costituzionale e delle leggi
vigenti, nonché con le giuste aspettative di altre migliaia di insegnanti. Si
sarebbe mostrato rispetto per il mondo della scuola ma, più in generale,
rispetto per lo Stato e le sue leggi. Questo è un valore forte, colleghi
parlamentari, che giustifica la nostra permanenza in questa sede, la nostra
responsabilità, l'esistenza stessa di un Parlamento democraticamente eletto e
tutti i poteri della Repubblica in quanto tutte le forme istituzionali che essa
si è data vengono rispettate in toto. Ciò non è stato fatto con questa legge.
Dunque, ritengo opportuna una riflessione perché questo può costituire un
passetto verso una strada scivolosa che non si sa dove potrebbe portarci
(Applausi dei deputati del gruppo misto-UDEUR-Popolari per l'Europa).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo
personale l'onorevole Di Teodoro, al quale ricordo che ha tre minuti a
disposizione. Ne ha facoltà.
ANDREA DI TEODORO. Signor Presidente, voglio esprimere come laico, prima
ancora che come credente, il mio voto favorevole a questo provvedimento. Si sana
finalmente, dopo moltissimi anni di disparità di trattamento, la condizione di
20 mila lavoratori italiani che erano in una situazione insostenibile dal punto
di vista della giustizia e della parità di trattamento rispetto a tutti gli
altri lavoratori del comparto della scuola. Tali insegnanti che, come è stato
ricordato, sono per l'80 per cento laici e che hanno la necessità di mantenere
una famiglia ed affrontare il costo della vita come tutti gli altri insegnanti
della scuola italiana, sono finalmente inquadrati nei ruoli organici della
scuola e trattati come tutti gli altri insegnanti.
Apprezzo molto l'atteggiamento di quella parte dell'opposizione che voterà con
noi favorevolmente a questo provvedimento, mentre mi rammarico per
l'atteggiamento di chiusura preconcetta e pregiudiziale dei Democratici di
sinistra che, pur avendo dato in Commissione un accenno, al principio della
nostra istruttoria, di disponibilità si sono, poi, attestati su una
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posizione di chiusura. Basti soltanto
ricordare le critiche che ho sentito avanzare in questa sede circa il concorso
con cui sarebbero immessi in ruolo, per il 70 per cento delle disponibilità
degli organici, gli insegnanti di religione cattolica: è stato definito un
concorso anomalo quando, in realtà, vi sono stati, negli anni scorsi, migliaia e
migliaia di precari sanati con scivoli di ingresso assolutamente agevolati quali
corsi abilitanti o corsi-concorsi. Per gli insegnanti di religione cattolica,
almeno, il legislatore prevede un concorso, cosa che non è stata fatta per altri
precari, come ho appena detto.
Inoltre, mi pare che la procedura di mobilità professionale a cui gli insegnanti
di religione sarebbero sottoposti nel caso di revoca dell'idoneità da parte
dell'ordinario diocesano sia subordinata al possesso dei requisiti per
l'insegnamento della disciplina cui sarebbero dirottati. Ciò, quindi, non
prevarica in alcun modo la possibilità di altri insegnanti di accedere con
parità di trattamento allo stesso insegnamento, fermo restando che tale tipo di
procedura viene oggi applicata per altre categorie di insegnanti, come gli
insegnanti di sostegno.
Per tutte queste ragioni voterò, con coscienza serena di laico, favorevolmente a
questo provvedimento.
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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni, al quale ricordo che ha
sei minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Vorrei ribadire la contrarietà al provvedimento in esame,
sulla quale più volte abbiamo insistito. È una contrarietà di fondo di chi, come
noi, è contrario all'idea e alla pratica del testo concordatario e non lo fa
ovviamente per una guerra di religione, ma in base a un semplice principio
liberale, in verità assai negletto in questa nostro paese: libera Chiesa in
libero Stato.
Siamo quindi contrari alla posizione di privilegio derivante dal testo
concordatario (più le innovazioni e gli aggiornamenti del 1984) all'insegnamento
della religione cattolica all'interno della nostra scuola pubblica. Siamo
contrari, perché pensiamo che una scuola pubblica debba insegnare la storia
delle religioni, cioè come l'umanità ha affrontato il problema della
trascendenza e quanto questa abbia pesato nella storia della formazione del
pensiero moderno, della filosofia, dei modi di vita e dei modi di pensiero: che
è evidentemente un'altra cosa.
Questo tema verrà riproposto, onorevole colleghi, perché che lo vogliate o no,
legge Bossi-Fini o meno, questa società è destinata a diventare multireligiosa e
multiculturale, con una presenza variegata di popoli del mondo. Ci troveremo
quindi anche di fronte alla necessità di dover affrontare altri temi, anche in
materia religiosa.
Siamo dunque di fronte a un testo che oltretutto è antistorico, oltre ad essere,
dal mio punto di vista, cioè dal punto di vista del principio di una sana
laicità dello Stato, un testo sbagliato. Naturalmente, anche se questo non è
l'unico problema, tuttavia è il problema di fondo, che richiamo con insistenza.
Un ulteriore problema riguarda la modalità con la quale si è voluto risolvere il
tema degli insegnanti di religione, cioè con l'immissione in ruolo. Cosa
sbagliata: perché crea un doppio canale. Cosa grave: perché crea una possibilità
di scavalco di altri. Cosa ancora più grave, dal momento che qualora venisse
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meno l'idoneità questi insegnanti potranno
passare ad altro insegnamento.
In sostanza si crea quindi una doppia autorità all'interno dell'ordinamento
scolastico: quella che deriva appunto dalla responsabilità statuale in materia
di pubblica istruzione e di organizzazione della medesima e quella che deriva
dall'organizzazione chiesastica, cioè dalla diocesi. Tutto ciò lo ritengo
assolutamente inaccettabile. È questa la ragione della nostra contrarietà.
Vorrei però sottolineare che noi abbiamo affrontato questo tema non in maniera
integralista, né tanto meno fondamentalista. Detta l'opposizione di fondo, non
mascherata ipocriticamente ma obiezione alla sostanza del provvedimento, ci
siamo anche fatti carico naturalmente del fatto che questi insegnanti di
religione sono lavoratori a tutti gli effetti, e come tali sotto questo profilo
vanno tutelati. Per questo, pur scartando l'ipotesi dell'immissione in ruolo,
abbiamo insistentemente chiesto che le loro condizioni in base alla nomina
annuale fossero quelle degli insegnanti a tempo indeterminato e che essi quindi
godessero delle stesse condizioni degli altri insegnanti, sotto ogni profilo.
Infine ci siamo occupati - ma, francamente, siamo stati solamente in pochi a
farlo - del principio della libertà di scelta, sancito dalla legislazione
(formalmente sarebbe anche sancito persino dal patto concordatario, salvo che
poi dallo stesso venga immediatamente negato), cioè della possibilità di
un'alternativa alla cosiddetta ora di religione. Ora se questo è possibile per
ciò che riguarda alunni che dispongono di libera scelta, è assolutamente ed
evidentemente negato (e ciò è particolarmente grave) per gli alunni della scuola
materna e della scuola elementare, i quali in base all'unicità della figura del
docente normale, al quale si sovrappone l'insegnante di religione, vedono
evidentemente ricattata la loro possibilità - che in questo caso ovviamente
viene esercitata su volontà diretta ed espressa da parte dei genitori - di
svolgere altre attività didattiche utili alla loro formazione, mentre altri
liberamente scelgono l'insegnamento religioso.
Tutto ciò configura, ancora una volta, un oscuramento e un oscurantismo della
ragione, delle libertà collettive ed individuali, dei diritti e della qualità
dell'istruzione nel nostro paese.
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Si tratta di un passo grave, quindi
esprimeremo un voto contrario su questo provvedimento (Applausi dei deputati del
gruppo di Rifondazione comunista e di deputati del gruppo dei Democratici di
sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Galvagno, al quale ricordo che ha a disposizione tre minuti. Ne ha facoltà.
GIORGIO GALVAGNO. Signor Presidente, intervengo per svolgere alcune
considerazioni su questo disegno di legge.
Se ci sono voluti 17 anni per giungere a questa formulazione è perché la materia
è complessa e complicata ed è difficile trovare un giusto punto di equilibrio.
Con questo provvedimento si è cercato di trovare tale equilibrio e, quando le
cose sono così complesse, difficilmente si fanno dei capolavori. Comunque,
questo disegno di legge, grazie anche al lavoro svolto dalla Commissione e, in
particolare, da alcuni suoi membri che hanno dimostrato molta qualità e
capacità, riesce a sistemare le cose.
Il fatto che ormai, all'interno della scuola, ci sono così tanti laici, non
costituisce un fatto positivo o negativo, ma rappresenta una constatazione, in
quanto non ci sono più preti, neanche per le parrocchie. Dunque,
presumibilmente, l'ingresso dei laici è un fatto che si è verificato per
circostanze del tutto occasionali, fortuite. A dire il vero, i preti che
insegnavano religione a me davano qualche garanzia in più in quanto, trattandosi
di persone che ascoltano i peccati della gente, hanno sicuramente maggiore
umanità e capacità di comprendere; speriamo che i nuovi insegnanti siano
altrettanto capaci!
L'elemento positivo di questo provvedimento - che, peraltro, è contraddittorio e
presenta dei limiti - sta nel fatto che non introduce nella scuola elementi di
difficoltà; la scuola ha sopportato così tante cose, quindi sopporterà anche
questo! Siamo di fronte ad un punto che, paradossalmente, la sinistra considera
negativo, vale a dire il fatto che viene tolto all'autorità ecclesiastica il
potere di vita e di licenziamento nei confronti degli insegnanti. È giusto che
tale potere sia sottratto all'autorità ecclesiastica e che gli insegnanti, che
possiedono un'altra formazione rispetto a quella di qualche anno fa,
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possano trovare nello Stato elementi di
garanzia e di continuità per il loro lavoro.
Per queste ragioni esprimerò un voto favorevole sul presente provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Filippo Mancuso. Ne ha facoltà.
FILIPPO MANCUSO. Signor Presidente, signori deputati, duole non vedere
presente al dibattito e al voto di questo testo significativo il ministro della
pubblica istruzione, che pure è intestatario di esso e dal quale deriva il senso
culturale, filosofico e pedagogico del testo medesimo.
Modestamente, sono dell'avviso che ciò, invece, sarebbe stato conveniente, in
funzione della sempre invocata coerenza dell'azione politica e per dar forza,
anche simbolica, a quanto questo testo - che non è né ideologico, né fanatico,
né facinoroso - comporta.
Sto intervenendo proprio per sottolineare che vi sono ancora uomini che possono
testimoniare, in un paese in cui la religione cattolica non è più concepita come
religione di Stato, ma comunque come l'anima stessa della propria cultura
prevalente, il debito di riconoscenza e di devozione che, nella loro formazione
e nella loro vita, hanno tratto dall'insegnamento scolastico della religione.
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Del resto, la materia controvertibile
sarebbe stata quella disciplinata dalla riforma del Concordato, che stabilisce
proprio il tipo di insegnamento della religione cattolica nei nostri sistemi
scolastici. Questo provvedimento non fa altro che sistemare il personale addetto
ad una funzione già prestabilita. Come forse avrebbe dovuto venire a dire il
ministro, e non il più modesto dei deputati, si tratta di cosa che appartiene al
dovere di chi sente queste cose, come appartiene al dovere di chi, invece, le
avversa, dirlo e dichiararlo. Non vedo fanatismo nella legge né come finalità né
come strumento.
Quanto allo strumento, ne ho parlato. Quanto alla finalità, si potrebbe persino
censurare in senso opposto che il reclutamento del personale abilitato a questo
tipo di insegnamento venga fatto con esclusione tassativa di una valutazione
della cultura religiosa, laddove, se fosse vero che si tratta di un
provvedimento di tipo teocratico, come prima misura, il legislatore avrebbe
dovuto garantirsi la formazione e non soltanto l'idoneità didattica dei
possibili docenti. Ancora una volta, ci stiamo trovando nella discordanza logica
nella politica che, purtroppo, non guarda in faccia a nulla, pur di significare
persino le proprie assenze. Con tutto il rispetto per la presenza di eventuali
sostituti, non cesserò di deplorare l'assenza del ministro che offende noi,
offende noi cattolici, praticanti e ferventi, e offende il senso politico di cui
la Casa delle libertà ha fatto uno degli alimenti, purtroppo solo
propagandistici, della propria azione.
Con la consapevolezza piena della modestia della persona che parla, sentiamo il
dovere e - starei per dire - l'impeto di sostenere che la scuola cattolica è la
scuola dell'anima italiana (Applausi del deputato Camo).
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del
provvedimento.
MARCELLO TAGLIALATELA, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCELLO TAGLIALATELA, Relatore. Signor Presidente, intervengo per pochi
minuti, soltanto per puntualizzare alcune
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questioni che, francamente, sembrano essere
state esattamente capovolte dalla discussione svoltasi in aula ieri ed oggi.
Vorrei ricordare ai colleghi che, attraverso questo provvedimento, viene
istituito il ruolo degli insegnanti di religione. Sulla base di questa
considerazione, risulta evidente che, sino ad oggi, sono stati proprio gli
insegnanti di religione ad essere considerati come figli di un Dio minore e che
questa legge garantisce loro parità di diritti rispetto ai colleghi che
insegnano altre materie all'interno della scuola italiana.
C'è bisogno anche di ribadire qualche giudizio che mi sembra sia stato espresso
in modo frettoloso. Non è vero che tali docenti non abbiano titoli di studio:
per poter insegnare la religione cattolica nelle scuole italiane, ai sensi
dell'intesa con lo Stato Vaticano, gli insegnanti hanno bisogno di un titolo
ecclesiastico, specificamente previsto. È altrettanto vero un ulteriore dato che
mi sembra sia stato dimenticato quest'oggi. Tali insegnati svolgeranno un
concorso. Saranno sottoposti ad una prova e questa prova sarà valutata. È vero
che nel testo di legge non compare il termine «graduatoria», ma i colleghi della
Commissione sanno perfettamente i motivi per i quali ciò accade. Sanno anche
perfettamente che è stata trovata una soluzione, che a me pare felice, in modo
tale che si possa determinare una graduatoria di merito.
Certamente, molti altri argomenti potranno essere portati all'attenzione del
Parlamento per quanto riguarda, complessivamente, l'aspetto culturale della
religione, non soltanto di quella cattolica.
Ma questo disegno di legge ha un compito diverso che mi pare svolga bene e con
precisione: quello di istituire il ruolo degli insegnanti di religione, di dare
loro pari dignità e di farlo attraverso una procedura che mette al centro il
direttore regionale scolastico rispetto alle assegnazioni; tutto questo
contrariamente rispetto al passato. Mi pare questa una conquista di cui tutto il
Parlamento potrà andare fiero.
Ringrazio, ovviamente, tutti i colleghi della Commissione, sia quelli che
voteranno a favore, ma anche quelli che voteranno in dissenso, perché comunque
il loro contributo in Commissione è stato particolarmente significativo, tant'è
vero
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che la Commissione si è riunita molte
volte, vi sono state molte audizioni ed si è svolta con grande profondità la
valutazione del testo.
(Coordinamento - A.C. 2480)
PRESIDENTE. Prima di passare alla votazione
finale, chiedo che la Presidenza sia autorizzata a procedere al coordinamento
formale del testo approvato.
Se non vi sono obiezioni, rimane così stabilito.
(Così rimane stabilito).
(Votazione finale e approvazione - A.C. 2480)
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione
finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul
disegno di legge n. 2480, di cui si è testé concluso l'esame.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:
«Norme sullo stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica degli
istituti e delle scuole di ogni ordine e grado» (2480):
Presenti 347
Votanti 336
Astenuti 11
Maggioranza 169
Hanno votato sì 231
Hanno votato no 105
Sono in missione 105 deputati.
(La Camera approva - Vedi votazioni).
Prendo atto che l'onorevole Lucidi voleva astenersi e non esprimere voto
contrario, che l'onorevole Burtone voleva votare a favore e non astenersi e che
l'onorevole Lettieri voleva votare a favore e non in senso contrario.
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Pertanto, sono così assorbite le proposte
di legge n. 561, 580, 737, 909, 1433, 1487, 1493, 1908, 1972.
Trasmissione dal Senato di un disegno di legge di conversione e sua assegnazione
a Commissione in sede referente.
Fonte: camera.it
(tratto dalle bozze non corrette - in corso di seduta)