La discussione alla Camera 
-5 dicembre 2002-

Conclusi i lavori alla Camera sul disegno di legge 2480 con l'approvazione dei vari articoli frutto del lavoro della Commissione Lavoro sul testo base del Governo (così la votazione sugli emendamenti). Ora il testo dovrà passare al Senato. Così il risultato della votazione finale:

«Norme sullo stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica degli istituti e delle scuole di ogni ordine e grado» (2480):
Presenti 347
Votanti 336
Astenuti 11
Maggioranza 169
Hanno votato sì 231
Hanno votato no 105
Sono in missione 105 deputati.

(La Camera approva)

Hanno dichiarato il loro voto:

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2480)
Barbieri Antonio (FI)
Barbieri Emerenzio (UDC)
Benedetti Valentini Domenico (AN)
Campa Cesare (FI)
Delbono Emilio (MARGH-U)
Di Teodoro Andrea (FI)
Galvagno Giorgio (FI)
Gianni Alfonso (RC)
La Malfa Giorgio (Misto-LdRN.PSI)
Maccanico Antonio (MARGH-U)
Mancuso Filippo (Misto)
Mazzuca Poggiolini Carla (Misto-UDEUR-PpE)
Nigra Alberto (DS-U)
Rodeghiero Flavio (LNP)
Taglialatela Marcello (AN), Relatore
Villetti Roberto (Misto-SDI)

(Leggi le dichiarazioni)

In versione .pdf è possibile analizzare nei particolari come hanno votato singolarmente gli onorevoli. Poiché non è possibile modificare il file prelevato dal sito della Camera, lo ripresentiamo integralmente.
Scarica i documenti:
prima parte

seconda parte
.


Seduta n. 235 di giovedì 5 dicembre 2002

INDICE
Seguito della discussione del disegno di legge: Norme sullo stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica degli istituti e delle scuole di ogni ordine e grado (2480) e delle abbinate proposte di legge: Molinari; Tonino Loddo ed altri; Angela Napoli; Lumia; Landolfi; Coronella e Messa; Di Teodoro ed altri; Luigi Pepe; Antonio Barbieri (561-580-737-909-1433-1487-1493-1908-1972)
... 7
Presidente ... 7

(Esame dell'articolo 4 - A.C. 2480) ... 7
Presidente ... 7
Aprea Valentina, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca ... 7
Benedetti Valentini Domenico, Presidente della XI Commissione ... 7

Preavviso di votazioni elettroniche ... 7
Presidente ... 7

(La seduta, sospesa alle 9,50, è ripresa alle 10,10) ... 9

Si riprende la discussione ... 9

(Ripresa esame dell'articolo 4 - A.C. 2480) ... 9
Presidente ... 9 11 13 15 17 20 23 24 25 26 27 28 30 31 32 33
Aprea Valentina, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca ... 9
Capitelli Piera (DS-U) ... 13 15 24 27
Delbono Emilio (MARGH-U) ... 20
Duilio Lino (MARGH-U) ... 27
Grignaffini Giovanna (DS-U) ... 30
La Malfa Giorgio (Misto-LdRN.PSI) ... 15
Mazzuca Poggiolini Carla (Misto-UDEUR-PpE) ... 29 33
Motta Carmen (DS-U) ... 23 24 31 32
Nigra Alberto (DS-U) ... 11 18 21
Rossiello Giuseppe (DS-U) ... 25
Sasso Alba (DS-U) ... 16 26

(Esame dell'articolo 5 - A.C. 2480) ... 34
Presidente ... 34 35 36 37 38 39 40 41
Caldoro Stefano, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca ... 34
Capitelli Piera (DS-U) ... 34
Delbono Emilio (MARGH-U) ... 40 41
Gambale Giuseppe (MARGH-U) ... 36 40
Innocenti Renzo (DS-U) ... 36
Mazzuca Poggiolini Carla (Misto-UDEUR-PpE) ... 40
Motta Carmen (DS-U) ... 35
Nigra Alberto (DS-U) ... 39
Rodeghiero Flavio (LNP) ... 35 36
Sasso Alba (DS-U) ... 37 38
Taglialatela Marcello, Relatore ... 34

(Esame dell'articolo 6 - A.C. 2480) ... 44
Presidente ... 44 45
Caldoro Stefano, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca ... 45
Motta Carmen (DS-U) ... 45
Taglialatela Marcello, Relatore ... 44

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2480) ... 47
Presidente ... 47 51 52 54 57 60 62 63 66 67 69 71 72 74 76 77 78
Barbieri Antonio (FI) ... 60 62
Barbieri Emerenzio (UDC) ... 52
Benedetti Valentini Domenico (AN) ... 58
Campa Cesare (FI) ... 63
Delbono Emilio (MARGH-U) ... 47
Di Teodoro Andrea (FI) ... 72
Galvagno Giorgio (FI) ... 76
Gianni Alfonso (RC) ... 74
La Malfa Giorgio (Misto-LdRN.PSI) ... 51
Maccanico Antonio (MARGH-U) ... 66
Mancuso Filippo (Misto) ... 77
Mazzuca Poggiolini Carla (Misto-UDEUR-PpE) ... 71
Nigra Alberto (DS-U) ... 67
Rodeghiero Flavio (LNP) ... 69
Taglialatela Marcello, Relatore ... 78
Villetti Roberto (Misto-SDI) ... 54

(Coordinamento - A.C. 2480) ... 80
Presidente ... 80

(Votazione finale e approvazione - A.C. 2480) ... 80
Presidente ... 80

Trasmissione dal Senato di un disegno di legge di conversione e sua assegnazione a Commissione in sede referente ... 81
Presidente ... 81
[....]
Allegato contenente i documenti di seduta
Disegno di legge n. 2480 ed altri

 


Seguito della discussione del disegno di legge: Norme sullo stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica degli istituti e delle scuole di ogni ordine e grado (2480) e delle abbinate proposte di legge: Molinari; Tonino Loddo ed altri; Angela Napoli; Lumia; Landolfi; Coronella e Messa; Di Teodoro ed altri; Luigi Pepe; Antonio Barbieri (561-580-737-909-1433-1487-1493-1908-1972) (ore 9,47).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Norme sullo stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica degli istituti e delle scuole di ogni ordine e grado; e delle abbinate proposte di legge d'iniziativa dei deputati: Molinari; Tonino Loddo ed altri; Angela Napoli; Lumia; Landolfi; Coronella e Messa; Di Teodoro ed altri; Luigi Pepe; Antonio Barbieri.
Ricordo che nella seduta di ieri sono stati approvati gli articoli 1, 2 e 3.

(Esame dell'articolo 4 - A.C. 2480)

PRESIDENTE. Passiamo dunque all'esame dell'articolo 4 e delle proposte emendative al ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 2480 sezione 1).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI, Presidente della XI Commissione. Signor Presidente, sostituisco momentaneamente il relatore, onorevole Taglialatela.
La Commissione esprime parere contrario su tutte le proposte emendative presentate all'articolo 4.
PRESIDENTE. Il Governo?
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.


Pag. 7


Preavviso di votazioni elettroniche.
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono


Pag. 8


da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del regolamento.
Per consentire il decorso del termine regolamentare di preavviso, sospendo la seduta fino alle 10,10.


Pag. 9


La seduta, sospesa alle 9,50, è ripresa alle 10,10.

Si riprende la discussione.

(Ripresa esame dell'articolo 4 - A.C. 2480)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Sasso 4.5.
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, sono già stati espressi pareri sugli emendamenti all'articolo 4 e mentre confermo il parere conforme a quello espresso dal relatore, che in realtà è contrario agli emendamenti presentati, vorrei approfittare di questo momento della ripresa dei lavori per rivolgermi all'aula e fare un po' la storia breve di questo provvedimento e della posizione del Governo.
Nel ribadire che il Governo si è mosso in continuità con la volontà politica emersa chiaramente nella scorsa legislatura, come è stato ricordato da alcuni deputati che sono già intervenuti, e che questo ci ha portato a presentare, con iniziativa governativa, il provvedimento che stiamo discutendo da qualche giorno, vorrei riaffermare che il Governo in questa scelta è stato confortato da alcune situazioni che si sono verificate. Intanto, da un considerevole numero di proposte di legge presentate anche all'inizio di questa legislatura. In questo senso, colgo l'occasione per ringraziare i deputati di maggioranza e del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo che hanno presentato, immediatamente, all'inizio di questa legislatura, proposte di legge che andavano in questa direzione. Non solo, in questo siamo stati confortati dal fatto che la Commissione lavoro - quindi, ringrazio il presidente Benedetti Valentini -,


Pag. 10


prima ancora che il Consiglio dei ministri approvasse il disegno di legge, aveva già iniziato l'istruttoria in Commissione. Inoltre, non solo siamo stati confortati del consenso, certamente pieno, delle forze di maggioranza, ma anche da quello espresso immediatamente dal gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo, che colgo l'occasione per ringraziare. Pertanto, ringrazio sia le forze di maggioranza che il gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo per avere contribuito a migliorare il testo, perché, naturalmente, di questo stiamo parlando, degli emendamenti: per questo voglio parlare di come abbiamo lavorato. Poiché, sono intervenute delle modifiche, mi piace ricordare e riconoscere all'aula, alle forze politiche di maggioranza e al gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo, che questi miglioramenti sono intervenuti proprio tenendo contro delle proposte che sono state presentate, soprattutto per chiarire alcuni passaggi particolarmente delicati del provvedimento. Ora ne affronteremo certamente due: la mobilità di questo personale e il primo concorso, quello riservato agli insegnanti - è stato detto - precari, gli insegnanti di religione che hanno svolto finora questo insegnamento nelle nostre scuole.
Mentre mi avvio alla conclusione, voglio ricordare tre questioni. Intanto, che esistono dei limiti oggettivi alla discussione, anche tra Governo e forze politiche, perché su questo provvedimento c'è una norma pattizia. Quindi, noi abbiamo di vincoli precisi, dettati dal Concordato e dalle sue norme di attuazione. Pertanto, ancorché ci sia stata la volontà, naturalmente, di andare incontro a tutta una serie di problemi aperti e dall'inserimento di questi insegnanti nel sistema scolastico italiano, il limite è la norma pattizia che quindi ci impone dei paletti precisi. Sicuramente, la strada che abbiamo scelto, quella degli organici e, quindi, dello stato giuridico degli insegnanti, rispetta la norma pattizia e anche la migliore tradizione del sistema scolastico italiano e gli insegnanti precari, ossia quelli che hanno prestato un servizio senza demerito nella scuola, alla fine si vedono riconosciuto, comunque, un legittimo stato giuridico.


Pag. 11


All'onorevole Duilio, che in questo articolo insiste sul discorso dell'inserimento nelle graduatorie permanenti piuttosto che nella mobilità ad altri insegnamenti, voglio rispondere che la strada indicata dal testo è quella maggiormente conforme alle norme già esistenti, poiché le condizioni previste per poter insegnare altre materie all'interno del sistema scolastico sono le stesse previste per gli insegnanti che poi vengono immessi in ruolo. Un conto sono i titoli previsti per insegnare la religione cattolica, per intenderci i titoli della norma pattizia, quindi anche titoli ecclesiastici prescindendo dalla laurea conseguita in università statali, altro conto è se questi insegnanti verranno utilizzati per insegnamenti normali, in questo caso per poterlo fare dovranno possedere gli stessi titoli di tutti gli altri insegnanti. Questo è il ragionamento che ci ha portato a non considerare la richiesta dell'onorevole Duilio. Confermo che per quanto riguarda l'articolo 5 la Margherita ha fornito un grande contributo, come del resto tutte le forze politiche di maggioranza, che su tale articolo avevano presentato una serie di emendamenti che sono stati messi insieme e rivisti. Devo dire che l'onorevole Taglialatela in questo caso ha svolto un lavoro prezioso, si può dire tranquillamente che ha saputo tessere una «tela» molto valida e di ciò lo ringrazio. Credo che gli sforzi compiuti siano stati tutti quelli possibili, di più non avremmo potuto fare. Augurandomi che questo confronto nel merito di alcune materie che discuteremo adesso, affrontate negli articoli 4 e 5, porterà un ulteriore arricchimento soprattutto per quanto riguarda gli adempimenti successivi all'approvazione di questa legge, credo che possiamo riprendere il nostro lavoro con la consapevolezza che il Governo ringrazia tutte le forze di maggioranza e quelle della Margherita per l'iter agevole che il provvedimento ha avuto per merito di questa convergenza di volontà politica che noi non abbiamo mai ignorato ma intendiamo, anzi, valorizzare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nigra. Ne ha facoltà.
ALBERTO NIGRA. Grazie Presidente. Ringrazio il sottosegretario Aprea per il suo intervento perché ci consente, anche


Pag. 12


a questo punto della discussione, di ribadire una serie di punti che, per quanto riguarda i democratici di sinistra, sono dirimenti su questa vicenda. Li voglio ribadire, precisandoli ulteriormente rispetto a quanto già hanno fatto i colleghi che mi hanno preceduto su questi argomenti. Innanzitutto, non sono messi in discussione i contenuti del Concordato e le sue ispirazioni, che noi condividiamo fino in fondo, anche per quanto riguarda il tema dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado. Sappiamo che il tema del reclutamento degli insegnanti di religione cattolica è un argomento delicato ed anche complicato da risolvere.
Esso, infatti, richiede - d'altronde questo Parlamento e quelli precedenti si sono impegnati al riguardo - che si ricerchi un complesso, difficile e delicato equilibrio tra i docenti di religione cattolica, che devono essere messi nella condizione di essere stabilizzati, e gli altri docenti che, tuttavia, non devono uscire da tale situazione palesemente penalizzati nel loro diritto di uguaglianza rispetto agli altri docenti, in questo caso a quelli di regioni cattolica.
Inoltre, deve essere evitato un rischio che non riguarda ovviamente gli insegnanti di religione cattolica. In questo caso, infatti, stiamo parlando di un argomento concordatario che, come già ho affermato, condividiamo; tuttavia, riteniamo che non debba essere scaricato sulle successive fasi che si possono determinare nella vita di questi docenti, tra l'altro legate agli articoli dei quali fra poco parleremo concernenti la mobilità. Non dobbiamo rendere pervasiva la presenza di una autorità terza, qualunque essa sia, nell'assunzione di personale dello Stato che non sia direttamente collegato e connesso al tema di cui stiamo trattando.
Il provvedimento in esame, a nostro giudizio, invece commette questo errore perché travalica abbondantemente tale confine, ricercando una soluzione, che non trova, di equilibrio e determinando una lesione - è il nostro giudizio - dei principi di uguaglianza tra i docenti nel loro complesso ed i docenti di religione cattolica che, dall'approvazione del provvedimento in poi, diventerebbero a tutti gli effetti comparabili con gli altri docenti, con riferimento ovviamente al loro inserimento all'interno del sistema scolastico.


Pag. 13


Anche sulla base degli emendamenti ancora da esaminare, dobbiamo cercare di migliorare il provvedimento in esame, con l'accoglimento di alcuni nostri emendamenti che, in qualche modo, risolvono o evitano il determinarsi di questa situazione di squilibrio in un prossimo futuro; squilibrio che, a nostro giudizio, tra l'altro finirebbe con il produrre un'ulteriore conseguenza negativa. Non temiamo tanto l'apertura su tale argomento di un contenzioso di carattere politico (non si sta discutendo di concordato perché non è questa la sede, non è questo l'argomento sul quale aprire una discussione sul concordato stesso) quanto l'apertura di un vero e proprio contenzioso di carattere giudiziario. I docenti che vedranno lesa la loro condizione in seguito all'immissione nelle altre classi di insegnamento di docenti provenienti da questo tipo di reclutamento finiranno ovviamente per ricorrere di fronte all'autorità giudiziaria, determinando un clima di totale incertezza nella scuola e di caos in misura maggiore di quanto già oggi non ce ne sia, sulla base ovviamente anche di altri provvedimenti (o mancati provvedimenti) assunti dal Governo nel corso di questo primo anno e mezzo di vita.
Pertanto, richiediamo ulteriormente la disponibilità a ragionare sui contenuti migliorativi dei nostri emendamenti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Capitelli a cui ricordo che ha a disposizione un minuto di tempo. Ne ha facoltà.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, chiedo l'attenzione dell'onorevole Aprea che ha dato i voti ai diversi gruppi, segnalando chi collabora e chi non lo fa. Il mio gruppo, sicuramente, avrebbe collaborato se questa volontà fosse stata reciproca.
Sull'articolo in esame vi sarebbe stato bisogno di maggiore collaborazione perché sul medesimo, purtroppo, è arrivato a dissentire anche chi non era ed è ostile al provvedimento in esame (a molti, infatti, sembra corretto attribuire lo status giuridico agli insegnanti di religione). Pertanto, il tema della mobilità avrebbe dovuto essere affrontato con due paletti: il primo si riferisce ad una concezione laica della mobilità per revoca. L'autorità ecclesiastica ha il diritto di procedere alle nomine e alla revoca, mentre lo Stato italiano non può riassumere in caso di revoca.


Pag. 14


L'altro paletto concerne la valorizzazione del ruolo degli insegnanti di religione attraverso il requisito della doppia laurea. Questo requisito avrebbe consentito un passaggio regolamentato e graduale ad altri insegnamenti.


Pag. 15


PIERA CAPITELLI. Non c'è stata alcuna possibilità di discutere sulla base di questi due paletti che ho ricordato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Malfa. Ne ha facoltà.
GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'intervento del rappresentante del Governo mette in evidenza uno dei punti più delicati di tale questione. Il sottosegretario ha fatto riferimento al primo concorso speciale che verrà svolto in base all'articolo 5 del testo al nostro esame.
Se si legge il testo di questo comma, il programma di esame del primo concorso è volto unicamente all'accertamento della conoscenza dell'ordinamento scolastico, degli orientamenti didattici e pedagogici relativi a questi gradi di scuola. In sostanza, noi immettiamo circa ventimila persone nei ruoli dell'amministrazione dello Stato sulla base di questo semplice accertamento. Come si fa a non considerare una grave violazione dei principi di reclutamento dei pubblici funzionari l'introduzione di una norma di questo genere? Pertanto, se si vuole conferire uno status agli insegnanti di religione, che è materia facoltativa, si possono attribuire loro le condizioni economiche analoghe a quelle degli insegnanti, ma non li si può immettere in alcun modo nel corpo dei funzionari dello Stato italiano.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sasso 4.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 294
Votanti 291


Pag. 16


Astenuti 3
Maggioranza 146
Hanno votato sì 130
Hanno votato no 161
Sono in missione 83
)
Prendo atto che l'onorevole Garagnani non è riuscito ad esprimere il proprio voto. Prendo altresì atto che l'onorevole Cialente non è riuscito ad esprimere il proprio voto e che avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Alfonso Gianni 4.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con questo emendamento, molto simile all'emendamento Sasso 4.5, noi prevedevamo alcune correzioni al tipo di reclutamento che questa legge intende adottare. A questo proposito, vorrei dire all'onorevole Aprea che noi abbiamo discusso molto in sede di Commissione lavoro, ma tutti i nostri emendamenti migliorativi per quanto riguarda i concorsi ed il reclutamento relativi a questo personale, non sono stati accolti.
Vorrei ricordare all'Assemblea che l'unico emendamento presentato dal gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo accolto dalla Commissione è stato un emendamento che suggeriva la di mutare la dizione scuola materna in scuola dell'infanzia; una questione di editing, più che altro.
Credo che occorrerebbe ricordare realmente all'onorevole Aprea che i progetti di legge presentati nella scorsa legislatura su questo tema prevedevano ben altre garanzie sia nei confronti dei docenti di religione cattolica sia nei confronti dell'insegnamento che nei confronti dello Stato. Una di tali questioni era la previsione del requisito della laurea. Noi abbiamo ripresentato un emendamento in tal senso, in modo da richiedere la laurea a coloro che partecipavano ad un concorso nella scuola. Questo è stato respinto.
Credo che con questa legge voi andate nella direzione di ipotizzare un reclutamento anomalo nei ruoli dello Stato. Si fa un concorso senza prevedere la laurea. Lo ripeto: ciò è in


Pag. 17


controtendenza con quanto sta avvenendo nella scuola italiana, dove si richiede la laurea per ogni grado scolastico e per ogni disciplina.
Si fa un concorso che si conclude non con una graduatoria, come tutti i concorsi del pubblico impiego, ma con un elenco e noi ieri avevamo presentato un emendamento che proponeva appunto che, dopo il concorso, venisse fatta una graduatoria.
Vorrei spiegare all'Assemblea che l'elenco, in luogo della graduatoria, vuol dire che l'autorità diocesana continua a decidere chi nominare e dove, con il criterio della chiamata nominale e, nonostante questo reclutamento anomalo e in assoluta controtendenza con le norme che regolano i concorsi per il pubblico impiego, queste persone, una volta in esubero, passano negli altri ruoli, nelle altre graduatorie e possono insegnare altre discipline facendo valere il criterio dell'anzianità e, quindi, superando di fatto in graduatoria coloro che hanno diritto ad insegnare quelle discipline, creando in tal modo una norma di diritto diseguale.
In Commissione noi abbiamo sollevato più volte la questione delle graduatorie - l'onorevole Taglialatela lo ricorderà -, perché con questa norma voi susciterete un contenzioso, dal momento che si tratta di una norma che giuridicamente non tiene. Non si può fare un concorso pubblico senza che alla fine vi sia una graduatoria! Voi state creando un sistema di reclutamento anomalo, un canale privilegiato di accesso all'insegnamento nella scuola italiana, proprio nel momento in cui, come è avvenuto quest'anno - il sottosegretario di Aprea lo sa bene - dalle graduatorie permanenti non è stato immesso in ruolo neanche un insegnante in tutte le altre discipline.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Alfonso Gianni 4.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).


Pag. 18


(Presenti 320
Votanti 319
Astenuti 1
Maggioranza 160
Hanno votato sì 144
Hanno votato no 175
).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Nigra 4.6.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nigra. Ne ha facoltà.
ALBERTO NIGRA. Signor Presidente, il mio emendamento 4.6 chiede di sostituire, al comma 1 dell'articolo 4, la parola «elenco» con la parola «graduatoria». È evidente che non si tratta di un emendamento di carattere simbolico, ma di un emendamento che per noi riveste grande importanza. Le ragioni che ci spingono a chiedere questa modifica sono quelle che ha appena finito di illustrare l'onorevole Sasso.
Sostanzialmente la questione è la seguente: elenco, di fatto, vuol dire discrezionalità, totale ed assoluta, mentre graduatoria vuol dire rispetto della posizione ottenuta da un candidato che ha concorso ad un posto di docente di religione cattolica, così come avviene per tutti gli altri docenti, cioè coloro ai quali con questo provvedimento si vanno ad equiparare i docenti di religione cattolica.
Noi sappiamo - il tema di cui stiamo discutendo è stato approfondito in Commissione - che, in realtà, l'elenco è più coerente con il testo concordatario - è evidente - perché è ciò che oggi il concordato prevede. Sappiamo anche - lo abbiamo già detto durante la discussione sulle linee generali e qui lo ribadiamo - che il relatore, l'onorevole Taglialatela, ha tentato - gli va dato atto - di «migliorare» il più possibile le conseguenze che derivano dall'aver scelto la strada dell'elenco piuttosto che quella della graduatoria. Abbiamo già visto ieri che al comma 7 dell'articolo 3 è stato inserito un meccanismo che, di fatto, rappresenta una sorta di filtro, con il quale il dirigente regionale scolastico in qualche modo si intromette - se posso usare questa espressione - nella scelta dei docenti che però, alla fine, secondo quanto previsto, verrà fatta dall'ordinario diocesano.
In coerenza con quanto abbiamo già detto in precedenza, non mettiamo in discussione il fatto che l'ordinario diocesano


Pag. 19


possa scegliere i docenti di religione cattolica, giacché questo lo prevede il concordato, ma la differenza scatta nel momento in cui questi docenti, ai sensi del provvedimento di cui stiamo discutendo, diventano equiparabili e comparabili del tutto gli altri docenti. Allora, a nostro giudizio, anche su questo argomento, è necessario che questi docenti siano messi nelle condizioni - il che, tra l'altro, costituisce una garanzia anche per loro, non solo per quanto riguarda la facoltà dello Stato di individuarli - di essere inseriti in una graduatoria che dovrà essere rispettata, secondo l'ordine determinato dalle prove di esame, e dalla quale si andranno ad individuare i docenti.


Pag. 20


Va detto, tra l'altro - ho già avuto modo di sottolineare questo aspetto ieri -, che numerosi provvedimenti presentati anche da parlamentari della maggioranza prevedevano la graduatoria e non l'elenco. Questo, ovviamente, ci dà forza nel chiedere questa modifica. Vi sarà stata, infatti, una qualche ragione che ha spinto questi colleghi a chiedere la graduatoria, salvo successivamente acconciarsi all'elenco? Credo che le motivazioni che ho cercato di illustrare in questa sede fossero alla base anche del loro ragionamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Delbono. Ne ha facoltà.
EMILIO DELBONO. Signor Presidente, anche noi voteremo a favore dell'emendamento presentato dai colleghi del gruppo dei Democratici di sinistra perché riteniamo che il testo sia ulteriormente migliorabile. Riconosciamo che valutare le prove ed i titoli nella predisposizione dell'elenco costringerà, in qualche modo, alla costruzione di una graduatoria, anche se l'esplicitare la graduatoria non sarebbe stato male. Abbiamo cercato di farlo anche con l'emendamento Duilio 3.7: vi è stato, infatti, il tentativo di introdurre il punteggio nella valutazione. Chiediamo di votare a favore dell'emendamento al nostro esame perché, ovviamente, rende coerente tutto l'impianto del nostro ragionamento.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Nigra 4.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 333
Votanti 330
Astenuti 3


Pag. 21


Maggioranza 166
Hanno votato sì 144
Hanno votato no 186
).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Alfonso Gianni 4.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 327
Votanti 237
Astenuti 90
Maggioranza 119
Hanno votato sì 57
Hanno votato no 180
).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Alfonso Gianni 4.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 331
Votanti 236
Astenuti 95
Maggioranza 119
Hanno votato sì 18
Hanno votato no 218
).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Cordoni 4.7.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nigra. Ne ha facoltà.
ALBERTO NIGRA. Signor Presidente, anche l'emendamento al nostro esame affronta i temi che ho trattato fino ad


Pag. 22


ora. Sostanzialmente, proponiamo che, al comma 3 dell'articolo 4 - in modo particolare in relazione ad un argomento di cui abbiamo già abbondantemente trattato - si modifichi il testo che viene proposto. La differenza sta nel fatto che, come abbiamo visto, possono, di fatto, trovarsi in condizione di mobilità due categorie di docenti di religione cattolica. La prima riguarda coloro ai quali viene revocato, dall'ordinario diocesano, sulla base del codice canonico e di quanto prevede l'Accordo tra Stato e Chiesa, l'idoneità ad insegnare religione cattolica. L'altra riguarda, invece, i docenti di religione cattolica che si trovano in una situazione di esubero legata a fatti oggettivi quali, ad esempio, la diminuzione della popolazione scolastica o la riduzione del numero di coloro che si avvalgono dell'insegnamento della religione cattolica, anche in questo caso, ai sensi del Concordato.
Ovviamente, da questo momento, a nostro avviso, scattano due conseguenze tra loro completamente diverse. La prima riguarda coloro cui è stata revocata l'idoneità; a nostro giudizio, non è giusto che entrino nel meccanismo della mobilità. Infatti, nel momento in cui viene a mancare un prerequisito che è stato fondamentale per il reclutamento di una persona all'interno del personale dello Stato (ossia che la chiesa cattolica, trattandosi di insegnamento di religione cattolica, abbia reputato quella persona idonea a poter insegnare tale materia), venendo meno, dunque, questo rapporto fiduciario (se posso usare questa espressione non perfetta dal punto di vista giuridico) tra la persona e la chiesa, automaticamente, a nostro giudizio, deve venir meno la possibilità di questa persona di restare all'interno del sistema scolastico e statale nel quale è stata inserita grazie a quel prerequisito. L'altra conseguenza riguarda coloro che, invece, sono entrati in mobilità in conseguenza a fatti oggettivi, non dipendenti dalla loro volontà.
Allora, noi proponiamo, sostanzialmente, che tali docenti confluiscano nei meccanismi di mobilità previsti per il pubblico impiego in generale - si tratta di una tutela molto forte, applicabile anche all'interno dell'ordinamento scolastico ove, ovviamente, vi siano le condizioni - affinché non si determinino


Pag. 23


disparità e non si passi, di fatto, da una situazione di minor tutela ad una di disparità nei confronti degli altri docenti.
Si corre il rischio, infatti, che i predetti docenti scavalchino gli altri che sono in attesa di avere un posto stabilizzato; e questa, per noi, sarebbe una situazione insostenibile che, invece, può essere scongiurata attraverso l'approvazione di questo emendamento che, lo ribadisco, lascia immutato tutto quanto abbiamo finora discusso e, quindi, non mette in discussione né l'inserimento in ruolo né, tantomeno, la possibilità di salvaguardare questi docenti qualora perdano il posto di lavoro, pur distinguendo, nella situazione di nuova precarietà che può venire a determinarsi, tra coloro che, in qualche modo, hanno mantenuto quel rapporto con l'autorità ecclesiastica che ne ha consentito l'immissione in ruolo e coloro che, invece, tale rapporto hanno perso (per ragioni e valutazioni nelle quali lo Stato non può entrare, ma di segno diverso rispetto a quelle che hanno consentito l'ingresso nei ruoli del personale dello Stato).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Motta, alla quale ricordo che dispone di un minuto. Ne ha facoltà.
CARMEN MOTTA. Signor Presidente...
PRESIDENTE. Pregherei i colleghi che si trovano nelle vicinanze dell'onorevole Motta di consentirle di parlare senza essere disturbata.
CARMEN MOTTA. ...a sostegno della tesi appena illustrata dall'onorevole Nigra, vorrei far presente che, prima di questo testo del Governo, una proposta presentata da un collega di Forza Italia, Antonio Barbieri, proponeva, praticamente, la stessa cosa. Ciò dovrebbe chiarire che, da parte nostra, non c'è alcuna volontà di non manifestare attenzione per la situazione di tali insegnanti. Tuttavia, bisogna sottolineare che, se si riconosce la revoca dell'idoneità quale giusta causa di risoluzione del rapporto di lavoro, lo Stato dovrebbe fare un passo affinché venga accettato il principio di un reclutamento specifico condizionato risolutivamente da un requisito esterno quale, appunto, l'idoneità.


Pag. 24


Se non sarà approvato questo emendamento, corriamo il rischio di creare situazioni di forte discriminazione nei confronti di tutti gli altri lavoratori che aspirano all'insegnamento passando attraverso le tradizionali forme di reclutamento. Nella scuola, da questo punto di vista, vi è un'alterazione delle regole.
PRESIDENTE. Onorevole Motta...
CARMEN MOTTA. Si rischia la formazione di un secondo canale di reclutamento...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Motta.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Capitelli, alla quale ricordo che dispone di un minuto. Ne ha facoltà.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, sono assolutamente d'accordo con i colleghi. Il senso di questo emendamento è stato già illustrato dall'onorevole Nigra. Desidererei soltanto aggiungere che il mio gruppo ha prestato attenzione alla condizione dei lavoratori e degli insegnanti di religione in tutte queste proposte emendative. In caso di revoca dell'idoneità, prevediamo la mobilità per le caratteristiche peculiari di questa materia, che si intreccia fortemente con la materia concordataria (la quale, forse, dovrebbe essere rivista, unitamente al senso dell'educazione religiosa e dell'insegnamento della religione cattolica, ma in un diverso contesto; questo è un provvedimento che riguarda soltanto i lavoratori).
L'attenzione che il mio gruppo ha riservato alla situazione di tutti questi lavoratori si evince chiaramente dalla proposta che, in caso di sospensione, l'insegnante venga mantenuto in servizio. È evidente, pertanto, che abbiamo pensato soprattutto alla tutela dei lavoratori e che non abbiamo voluto assentire a regole alle quali lo Stato non può accondiscendere.


Pag. 25


PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rossiello. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE ROSSIELLO. Signor Presidente, intervengo solo per esprimere un grande stupore davanti a come si pensa di ordinare per privilegi al quadrato. Prego il Governo di essere un po' attento. Mi sono occupato per una vita di organico di fatto, di organico di diritto, per una vita ho avuto lettere da parte della Curia che smembrava ore e moltiplicava gli insegnanti, rendendo persino difficile la compilazione di un orario didattico. Io mi ritrovo negli argomenti dell'onorevole Nigra e vorrei aggiungere una cosa. Santa madre Chiesa è animata, come si sa, dallo spirito di carità; posso non ritenere idoneo un docente che poi, calpestando i diritti di altri docenti, resterà e continuerà a far nomine. Voi con questo articolo state rendendo la Curia un ufficio di collocamento, questa è la verità. Rispetto il Concordato, però qui c'è la possibilità che lo Stato, in maniera impropria, colpisca i diritti di altri docenti - attenti, vedo la sistemazione dei docenti laureati in lettere e filosofia sempre più difficile con questo meccanismo - , che diventano a carico nostro, e la curia ne indicherà ancora tre, quattro, sei, cinque, con i soliti meccanismi di spezzettamento. Questo è un privilegio che non va (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cordoni 4.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 341
Votanti 328
Astenuti 13


Pag. 26


Maggioranza 165
Hanno votato sì 115
Hanno votato no 213
).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Sasso 4.8.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
La debbo informare, onorevole Sasso, che il suo gruppo ha terminato il tempo a disposizione, per cui lei parla a titolo personale per un minuto.
ALBA SASSO. Signor Presidente, questo emendamento si colloca lungo quella linea migliorativa che il gruppo ha voluto portare avanti. È un emendamento un po' tecnico, quindi lei mi perdonerà se sforerò di qualche secondo. Vorrei far capire all'Assemblea una questione molto delicata. Riguarda la questione dei docenti di religione cattolica eventualmente in esubero.
Con questo provvedimento sono immessi in ruolo il 70 per cento dei docenti rispetto ai posti disponibili. Qualcuno non ci ha mai spiegato, nella discussione in Commissione e neanche oggi in Assemblea, perché un docente in esubero rispetto al 70 per cento dei posti non possa rientrare in quel 30 per cento dei posti comunque disponibili, che la Curia continuerà a dare, come ha detto da ultimo l'onorevole Rossiello, per incarichi a tempo determinato. In altre parole, si continua così ad immettere in ruolo persone e i docenti in esubero non vanno ad occupare il 30 per cento dei posti per incarico a tempo determinato, ma sono destinati ad altre graduatorie.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sasso 4.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).


Pag. 27


(Presenti 342
Votanti 336
Astenuti 6
Maggioranza 169
Hanno votato sì 150
Hanno votato no 186
).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Duilio 4.4. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà. Le ricordo che ha un minuto di tempo a disposizione.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, francamente, non capisco perché si è dato parere non favorevole a questo emendamento, che è non solo finalizzato alla riduzione del danno, ma fa anche un grandissimo sforzo e dà una grande fiducia al Governo cui delega il compito di adottare con un decreto una soluzione che renda possibile la mobilità senza ledere diritti di altri.
Noi siamo contrari alla mobilità in caso di revoca; tuttavia, la misura presentata rende onore quantomeno al fatto che c'è la preoccupazione per i lavoratori che rimarrebbero senza occupazione.
Abbiamo già detto che la mobilità sarà soltanto ad alcune condizioni, ad esempio, non nel caso di revoca, secondo requisiti come il possesso della laurea, e non per corsi abbreviati, o superamento delle posizioni di altri docenti aventi diritto.
Voteremo la proposta emendativa, anche se presenta una delega al Governo; tuttavia, non si può manifestare un forte apprezzamento per un tentativo di risolvere questioni che potrebbero gravare sui lavoratori.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Duilio. Ne ha facoltà.
LINO DUILIO. Signor Presidente, ritengo importante la proposta emendativa che ho firmato, perché raccoglie alcune considerazioni svolte dal rappresentante del Governo, in precedenza, e che avrei ringraziato per i ringraziamenti, sebbene ciò non possa fare velo su alcune questioni di sostanza, che attengono a ciò che accade dopo l'approvazione del provvedimento in esame nel mondo scolastico italiano.


Pag. 28


Al sottosegretario Aprea avrei detto che la levità con cui esprime le sue considerazioni, peraltro, non serve a modificare la rigidità nei riguardi di alcuni contenuti del provvedimento; il sottosegretario, infatti, insiste su una valutazione che non possiamo condividere; in particolare, per ciò che riguarda la mobilità, allorché viene a mancare il presupposto per l'insegnamento della religione.
Tale questione è stata richiamata da me già in altro momento, quindi, non mi dilungherò. La proposta emendativa in esame è importante perché sostiene che, se un insegnante di religione non insegnerà più la sua materia, o perché modifica i suoi convincimenti, e quindi è venuto meno il presupposto dell'incarico dell'ordinario diocesano, o perché non c'è più la domanda specifica dell'insegnamento, lo stesso insegnante cambierà il proprio ruolo, se non ha i requisiti per insegnare, oppure, se li ha, come ad esempio l'abilitazione per un'altra materia, potrà, allora, insegnare, senza però ledere i diritti e le aspettative di altro personale, che magari gira l'Italia per accumulare punteggio utile al conseguimento di una cattedra.
Mi sembra un modo surrettizio ed ingiusto per insegnare ad un'altra materia; e sia anche ingiusto evitare che l'insegnante, che conserva il suo posto di lavoro, non venga inserito in una graduatoria utile, che lo ponga in una condizione di parità agli insegnanti di altre materie; si tratta di un discorso di una razionalità quasi elementare, oltre che di giustizia sostanziale.
Mi rivolgo ai colleghi del centro destra affinché facciano una riflessione sulla proposta emendativa in esame. Infatti, non possiamo, contro le nostre intenzioni, ghettizzare nei fatti gli insegnanti di religione, dopo averli inseriti ruolo, in quanto il rischio è di scatenare da parte degli insegnanti di altre materie un atteggiamento che stigmatizza una sorta di preferenza verso gli insegnanti di religione, per i percorsi diversi compiuti per giungere al posto a cattedra.
Chiedo che si faccia attenzione al merito della proposta emendativa, che invito, dunque, a votare favorevolmente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mazzuca. Ne ha facoltà.


Pag. 29


CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Signor Presidente, il gruppo del UDEUR voterà favorevolmente la proposta emendativa, e chiediamo all'onorevole Duilio di poterlo sottoscrivere, per la misura e l'intelligenza delle proposte risolutive presentate, che non vanno assolutamente contro il senso e la ratio della provvedimento in esame, atteso da molto tempo, che al termine voteremo.
Nella proposta emendativa in esame c'è un'attenzione dal punto di vista legislativo, istituzionale, e nei rapporti di lavoro pubblico, una sorta di equilibrio in rapporto ad altre figure di precariato, ed anche, soprattutto, di altre insegnanti.


Pag. 30


Noi ci auguriamo vivamente che il parere espresso dal Governo possa modificarsi ad una lettura più attenta, proprio perché questo emendamento propone una soluzione positiva e congruente con l'orientamento che dovrebbe caratterizzare il mondo delle carriere scolastiche, un orientamento, cioè, che premi il merito, nonché la presenza e la competenza negli insegnamenti, anche per una questione di rispetto nei confronti degli studenti. Di tale fatto, purtroppo, spesso ci si dimentica: dovremmo invece ricordarci - ma mi sembra che il Governo non lo faccia, dato che ha previsto, in un senso quasi automatizzato, il passaggio dall'insegnamento della religione ad altro insegnamento - che l'oggetto della scuola, l'oggetto, il fine dei moltissimi miliardi stanziati - tantissimi, ma sempre pochi rispetto al grande lavoro svolto dagli insegnanti - nonché il nostro dovere quale legislatore sia quello di fornire il miglior insegnamento possibile ad ogni ragazzo. Ebbene, questo migliore insegnamento dipende dal tipo di insegnante che lo impartirà. Dobbiamo quindi cautelarci rispetto a questo nostro dovere, dovere che il presente emendamento mi sembra rispetti in pieno, attraverso una forma, lo ripeto, equilibrata, intelligente e coerente con quella che dovrebbe essere un'impostazione generale. Mi sembra che il Governo, volendo far meglio degli altri, nel senso di voler sanare una situazione per troppo tempo rimasta insoluta, intenda invece operare con non molto equilibrio.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grignaffini, alla quale ricordo che ha un minuto di tempo a sua disposizione. Ne ha facoltà.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, intervengo solo per sottolineare come il modo con il quale il Governo ed il relatore continuano ad esprimere un parere contrario su questi emendamenti «collettivi», presentati anche dai colleghi della Margherita oltre che dai deputati del nostro gruppo, dimostri come non ci si trovi di fronte ad un provvedimento per «sistemare» i diritti dei docenti di religione e neppure di fronte al tema del rispetto delle norme concordatarie, che tutti stiamo rispettando. In questo caso si sta compiendo un'altra


Pag. 31


operazione, più subdola e che va denunciata: si tratta dell'istituzione di un canale di reclutamento parallelo sottratto ad ogni regola e ad ogni norma che definisce le procedure per l'assunzione nella pubblica amministrazione! Si tratta, soprattutto (lo voglio ribadire con forza), dell'istituzione di una sorta di forma di reclutamento ispirata al principio di una docenza etica!
In Assemblea abbiamo già sentito parlare di fisco etico: in questo modo, ledendo i diritti di lavoratori che hanno seguito il normale iter previsto per tutti i concorsi pubblici, si definiscono norme arbitrarie che hanno l'imprimatur della cultura e della regione cattolica. È un'operazione che va denunciata e contrastata (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Duilio 4.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 348
Votanti 344
Astenuti 4
Maggioranza 173
Hanno votato sì 156
Hanno votato no 188
).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Gasperoni 4.9.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Motta, alla quale ricordo che ha un minuto di tempo a sua disposizione. Ne ha facoltà.
CARMEN MOTTA. Signor Presidente, dato che il nostro gruppo ha esaurito i tempi a sua disposizione mi limiterò per ora a svolgere solo alcune considerazioni e chiedo alla


Pag. 32


Presidenza l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna delle considerazioni integrative alla mia dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza sulla base dei consueti criteri. Prego, onorevole Motta, prosegua il suo intervento.
CARMEN MOTTA. Signor Presidente, questo emendamento è teso a mantenere almeno una soglia significativa di requisiti nel caso della mobilità professionale. Intendiamo cioè prevedere che la mobilità verso altro insegnamento sia consentita solo dopo cinque anni di effettivo insegnamento dall'assunzione in ruolo e che i posti resisi così vacanti non concorrano a determinare le dotazioni organiche di cui all'articolo 2 della presente legge.
Per quale motivo vi è questa necessità di requisiti? Perché anche l'assenza di questi elementi minimi configurerebbe l'insegnamento della religione come un nuovo modo di passaggio artificioso ad altro insegnamento, una sorta di copertura per una finalità surrettizia. Pertanto, come già hanno affermato altri colleghi, vi sarebbe la formazione di un secondo canale di reclutamento. Credo che ciò non lo vogliano nemmeno gli insegnanti di religione.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gasperoni 4.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 349
Votanti 339
Astenuti 10
Maggioranza 170
Hanno votato sì 152
Hanno votato no 187
).


Pag. 33


Avverto che l'emendamento Capitelli 4.10 è precluso, perché sono stati respinti gli emendamenti riferiti al terzo comma dell'articolo 4 e, pertanto, si è consolidata una determinata situazione; questo emendamento, quindi, metterebbe in discussione una decisione precedentemente assunta dal Parlamento.
Passiamo alla votazione dell'articolo 4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mazzuca Poggiolini. Ne ha facoltà.
CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Signor Presidente, intervengo solo per dire che esprimeremo un voto contrario sull'articolo 4 per l'insensibilità mostrata dal Governo, che non ha tenuto in considerazione la proposta contenuta nel precedente emendamento dell'onorevole Duilio da noi sottoscritto e sul quale è stato espresso un parere contrario. Questo mi sembra un fatto molto grave. Al di fuori di quest'aula si dice che vi è un muro contro muro. Tuttavia, bisogna anche considerare chi erge questo muro: in tal caso mi sembra che il muro lo abbia tirato su il Governo e vorrei che ciò rimanga agli atti, affinché tutto il mondo della scuola sappia chi (come noi e come la minoranza che ha sottoscritto i precedenti emendamenti) aveva ed ha volontà di giungere ad una soluzione equa, che non sia punitiva verso altre categorie, pur essendo a favore della regolarizzazione e dell'inserimento degli insegnanti di religione all'interno dell'ordinamento scolastico.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 353
Votanti 309
Astenuti 44
Maggioranza 155
Hanno votato sì 192


Pag. 34


Hanno votato no 117).


Pag. 34


(Esame dell'articolo 5 - A.C. 2480)

PRESIDENTE. Passiamo dunque all'esame dell'articolo 5 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 2480 sezione 2).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
MARCELLO TAGLIALATELA, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario su tutte le proposte emendative riferite all'articolo 5.
PRESIDENTE. Il Governo?
STEFANO CALDORO, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Alfonso Gianni 5.1 e Grignaffini 5.7.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, riteniamo inaccettabile la logica complessiva di questo articolo, che poi è la logica dell'intero provvedimento. Tra le tante incongruenze (sono considerazioni che abbiamo già espresso ma che si ripropongono), ci chiediamo perché si dica di no ad un primo concorso serio, perché si dica di no all'inserimento delle scienze umane, filosofiche e sociali nel primo concorso e poi in quelli a regime, quando poi nella logica del provvedimento come voluto dalla maggioranza e dal Governo vi è la possibilità di transitare ad altri insegnamenti, perché si dica di no alle graduatorie e si prevedano elenchi, perché si dica di no al sistema delle graduatorie che tutelerebbe anche gli ordinari diocesani da qualsiasi forma di discriminazione e di discrezionalità, perché si dica di no a criteri seri di merito. Il criterio serio di merito è totalmente disatteso ed è l'unico in base al quale si deve poter entrare nella scuola.


Pag. 35


PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Alfonso Gianni 5.1 e Grignaffini 5.7, non accettati dalla Commissione né dal Governo e sui quali la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 356
Votanti 343
Astenuti 13
Maggioranza 172
Hanno votato sì 113
Hanno votato no 230
).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Rodeghiero 5.6.
FLAVIO RODEGHIERO. Signor Presidente, vorrei ritirare il mio emendamento...
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Motta.
CARMEN MOTTA. Signor Presidente, vorremmo sottoscrivere l'emendamento del collega Rodeghiero, perché il contenuto ci sembra condivisibile: più il personale è qualificato e più il ruolo assume carattere culturale piuttosto che confessionale.


Pag. 36


Infatti, abbiamo proposto nei nostri emendamenti per il primo concorso il mantenimento della prova di cultura generale e di conoscenza dell'ordinamento scolastico e, quando il provvedimento sarà completamente a regime, anche la laurea. Dunque, l'emendamento che va nella direzione di consolidare la qualificazione del personale ci sembra assolutamente condivisibile ed annuncio il voto favorevole del nostro gruppo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gambale. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE GAMBALE. Signor Presidente, intervengo per annunciare il mio voto contrario a questo emendamento che mi sembra vada nella direzione non di mettere paletti alla qualificazione di tali insegnanti, ma abbia soltanto un obiettivo punitivo. Oggettivamente, pensare ad una norma transitoria per docenti che abbiano prestato dieci anni di servizio continuativo nel sistema scolastico mi sembra una provocazione. L'idea chiara ed esplicita che vi è dietro questo emendamento è quella di un atteggiamento punitivo e contrario ai suddetti insegnanti. Mi meraviglio che venga dalla Lega che sostiene il provvedimento, ma ne prendiamo atto.
FLAVIO RODEGHIERO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLAVIO RODEGHIERO. Signor Presidente, avevo già chiesto di parlare ma, purtroppo, non mi ha visto. Ritiro il mio emendamento 5.6.
RENZO INNOCENTI. Lo faccio mio a nome del gruppo dei Democratici di sinistra.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.6 ritirato dall'onorevole Rodeghiero e fatto proprio dal gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


Pag. 37


Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 357
Votanti 346
Astenuti 11
Maggioranza 174
Hanno votato sì 107
Hanno votato no 239
).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Innocenti 5.8.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso alla quale ricordo che ha un minuto a disposizione. Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, con l'emendamento in esame riproponiamo la questione riguardante il fatto che sotto la specie del concorso, in realtà, si sta proponendo un'ope legis. Come abbiamo già detto si entra nei ruoli dello Stato senza laurea, non ci sono graduatorie e su questo - ripeto - vi è stata una chiusura nella Commissione nell'accettare i nostri emendamenti. L'assenza di graduatorie vuol dire che l'autorità diocesana continua a decidere ma, oggi, chi entra nei ruoli dello Stato.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sasso.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Innocenti 5.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 358
Votanti 350
Astenuti 8


Pag. 38


Maggioranza 176
Hanno votato sì 155
Hanno votato no 195
).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Trupia 5.9.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso alla quale ricordo che ha un minuto a disposizione. Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, continuo il discorso che stavo facendo prima. L'ultima ciliegina di questo concorso, che in realtà non è un concorso, riguarda le prove che vengono proposte. Praticamente, il programma d'esame per questi docenti, a differenza di tutti gli altri che si sottopongono a prove di concorso, non prevede quasi nulla. Infatti, prevede una conoscenza dell'ordinamento scolastico ed orientamenti relativi agli ordini e gradi di scuola ai quali si riferisce il concorso. Proponiamo che almeno questo concorso abbia un'aria di serietà e che si accerti durante l'esame la cultura posseduta dal candidato nel campo delle scienze sociali, filosofiche e storiche visto che di ciò si è parlato molto anche in quest'aula.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Trupia 5.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 349
Votanti 344
Astenuti 5
Maggioranza 173
Hanno votato sì 155
Hanno votato no 189
).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Guerzoni 5.10.


Pag. 39


Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nigra al quale ricordo che ha un minuto a disposizione. Ne ha facoltà.
ALBERTO NIGRA. L'emendamento in esame chiede che i docenti di religione cattolica debbano superare, per poter accedere al ruolo, le prove che devono superare i docenti di altre materie. In modo particolare, mi riferisco ad una prova scritta ed orale volta all'accertamento della conoscenza della legislazione e dell'ordinamento scolastici, degli orientamenti didattici e pedagogici relativi ai gradi di scuola ai quali si riferisce il concorso. Non ci sembra di chiedere nulla di straordinario e non si capisce perché docenti che diventano equiparabili agli altri per ogni aspetto della loro vita all'interno del mondo scolastico debbano essere esclusi da ciò che si richiede agli altri docenti. Francamente, questo ci pare un accanimento del Governo nel non voler accogliere alcun emendamento, neanche quelli che hanno un valore decisamente migliorativo.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Guerzoni 5.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 358
Votanti 353
Astenuti 5
Maggioranza 177
Hanno votato sì 161
Hanno votato no 192
).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Lumia 5.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Delbono. Ne ha facoltà.


Pag. 40


EMILIO DELBONO. Annunciamo la nostra volontà di sottoscrivere questo emendamento, in quanto attraverso di esso si rende ulteriormente serio il percorso che porta al concorso per titoli ed esami. Questo emendamento, che prevede infatti la possibilità di un corso di approfondimento di 60 ore avente ad oggetto le materie di esame, rappresenta l'ulteriore riprova della nostra volontà affinché questo sia un percorso assolutamente severo e che garantisca dal punto di vista del diritto non solo gli insegnanti, ma anche ovviamente gli alunni.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mazzuca Poggiolini. Ne ha facoltà.
CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Anche noi chiediamo di sottoscrivere questo emendamento, per gli stessi motivi appena esposti dal collega Delbono, cioè per questo obbligo di serietà relativamente al percorso da effettuare. Peraltro, pensando che nella scuola si fanno migliaia di corsi finalizzati ad approfondimenti e ad aggiornamenti, non si vede perché in questo caso - che è così particolare proprio per le norme sulla mobilità, precedentemente votate - lo Stato non ritenga opportuno rassicurarsi in tal senso, attraverso la frequenza ad un corso (peraltro abbastanza limitato di 60 ore), che mi sembra utile e congruo, con riferimento a tutto l'impianto che il Governo ha voluto conferire a questo provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gambale, al quale ricordo che ha un minuto di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE GAMBALE. Vorrei aggiungere anche la mia firma su questo emendamento e al tempo stesso vorrei chiedere al Governo le motivazioni del parere contrario espresso su di esso. Vorrei sapere se si tratta solo di motivi economici, perché in tal caso si potrebbe in qualche maniera trovare una soluzione. Non si comprende infatti, da un punto di vista oggettivo, la contrarietà del Governo nei confronti di un corso di formazione per questi docenti.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.


Pag. 41


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lumia 5.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 363
Votanti 359
Astenuti 4
Maggioranza 180
Hanno votato sì 164
Hanno votato no 195
).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Delbono 5.11.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Delbono. Ne ha facoltà.
EMILIO DELBONO. Questo è un emendamento che in realtà vuole esplicitare un qualcosa che ci auguriamo sia implicito: cioè che si attinge a questo famoso elenco ordinato (o elenco sottoposto al vaglio dei titoli e degli esami) non solo per la quota di dotazioni organiche del 70 per cento, ma anche per la restante parte dei posti in organico che rimangono scoperti. È infatti evidente che un concorso poi produce una sostanziale graduatoria, alla quale si attinge sia per i contratti a tempo indeterminato, sia ovviamente per quelli a tempo determinato.
Mi auguro quindi che anche i colleghi della maggioranza comprendano il senso dell'emendamento e che pertanto esso possa essere approvato dall'Assemblea.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Delbono 5.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


Pag. 42


Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 363
Votanti 360
Astenuti 3
Maggioranza 181
Hanno votato sì 161
Hanno votato no 199
).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lumia 5.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 367
Votanti 363
Astenuti 4
Maggioranza 182
Hanno votato sì 164
Hanno votato no 199
).

Prendo atto che l'onorevole Giordano non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lumia 5.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 365
Votanti 356
Astenuti 9
Maggioranza 179


Pag. 43


Hanno votato sì 159
Hanno votato no 197
).

Prendo atto che l'onorevole Giordano non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lumia 5.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 356
Votanti 279
Astenuti 77
Maggioranza 140
Hanno votato sì 86
Hanno votato no 193
).

Prendo atto che l'onorevole Giordano non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 5.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 373
Votanti 359
Astenuti 14
Maggioranza 180
Hanno votato sì 239
Hanno votato no 120
).

Prendo atto che l'onorevole Giordano non è riuscito ad esprimere il proprio voto.


Pag. 44


(Esame dell'articolo 6 - A.C. 2480)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 6 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 2480 sezione 3).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
MARCELLO TAGLIALATELA, Relatore. La Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Martella 6.1, mentre esprime parere favorevole sull'emendamento 6.2 della Commissione medesima.


Pag. 45


PRESIDENTE. Il Governo?
STEFANO CALDORO, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Martella 6.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Motta. Ne ha facoltà.
CARMEN MOTTA. Signor Presidente, la nostra proposta soppressiva è determinata dal fatto che, ovviamente, non abbiamo condiviso il provvedimento.
Tuttavia, per quanto concerne la copertura, vorrei svolgere una precisazione. Il triennio 2002-2004 prevedeva i fondi così suddivisi: nel 2002, le risorse impegnate per la fase concorsuale e, nell'altro biennio, le risorse impegnate per l'immissione in ruolo degli insegnanti.
Risulta che - e su ciò vorrei essere smentita dal Governo -, con il decreto-legge n. 212, recentemente convertito in legge, la tabella A abbia praticamente prosciugato i fondi previsti per la fase concorsuale, con i quali sarebbe finanziato questo provvedimento.
Occorre, dunque, ricevere una risposta, in quanto credo debbano essere rimodulate le pluriannalità: Inoltre, se questo provvedimento dovesse essere approvato entro l'anno, vorremmo conoscere in base a quale norma saranno rintracciate le risorse previste che, a quanto sembra, non esistono più.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Martella 6.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.


Pag. 46


Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 360
Votanti 352
Astenuti 8
Maggioranza 177
Hanno votato sì 75
Hanno votato no 277
).

Prendo atto che l'onorevole Nigra ha erroneamente espresso un voto contrario, mentre avrebbe voluto esprimerne uno favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.2 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 360
Votanti 222
Astenuti 138
Maggioranza 112
Hanno votato sì 206
Hanno votato no 16
).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6, nel testo emendato.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 360
Votanti 348
Astenuti 12
Maggioranza 175
Hanno votato sì 224
Hanno votato no 124
).


Pag. 47


(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2480)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Delbono. Ne ha facoltà.
EMILIO DELBONO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, svolgerò poche considerazione in quanto ritengo che, sulle questioni di fondo, ogni gruppo - e, in particolare, il gruppo della Margherita - abbia avuto modo di esprimere approfonditamente il proprio giudizio.
Il provvedimento sullo stato giuridico degli insegnanti di religione, finalmente, procede verso un traguardo conclusivo e, a nostro parere, anche positivo. Come è stato ricordato, sono passati ben 17 anni da quando la legge n. 121 del 1985, di ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra lo Stato e la Chiesa cattolica 1984, è entrata in vigore.
Questa legge, proprio all'articolo 9, sancendo il valore della cultura religiosa e riconoscendo i principi del cattolicesimo come parte integrante del patrimonio storico del popolo italiano, affermava e ribadiva l'impegno della Repubblica italiana ad assicurare l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado. Nella stessa premessa all'Intesa del 1985, lo Stato si assumeva un ulteriore impegno, vale a dire quello di dare una nuova disciplina dello stato giuridico degli insegnanti di religione; e questo è esattamente ciò che si sta facendo attraverso questo provvedimento.
Ebbene, tutti questi anni non sono trascorsi inutilmente. Come è stato dimostrato anche dal dibattito svoltosi in aula, oggi le opposizioni ideologiche a questo passaggio legislativo si sono fortemente allentate, tanto da far registrare un'ampia disponibilità tra le forze politiche di maggioranza e di opposizione, in modo tale da approvare rapidamente questo provvedimento, e tanto da fare esprimere un sostanziale via libera anche dalla gran parte delle organizzazioni sindacali. Abbiamo avuto modo di ascoltarle e, seppure con qualche


Pag. 48


rilievo, dalla CISL, alla UIL allo SNALS, è stato espresso un giudizio sostanzialmente positivo. La Camera dei deputati si appresta, quindi, a licenziare un testo ampiamente condiviso, frutto di ben otto proposte di legge di iniziativa parlamentare, a cui si è aggiunto in conclusione lo stesso disegno di legge del Governo. Il testo originale è stato, poi, migliorato in Commissione grazie ad emendamenti presentati anche dall'opposizione.
Ma cosa è mutato in questi ultimi anni, tanto da far maturare questa decisione, così osteggiata sino a qualche anno fa? Innanzitutto, si è diffusa la completa consapevolezza che gli insegnanti di religione sono pienamente inseriti nel quadro della finalità della scuola, come previsto dalla legge 25 marzo 1985, n. 121; ciò ha comportato un'evoluzione contrattuale positiva che ha sostanzialmente costruito una rete pressoché equiparata di diritti e di doveri degli insegnanti di religione rispetto al resto del personale docente. A ciò si sono aggiunti alcuni elementi, già richiamati da altri colleghi. Tra questi, vorrei citare l'espandersi della componente cosiddetta laica all'interno del corpo docente degli insegnanti di religione: oggi l'80,5 per cento del totale è rappresentato da insegnati laici e soltanto il 19,5 da quelli religiosi. Inoltre, vi è un altro elemento positivo: la stabilizzazione della posizione. Attualmente, l'impegno superiore alle 18 ore settimanali interessa il 63,8 per cento degli insegnanti di religione, rispetto al 23,7 per cento registrato nell'anno scolastico 1993-1994. Nella scuola media superiore, addirittura, gli insegnanti di religione a tempo pieno sono passati dal 29,3 per cento al 71 per cento. Tutto ciò ha prodotto una spinta alla stabilità ed alla migliore professionalità che hanno bisogno di essere sancite da un quadro legislativo certo, ovvero da una piena immissione in ruolo dei docenti di religione.
Inoltre, vi è da aggiungere che, nell'anno scolastico 2001-2002, la scelta dell'ora di religione si è assestata addirittura al 93,2 per cento, dimostrandosi in tal modo che la quasi totalità degli alunni e delle loro famiglie è ancora perfettamente in sintonia con le indicazioni dell'accordo del 1984, richiamato dalla legge n. 121 del 1985.
Passando al testo di legge che sta per essere licenziato, esso prevede - e su questo siamo totalmente d'accordo - l'entrata


Pag. 49


in ruolo tramite il superamento di un concorso per titoli e per esami, da tenersi triennalmente a livello regionale. Si tratta degli stessi titoli oggi richiesti sulla base del decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1985, n. 751. Lo stesso primo esame sarà riservato, invece, agli insegnanti di religione che abbiano coperto tale ruolo per almeno quattro anni consecutivi negli ultimi dieci anni. Abbiamo, quindi, voluto rendere rigorosa e severa la legge anche con emendamenti proposti dal gruppo cui appartengo. Inoltre, è chiaro che ciò non implica in alcun modo un disconoscimento del ruolo che l'ordinario diocesano, inevitabilmente, continua a mantenere in merito alle idoneità, come prevede l'intesa tra lo Stato e la Chiesa.
Il punto su cui, invece, abbiamo tentato di modificare il testo originario, riuscendovi solo in parte, è relativo al cosiddetto elenco. È vero che nel predisporre l'elenco si farà riferimento a titoli, ad esami e alle prove stesse; tuttavia, avremmo preferito che l'espressione «graduatoria» trovasse pienamente il suo riconoscimento nel dettato legislativo. Si è anche detto che la legge n. 121 del 1985 e questo stesso provvedimento possono apparire incostituzionali. Come ho già avuto modo di dire, riteniamo che i rilievi di incostituzionalità siano del tutto infondati. Lo ha già sostenuto la Corte costituzionale in ben due sentenze, la più importante delle quali, la n. 203 del 1989, ha dichiarato che l'insegnamento della - e non «sulla», come specificato recentemente dal vescovo Nicora - religione cattolica non collide affatto con il principio di laicità, perché impartito sulla scorta di due ordini di valutazioni, ovvero del valore formativo della cultura religiosa e dell'acquisizione dei principi del cattolicesimo al patrimonio storico del popolo italiano.


Pag. 50


Abbiamo anche affrontato il tema scottante della mobilità professionale. Ci auguriamo che il testo, così com'è scritto - ovvero, che riguardo agli insegnanti di religione cattolica si applicano in materia di mobilità professionale le disposizioni vigenti nel comparto del personale della scuola -, non implichi in nessun modo la violazione del principio di eguaglianza e di equità nei confronti degli altri docenti precari o di quelli che dovessero perdere la stabilità del posto di lavoro. Questo non lo vogliamo e credo che il Governo vigilerà perché questo non avvenga.
Avviandomi alla conclusione di alcune considerazioni politiche, si è trattato di un provvedimento che non ha in nessun modo voluto affrontare il tema dell'insegnamento della religione cattolica ma, appunto, come si è ben detto, definitivamente quello della immissione in ruolo degli insegnanti di religione. Ci spiace che il centrosinistra e l'Ulivo abbiano segnato una divaricazione, non drammatica per la verità, ma comunque una divaricazione, perché noi ritenevamo che un segno di coerenza sarebbe stato quello, almeno sul tema dell'immissione in ruolo, di mantenere la posizione già assunta nel corso della passata legislatura grazie al disegno di legge Berlinguer-De Mauro. Quindi, noi non vogliamo in nessun modo ideologizzare questa materia e crediamo che sia stata una scelta di natura prettamente giuslavoristica e una scelta di equità e di giustizia. Perciò noi voteremo a favore di questo disegno di legge, non essendo, tuttavia, pienamente soddisfatti rispetto al testo; in ogni caso, voteremo a favore perché abbiamo cercato e voluto anche ulteriori correzioni e miglioramenti ed alcune le abbiamo ottenute. Votiamo a favore, ovviamente, perché l'oggetto di questo provvedimento è quello di sanare una condizione di precarietà e anche di iniquità di molti lavoratori, che nel mondo della scuola ormai sono pienamente inseriti. Per questa ragione, lo ripeto, il gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo, senza enfasi, ha lavorato con serietà, con equilibrio e con misura perché questa vicenda, che ormai durava da 17 anni, finalmente arrivasse a conclusione e ci arrivasse senza fratture ideologiche, che noi invece consegniamo, assolutamente, al nostro passato (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).


Pag. 51


PRESIDENTE. Colleghi, vorrei rivolgere un saluto ai ragazzi e degli insegnanti della IV classe, sezione B, dell'Istituto tecnico industriale statale di Brindisi che sono presenti in aula (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Malfa, al quale ricordo che ha 5 minuti a disposizione. Ne ha facoltà.
GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, sulla materia conviene sgombrare immediatamente il campo da un accenno che c'è stato in molti interventi della maggioranza, di questa vasta maggioranza. Quello di cui si sta discutendo nel dibattito di questo disegno di legge non riguarda i rapporti fra lo Stato e la Chiesa nel nostro paese, che sono regolati da un Concordato e da un'intesa, né tantomeno il rispetto nei confronti della religione cattolica, parte o non parte del patrimonio storico del nostro paese, questioni che non riguardano la legislazione che stiamo esaminando. Quello che è in questione in questo disegno di legge, che questo disegno di legge affronta in un modo - che mi permetto di considerare - negativo e foriero di conseguenze negative per il futuro, è il rispetto dello Stato italiano e delle sue leggi, della Carta costituzionale e della condizione di parità dei cittadini di fronte alla legge. Questo disegno di legge punta ad immettere nei ruoli dello Stato degli insegnanti di una materia facoltativa, la religione cattolica, e punta a lasciare nei ruoli dello Stato questi insegnanti selezionati in un modo che non ha nulla a che fare con la selezione del corpo degli insegnanti della scuola italiana, anche quando siano venute meno le ragione della loro assunzione, ciò che può avvenire in due circostanze: se l'ordinario diocesano decida che essi non sono più indicati per l'insegnamento della religione cattolica oppure se la richiesta sia inferiore, perché, per esempio, i ragazzi, di quella scuola o di quell'area non fanno più domanda di insegnamento della religione cattolica.
In quel momento lo Stato si troverebbe all'interno del suo organico dei docenti che non hanno più la funzione per la quale essi sono stati reclutati, da allora in poi se ne dovrebbe fare carico lo Stato creando una condizione di disparità nei confronti degli altri suoi dipendenti che hanno seguito una trafila diversa per la loro immissione in ruolo. Onorevoli


Pag. 52


colleghi della maggioranza, immaginate la circostanza in cui l'ordinario diocesano accerti che l'insegnante di religione ha perso il titolo all'insegnamento perché magari abbia sviluppato una concezione immorale o abbia seguito dei comportamenti eticamente inaccettabili, da quel momento per la Chiesa cattolica quell'insegnante non è più in grado di insegnare, mentre per lo Stato diventa un dipendente pubblico, un deputato della Margherita ci ha fatto presente come naturalmente non potremmo mandarlo ad insegnare dovendolo piuttosto collocare in una biblioteca. Attraverso questa normativa può capitare che lo Stato assuma nei suoi ruoli, come impiegati o insegnanti, persone che la stessa autorità diocesana con delle buone ragioni, che lo Stato potrebbe anche condividere, non consideri più adatti all'insegnamento. Può resistere una condizione di tal genere? Il Governo è assente e distratto riguardo a questi problemi. Può lo Stato italiano assumere una condizione per cui si entra nell'organico dello Stato anche qualora vengano meno le ragioni per le quali provvisoriamente se ne faceva parte? Onorevoli colleghi credo che su questa materia vi sia anche una questione di costituzionalità, comunque vi è una vi è una questione di principio che va affrontata seriamente. La questione dei rapporti fra Stato e Chiesa in questa materia non entrano, come del resto ha affermato uno dei sostenitori del provvedimento, ma se tale questione non rientra nel provvedimento, ben entrano le questioni di una ordinata sistemazione del funzionamento dello Stato sulle quali non si può transigere. Per tale motivo voterò contro questo provvedimento mentre i miei colleghi del Nuovo Psi si asterranno, anche perché lo considero un grave errore della maggioranza.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Emerenzio Barbieri.
EMERENZIO BARBIERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con il provvedimento che ci accingiamo oggi ad approvare termina dopo una lunga attesa il precariato degli insegnanti di religione cattolica, un ruolo che sin dal Concordato del 1929 è stato considerato diverso dai loro stessi colleghi, comportando un diverso trattamento giuridico, previdenziale e di carriere. Il disegno di legge in esame giunge in Assemblea,


Pag. 53


lo ricordava prima il collega Delbono, dopo ben 17 anni, da quando cioè con l'intesa del 1985 si era espresso l'intento da parte dello Stato di addivenire alla definizione di un nuovo stato giuridico per gli insegnanti di religione. Tale riconoscimento prescinde da qualsiasi considerazione e diatriba ideologica in quanto oggi i docenti sono per almeno l'ottanta per cento laici, spesso con famiglie a carico, essi sono dei lavoratori che svolgono la loro professione al servizio degli studenti. Per ragioni di eguaglianza riteniamo che a parità di doveri debba corrispondere parità di diritti. Con il tempo sono svanite, pertanto, certe affermazioni circa il carattere clericale dell'ora di religione. Esse potevano essere vero finché l'affidamento dell'ora di religione era assegnata esclusivamente a docenti religiosi, ma già con il Concilio Vaticano II e con l'avvio del processo di secolarizzazione la Chiesa ha iniziato ad introdurre nella scuola docenti di religione laici che, oltre al catechismo, cercavano di far giungere alle giovani generazioni il messaggio etico e culturale della religione cattolica, fino a quando, con la revisione concordataria del 1985, questo processo ha avuto il suo riconoscimento formale.


Pag. 54


Sino ad oggi eravamo in presenza di un ruolo ibrido: gli insegnanti di religione cattolica venivano retribuiti dallo Stato italiano, ma il titolo accademico necessario per la docenza doveva essere conferito da facoltà, approvate dalla Santa Sede, oppure da istituti italiani, purché accompagnato dal diploma in scienze religiose, riconosciuto dalla conferenza episcopale italiana. Era prevista poi la revocabilità in qualsiasi momento ed a giudizio insindacabile dell'autorità diocesana dell'incarico di docenza.
La nuova disciplina prevede non più l'attribuzione subordinata al placet dell'ordinario diocesano competente per territorio e del dirigente scolastico, ma l'accesso al ruolo, previo superamento di concorsi per titoli ed esami. Si tratta, quindi, di un provvedimento di assoluta novità per collocare in ruolo tali docenti, ad esclusione dell'esperienza delle province autonome di Trento e di Bolzano.
Si tratta di un buon testo e dobbiamo riconoscere che su tale argomento, sin dalla scorsa legislatura, anche da parte delle forze che oggi sono opposizione, non vi fu un atteggiamento pregiudizialmente contrario. Sto parlando di un provvedimento che interessa circa 10 mila docenti ad orario pieno nella scuola secondaria e circa 3 mila nella scuola elementare e materna che potrebbero ottenere l'immissione in ruolo già dal prossimo anno, se in possesso di un'anzianità di servizio di almeno quattro anni.
Si tratta di un mondo che, dopo anni di attesa, amarezze e disillusioni, stava invecchiando in uno Stato di precariato inaccettabile. Oggi, con questo provvedimento, diamo una risposta definitiva a queste attese e per tali motivi preannuncio il voto favorevole del gruppo dell'UDC della Camera dei deputati (Applausi dei deputati del gruppo dell'UDC (CCD-CDU)).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Villetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, con il disegno di legge che ci accingiamo a votare si altera il punto di equilibrio


Pag. 55


raggiunto tra Stato e Chiesa con il nuovo Concordato, promosso e firmato dall'allora Presidente del Consiglio, Bettino Craxi.
La questione, allora, non fu affatto facile da affrontare e da risolvere. L'insegnamento nelle scuole era nato dalla proclamazione del cattolicesimo come religione di Stato. Una volta che la stessa Chiesa si apprestava a riconoscere che il cattolicesimo non era più religione di Stato, veniva a cadere il presupposto che sosteneva l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, gestito dalle diocesi e pagato dallo Stato.
La contraddizione, onorevoli colleghi, era ben presente all'onorevole Craxi che si considerava seguace di Garibaldi ed interprete delle sue idee laiche e socialiste. Bisognava, tuttavia, trovare un compromesso che evitasse nuovi ed anacronistici conflitti di cui l'Italia non aveva, ieri, bisogno (neppure oggi ne ha bisogno).
L'architrave del nuovo Concordato e dei protocolli annessi fu il carattere facoltativo dell'insegnamento di religione. Non era la soluzione migliore che si potesse ottenere, ma l'unica soluzione possibile per chi, come i socialisti, è laico, ma non ama le guerre di religione. La sostanza dell'accordo era semplice, come spesso capita a chi vuole trovare una soluzione ad un problema complesso.
La Chiesa, proponendo e revocando gli insegnanti di religione, offriva un servizio di tipo facoltativo il cui costo ricadeva sullo Stato. I critici di quell'accordo dissero che era una soluzione gattopardesca e che in realtà non cambiava nulla. Con la modifica che oggi voi proponete, - mi riferisco in modo particolare alla maggioranza di centrodestra -, dimostrate proprio voi che non era così.
Il nuovo concordato fece fare un passo in avanti assai importante sul piano dei principi. Oggi voi ci fate fare un passo indietro. Sotto le spoglie di un intervento che dovrebbe servire soltanto a risolvere un problema di lavoro precario, o almeno così si sostiene, si passa da un servizio facoltativo reso dalla Chiesa e pagato dallo Stato, alla creazione di una costola educativa di tipo confessionale, diretta dalla diocesi, rigida nei ruoli e impiantata saldamente nella struttura della scuola pubblica.


Pag. 56


La vostra legge crea un vero e proprio mostriciattolo all'interno della scuola pubblica: viene creato un corpo anomalo di insegnanti che non hanno nulla di diverso dagli altri, se non di essere assoggettati in parte alle regole dello Stato italiano ed in parte a quelle del diritto canonico.
Per capire meglio la differenza fra quello che accade oggi e ciò che avverrà domani, si potrebbe dire che oggi l'insegnamento di religione risponde più alla figura del lavoro interinale, fornito dalla diocesi e pagato dallo Stato, mentre domani sarà come se la chiesa gestisse un pezzo della struttura della scuola pubblica.
Questo è un punto discriminante ed importante sul piano dei principi. Facendolo apparire come un intervento sociale, si sono assicurati percorsi privilegiati attraverso i quali docenti revocati dalla diocesi, o quelli in esubero, potranno accedere ad altri insegnamenti che nulla hanno a che vedere con l'insegnamento di religione, tanto da poter far parlare di una sorta di cassa di integrazione a vita. Non c'è lavoratore precario che possa vantare simili paracaduti, men che meno gli insegnanti ancora precari nella scuola pubblica, che non siano naturalmente quelli di religione.
Solo nel caso degli insegnanti di religione il centro destra, che è andato a testa bassa contro l'articolo 18 in nome della flessibilità, riscopre il valore del posto fisso. Nel Parlamento italiano si riaprono così questioni spinose, che sollevano nuovi interrogativi: oltre a quelli legati all'insegnamento di religione, anche quelli del finanziamento alla scuola privata. L'idea che è alla base di questi ragionamenti consiste nel credere che il senso della laicità dello Stato si sia molto appannato nella società italiana, dopo la stagione dei referendum sull'aborto e sul divorzio.


Pag. 57


L'onorevole Pietro Squeglia, durante la discussione sulle linee generali, ha affermato: «oggi, anche atei ed agnostici riconoscono il forte valore educativo e l'importanza della religione cattolica nel processo educativo e di sviluppo umano e culturale dei ragazzi». Non lo contraddico, ma ricambierò questa affermazione dicendo che molte famiglie cattoliche preferirebbero che si utilizzassero tempi e risorse che vanno all'insegnamento della religione per rafforzare quello di inglese.
Una larga maggioranza della Camera crede che l'insegnamento religioso sia molto efficace e riscuota tante adesioni da renderlo strutturale nella scuola italiana. Voi approverete queste misure; dovete sapere, tuttavia, che avete imboccato una strada lungo la quale il problema che si porrà non sarà più come gestire l'insegnamento religioso nelle scuole, secondo uno schema che è in via di obsolescenza: l'Italia deve muoversi, anche in questo campo, verso l'Europa, nella quale non c'è questo tipo di insegnamento religioso, ma c'è il finanziamento pubblico alle scuole private. Bisognerà quindi promuovere un'azione che, attraverso modifiche della Costituzione e del Concordato, abolisca l'insegnamento religioso come corpo dipendente dalla Chiesa e che, con le ingenti risorse che si saranno così liberate, finanzi le scuole private.
Con questa legge - mi rivolgo a coloro che l'approveranno - ci avete dato anche uno strumento per rimettere in discussione in futuro l'insegnamento religioso nelle scuole, perché questa legge può essere sicuramente sottoposta a referendum. Non so se lo si potrà fare, ma ricordo che tutti gli avanzamenti civili sono dovuti passare, in Italia, attraverso referendum.
Noi socialisti, quindi, confermiamo la nostra contrarietà a questa legge, sapendo di interpretare il pensiero di una vasta area di opinione laica, un'opinione laica composta da credenti e da non credenti (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Socialisti democratici italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.


Pag. 58


DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola adesso - lo dico per scusarmi con i colleghi - dovendo più tardi assentarmi da questa sede per un impegno istituzionale non rinunciabile.
Vorrei fare alcune brevi considerazioni. Innanzitutto, vorrei constatare con soddisfazione che, quando la Commissione ha il tempo, il modo e le possibilità per affrontare adeguatamente un tema, produce oggettivamente un buon lavoro e mette nelle condizioni le componenti parlamentari di svolgere la loro funzione e di conseguire anche, nei limiti del possibile, i propri risultati politici.
Tutti hanno dato il loro contributo. La maggioranza - debbo dire, in verità, assai compatta - ha sostenuto il corso di questo iter e debbo dire, a conferma di quanto l'onorevole Taglialatela - che ringrazio sentitamente dell'opera svolta - ha detto poco fa, che se vi è stato il parere sostanzialmente contrario su tutti gli emendamenti presentati in aula, è soltanto dovuto al fatto che si è avuta la possibilità di un grande approfondimento e di un ampio confronto in Commissione lavoro. È stato sottolineato il contributo che una parte dell'opposizione, in particolare il gruppo della Margherita, ha inteso dare, come ha confermato l'onorevole Delbono, ma del resto è stato di pregio parlamentare anche il contributo dell'opposizione di sinistra.
Come ha detto peraltro il già citato onorevole Delbono, a nome della Margherita - che pure ha inteso sottolineare e, in qualche caso, enfatizzare l'adesione del gruppo - si tratterebbe della soluzione di un problema meramente giuslavoristico. Non so se sia esattamente così. Mi guardo bene, in sede di dichiarazione di voto finale, dall'aprire o riaprire un dibattito a questo riguardo o caricarlo di contenuti ulteriori (non dico ultronei, ma ulteriori). Io dico che noi abbiamo sicuramente condotto in porto la soluzione di un problema multiennale, ormai cancrenoso, sotto molti aspetti - le audizioni che abbiamo svolto con le organizzazioni di categoria sono state estremamente significative a questo riguardo - e, quindi, tutti noi abbiamo avuto il merito di aver saputo finalmente affrontare e risolvere un problema di questo genere, che riguardava migliaia di insegnanti che si trovavano ad essere dei paria nel nostro ordinamento scolastico.


Pag. 59


Noi abbiamo prestato attenzione - il legislatore, dunque - anche al razionale svolgimento e all'organizzazione dell'insegnamento della religione cattolica. Questo, con tutta onestà, va ribadito, anche nella contrapposizione dei pensieri, perché la maggioranza del Parlamento recepisce la tesi che i principi della religione cattolica sono recepiti, a pieno titolo, dalla parte più identitaria della tradizione culturale e civile italiana e, quindi, l'esigenza di razionalizzare il corpo degli insegnanti, i loro afflusso, la loro organizzazione, per rendere ciò razionale e all'altezza della dignità di questa fondamentale materia di insegnamento (vale a dire quello della religione cattolica) nell'ambito dell'ordinamento scolastico.
Si trattava - e questo stato affrontato con un'adeguata normativa - di dare dignità a questi insegnanti. Se è vero, infatti, quanto è stato detto, ossia che determinati problemi possono nascere nei rapporti con altre categorie di insegnanti, è anche vero che questi insegnanti non si poteva lasciarli, paradossalmente, ad un destino - pongo ciò all'attenzione dei critici di questo provvedimento - rimesso completamente all'autorità religiosa, alla revoca della dichiarazione di idoneità cui sarebbe conseguito l'abbandono a loro stessi, come, fino ad oggi, poteva accadere a questi insegnanti.
Proprio per questo motivo, lo ripeto, si è trattato di trovare una soluzione non semplice - come qualcuno sosteneva - ma complessa ad un problema complesso: mettere insieme la disciplina pattizia, le esigenze giuslavoristiche e quelle di razionalizzare l'insegnamento della religione cattolica.
Mi avvio alla conclusione, ricordando che non ignoriamo - anche come maggioranza parlamentare, oltre che come Commissione nel suo insieme - l'esistenza di determinati problemi, con riguardo, in particolare, alla transitabilità, dall'insegnamento della religione (che deve restare l'insegnamento essenziale di questi professionisti) ad altre branche. Vi possono essere problemi di conciliazione con le aspettative ed i diritti degli altri insegnanti ma voglio anche dire che, nell'immediato e nel medio periodo, si potranno effettuare verifiche, controlli sul campo, sul funzionamento di questa normativa. Dovranno stare certi - soprattutto coloro che sono interessati ma anche coloro che sono stati critici nei confronti di questa normativa - che, se si verificheranno delle incongruenze e degli abusi,


Pag. 60


nessuno vieta naturalmente al Parlamento nel suo insieme e alla sua maggioranza di tornare su questa normativa e di definire le eventuali rettifiche.
Detto tutto questo, siamo convinti che torni ad onore dell'intero Parlamento essere riusciti a trovare finalmente una soluzione normativa ad un problema che, per troppo tempo, era stato discusso ed affrontato soltanto a livello teorico.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Antonio Barbieri, quale ricordo che ha tre minuti di tempo a sua disposizione. Ne ha facoltà.
ANTONIO BARBIERI. Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, ho chiesto di prendere la parola per manifestare il mio compiacimento in quanto deputato del gruppo di Forza Italia e presentatore della proposta di legge su tale materia, l'ultima in ordine di tempo - mi riferisco al momento della sua presentazione - rispetto all'intervento legislativo del Governo, ossia il disegno di legge al nostro esame, intessuto anche con l'audizione e con il consenso della conferenza dei vescovi.
Desidero, quindi, osservare, innanzitutto, che il testo giunto in aula dopo una laboriosa discussione delle proposte emendative dell'opposizione, rappresenta, in grandissima parte, il testo di quel disegno di legge intessuto dal nostro Governo. È questo il primo dato di carattere politico che deve essere evidenziato, a mio avviso, perché - per rispondere anche alle posizioni assunte dai rappresentanti del gruppo della Margherita -, se è vero che, nella passata legislatura, alcuni parlamentari del gruppo Margherita presentarono proposte di legge analoghe su tale materia, è anche vero che, nella passata legislatura, quelle proposte di legge non ebbero il sostegno del Governo dell'Ulivo di allora.
A tutte le altre questioni sollevate dall'opposizione, ha già esaurientemente risposto il relatore, presentando le regioni della maggioranza. Vorrei soltanto aggiungere, essendo stato chiamato in causa, in più di un intervento, dai colleghi dell'opposizione, che è vero che, nella mia proposta, era prevista l'ipotesi della risoluzione del rapporto di lavoro a fronte della revoca dell'idoneità da parte dell'ordinario diocesano,


Pag. 61


ma è anche vero che, in quella proposta, non era prevista l'ipotesi della mobilità. Se, invece, oggi, il testo portato in aula, integrato e migliorato dal Governo, avesse previsto anche l'istituto della mobilità, vi sarebbe stata una contradictio in terminis tra revoca - e, quindi, risoluzione del rapporto di lavoro - ed istituto della mobilità.


Pag. 62


Finalmente, dopo tanti anni, per adempiere gli impegni concordatari, si arriverà, con il nostro voto favorevole, a garantire agli insegnanti di religione cattolica dignità culturale ed economica ed alla Chiesa cattolica di poter ben operare per fornire la qualità didattica e morale derivante dal suo servizio di presenza formativa.
Questo è un segno di rinnovamento esplicito dell'Italia che stiamo cambiando: ripristiniamo uno spazio che i corpi sociali intermedi e la tradizione giudaico-cristiana debbono conservare per assicurare alla nostra società quella forza di valori sulla quale si fonda la grandezza di gran parte dell'occidente. Questo rinnovamento, che noi inauguriamo, aveva trovato, nella precedente legislatura, una sostanziale opposizione in questioni di principio, sollevate con grande ipocrisia ma, sostanzialmente, profondamente offensive per la Chiesa cattolica e per l'alta e ben nota dignità degli studi ecclesiastici.
Ecco perché in quest'odierno coronamento dell'azione di Forza Italia e nel voto favorevole nostro e della Casa delle libertà vedo un grande smascheramento: quello di una sinistra ipocrita e in corde suo spregiatrice, da sempre, della natura spirituale della persona umana e della fontale libertas cristiana, che pure ha avuto...
PRESIDENTE. Onorevole Antonio Barbieri...
ANTONIO BARBIERI. ...come suo grande mallevadore Erasmo da Rotterdam.
Un'ultima considerazione riguarda la questione della laicità dello Stato, sollevata da rappresentanti della maggioranza e dell'opposizione e, da ultimo, da parte dell'onorevole Villetti.
Sul concetto di laicità ha ben detto, ieri, il collega Adornato, in un'intervista rilasciata ad un quotidiano: lo Stato moderno, per noi, non può essere certamente confessionale; su questo siamo d'accordo: in nessun senso, però! Non in senso religioso, ma sicuramente neanche in senso materialistico ed etico o ateo, per esempio marxista, e nemmeno in senso laicistico, se per laicismo intendiamo una particolare concezione del mondo e dell'uomo di ispirazione immanentistica ed illuministica che nega i valori trascendenti o li confina nel segreto della


Pag. 63


coscienza individuale. Davanti a questa concezione della sinistra, noi ci poniamo, e ci confrontiamo, come rappresentanti del popolarismo europeo di Forza Italia, con un segno chiarissimo di futuro, di progresso e di rinnovamento (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Campa. Ne ha facoltà.
CESARE CAMPA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, pur parlando a titolo personale, il collega Barbieri ha già ampiamente illustrato i motivi di soddisfazione e ciò esime il sottoscritto da un intervento più articolato.
Mi si consenta, però, di ricordare a quest'Assemblea che questo disegno di legge finalmente sana una situazione annosa di precariato subita dagli insegnanti di religione cattolica ed elimina la disparità di trattamento finora vigente nei confronti di questi insegnanti rispetto agli altri. Tale parificazione consentirà di riconoscere il giusto ruolo dell'insegnamento della religione che, pur essendo materia facoltativa, com'è stato qui ricordato, è fondamentale per trasmettere ai giovani quei valori morali, etici e sociali sui quali, da sempre, si fonda la nostra società, al di là delle convinzioni religiose e della sempre più marcata secolarizzazione della nostra società, come dimostra - è stato ricordato anche da Delbono - la grande e capillare adesione a questo insegnamento da parte degli allievi e delle famiglie italiane. Ciò nonostante, ritengo doveroso un richiamo a tutte le componenti politiche affinché venga fatto uno sforzo e si lasci da parte ogni rigidità ideologica.
Abbiamo sentito qui anche prima ricordare rispetto a questa materia il ricorso al referendum e altre questioni. Io credo che sia dovere di questo Parlamento valutare la questione con grande serenità, ma anche con grande coerenza intellettuale. Stiamo discutendo, onorevole Capitelli, sulla precarietà in cui versa un gran numero di lavoratori, al di là che questi lavoratori insegnino la religione cattolica; abbiamo tutti il dovere di dare uno stato giuridico definito a questi insegnanti. Come è stato da più parti sottolineato, sia nel dibattito in Commissione sia in Assemblea, un dibattito che ha visto in alcuni momenti superate le diversità e le contrapposizioni che


Pag. 64


normalmente ci sono, questi lavoratori godono di una retribuzione pressoché uguale a quella di altri insegnanti, ma non hanno a tutt'oggi un trattamento previdenziale e di carriera. Sono di fatto, onorevole Capitelli, lavoratori precari, ai quali lei si rivolge sempre con grande attenzione, che da anni aspettano la definizione dello stato giuridico. È arrivato il momento di dare loro questo riconoscimento.
È opportuno ricordare a me stesso, ma anche all'Assemblea che negli ultimi anni, anche nella passata legislatura, si era cercato di risolvere in via definitiva questa situazione di precariato, certo con una legge non all'altezza (quella di oggi è migliore di quella del passato), ma gli intendimenti c'erano anche nel passato e voglio qui ricordarli.
Ad oggi noi abbiamo nella scuola operatori che devono rispondere degli stessi doveri ma non hanno gli stessi diritti. Ha ragione Duilio quando ricorda questo atto di giustizia che noi dobbiamo fare nei confronti di questi lavoratori, un atto di giustizia e di perequazione sociale. Nella scuola la disparità con gli altri insegnanti era nel passato meno avvertita in quanto gli insegnanti di religione cattolica erano per lo più sacerdoti religiosi, oggi, invece, la presenza di laici è sempre maggiore e raggiunge punte dell'80 per cento, mentre quella di sacerdoti e religiosi, che godono di un sistema di sostentamento e di garanzie diocesane, è sempre più esigua.
Ritengo doveroso ricordare, come accennavo prima, che nelle scuole italiane l'adesione all'insegnamento della religione cattolica è elevatissima e complessiva. Nell'anno scolastico 2001 2002 la percentuale è stata del 93,2 per cento, un dato costante degli ultimi dieci anni, in quanto la percentuale non è mai scesa sotto il 92 per cento.
Vorrei soffermarmi brevemente però a questo punto, concludendo il mio intervento, su due passaggi che, a mio avviso, sono particolarmente qualificanti della legge. Innanzitutto, si dà finalmente attuazione a quanto stabilito dal nuovo Concordato tra santa sede e stato italiano; certo con molto ritardo, ma si dà corso a questo adempimento. Vorrei ricordare, ma l'ha ricordato anche il collega Barbieri, quanto era stato concordato: la Repubblica italiana, riconoscendo i valori della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano,


Pag. 65


continuerà ad assicurare, nel quadro della finalità della scuola, l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado e che l'insegnamento della religione cattolica, impartito nel quadro delle finalità della scuola, deve avere dignità formativa e culturale pari a quella delle altre discipline. Questo anche per puntualizzare alcuni interventi che qui abbiamo sentito e che non erano in sintonia con questi impegni che lo Stato si era assunto.
Vorrei inoltre ricordare che, nel testo dell'intesa tra autorità scolastiche italiane e Conferenza episcopale per l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, l'allora Governo si era impegnato a risolvere la questione dello stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica.
Il secondo punto a mio avviso qualificante del testo è che con questa legge si intende porre fine, come dicevo, alla condizione di precariato che ha caratterizzato dal 1930 ad oggi lo stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica, che oggi sono per l'80 per cento insegnanti laici, che devono avere quindi il loro stato giuridico ben definito.
Il testo in esame, inoltre, ha l'indiscusso merito di chiarire, oltre allo stato giuridico di questi lavoratori, le procedure di reclutamento ed afferma l'atipicità, rispetto ad altri docenti, di questi insegnanti, in quanto hanno un duplice rapporto professionale con lo Stato da un lato e con la Chiesa cattolica dall'altro.


Pag. 66


Viene, quindi, tenuta in particolare considerazione tale atipicità, su cui viene fondato uno specifico impianto, che offre una serie di positive e concrete risposte alle esigenze di questa particolare categoria di insegnanti.
Certo è positivo l'istituzione dei ruoli regionali, articolati per ambiti territoriali corrispondenti alle diocesi; agli insegnanti di religione cattolica inseriti nei ruoli regionali si applicano, quindi, le norme di stato giuridico e trattamento economico, previsti nel Testo unico delle disposizioni legislative, per quanto riguarda tutti gli insegnanti; non c'è, quindi, nessuna corsia preferenziale, bensì un atto dovuto.
Credo, colleghi, che siamo qui in presenza di un atto di giustizia, di perequazione, e di giustizia sociale; un atto di coerenza con i principi solennemente affermati anche in quest'aula; un atto dovuto conseguenziale al rispetto degli impegni assunti e dei patti definiti.
Ma si tratta, anche, di un passaggio significativo, in quanto attesta il forte valore formativo e l'importanza della religione cattolica nel processo educativo e di sviluppo umano e culturale dei nostri ragazzi.
Esprimo, quindi, con convinzione un voto deciso di Forza Italia, fortissimamente convinta, di aver compiuto un atto di giustizia nei confronti di tali insegnanti, ma anche della cultura italiana. (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Maccanico. Ne ha facoltà.
ANTONIO MACCANICO. Signor Presidente, dichiaro che voterò contro il provvedimento in esame.
Con tutto il rispetto delle argomentazioni del relatore, credo che non sia accettabile che il personale insegnante di una materia facoltativa sia inserito nei ruoli della pubblica istruzione, senza concorso; ed è ancor meno accettabile che tale personale sia revocabile a giudizio dell'ordinario diocesano, con violazione della libertà di insegnamento, che dovrebbe titolare tutti gli insegnante di ruolo.


Pag. 67


Si crea una grave anomalia che non mi sento di approvare (Applausi dei deputati del gruppi Misto-Socialisti democratici italiani e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nigra. Ne ha facoltà. Le ricordo che ha a sua disposizione cinque minuti.
ALBERTO NIGRA. Signor Presidente, il provvedimento legislativo in esame tratta, come è noto, la «sprecarizzazione» della condizione degli insegnanti di religione cattolica.
Come abbiamo avuto modo di dire, a nostro giudizio, nel corso della discussione del provvedimento, tale intervento viene portato in modo sbagliato, che, fin dall'approvazione del provvedimento in esame nel testo presentato alla Camera, originerà numerosi problemi di cui ora dirò.
L'approfondimento della discussione su tale normativa, che come è già stato ricordato si è svolta anche nella precedente legislatura, consente di dire che reputiamo sia un atto doveroso del Parlamento la definizione di una normativa che dia certezza agli insegnanti di religione cattolica, in merito al loro status giuridico ed economico, prescindendo dalla materia di insegnamento.
È perciò che abbiamo proposto nel corso della discussione, prima in Commissione e poi in Assemblea, molte soluzioni idonee, per ridurre ed eliminare gli anacronismi presenti nell'attuale legislazione.
A nostro giudizio il provvedimento in questione compie male il suo intervento, trovando soluzioni non equilibrate tra i docenti di religione e gli altri.
Il provvedimento legislativo lascia aperta, anzi apre ancora di più e divarica, una ulteriore serie di contraddizioni, in modo particolare, per quanto riguarda la parità di trattamento, determinata dal meccanismo di reclutamento, tra precari in generale del mondo della scuola e docenti di religione. E tra l'altro, introduce un precedente pericoloso, perché la distinzione tra elenco e graduatoria, da voi non accettata, di fatto, come abbia avuto modo di dire, consente di «prelevare» coloro che saranno inseriti nel ruolo con discrezionalità, e per noi è già sbagliato, ma rappresenta, il che è ancora più grave, un precedente pericoloso che potrebbe trovare nell'ambito di


Pag. 68


altre applicazioni successive lo stesso meccanismo di reclutamento, al quale noi, fermamente, ci opponiamo.
La nostra proposta si compone di un meccanismo di stabilizzazione degli insegnanti di religione secondo le previsioni del contratto collettivo nazionale per gli insegnanti a tempo indeterminato ma non raggiunge e supera quella che, invece, a nostro giudizio, raggiunge e supera il provvedimento, cioè la soglia dell'immissione in ruolo, dalla quale poi deriva una serie di conseguenze negative che abbiamo lungamente illustrato nel corso della discussione.
Il tema delicato della risoluzione del rapporto di lavoro di questi insegnanti ai sensi dell'accordo concordatario, pure in presenza di una loro ammissione in ruolo, conserva, tra le ipotesi previste, oltre a quelle generali, la revoca dell'idoneità. A nostro giudizio, come abbiamo lungamente detto, questo aspetto andrebbe trattato diversamente rispetto alla situazione di coloro che vengono a trovarsi in mobilità e che, in conseguenza di essa, devono in qualche modo essere accolti all'interno dello Stato attraverso meccanismi che si richiamino in maniera generale e generica agli altri meccanismi previsti per gli altri dipendenti del settore scolastico e pubblico in generale.
Infine, sul tema della mobilità il provvedimento mette in atto una serie di procedure che viaggiano ai confini dell'accordo tra Stato e Chiesa; anzi, la soluzione adottata oltrepassa, a nostro giudizio, a danno di tutti gli altri insegnanti, tale confine. Pertanto, il nostro giudizio negativo complessivo sul provvedimento nasce dal fatto che, come qualcuno ha detto, non si tratta, in questo caso, di criticare la normativa in questione pronunciandosi contro l'attuale Concordato tra Stato e Chiesa; anzi, circa il rispetto del concordato Craxi-Casaroli del 1984 le nostre proposte sul provvedimento erano lineari, mentre il disegno di legge di cui stiamo discutendo, a nostro giudizio, va oltre il Concordato e lo spirito degli accordi, supera abbondantemente la soglia di ragionevole miglioramento della condizione di persone che non posso, come abbiamo detto, rimanere per tutta la loro vita lavorativa precari e, nel difficile tentativo di ricercare un nuovo equilibrio


Pag. 69


ad intesa vigente, travalica abbondantemente i confini stabiliti dal principio costituzionale di uguaglianza di fronte alla legge.
Vi è un eccesso di zelo nel vostro provvedimento, che era facilmente rimediabile accogliendo parte dei nostri emendamenti, cosa che voi non avete fatto. Pertanto, avete determinato una pletora di situazioni complicate e di difficile risoluzione e, in modo particolare (questo è il fatto più grave), ascoltando i nostri suggerimenti non avreste fatto venir meno i principi di laicità ai quali si richiama e si riconduce l'ordinamento generale dello Stato, principi che con questo provvedimento, voi, invece, ledete in modo grave.
Per tutte queste ragioni i deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo esprimeranno un voto contrario al presente provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rodeghiero. Ne ha facoltà.
FLAVIO RODEGHIERO. Signor Presidente, voglio innanzitutto ricordare il lavoro svolto nella scorsa legislatura dall'altro ramo del Parlamento su tale questione e, in particolare, quello del senatore Brignone, che ha svolto un'eccellente introduzione anche in riferimento all'evolversi, nelle varie forme in cui questo si è espresso, dell'insegnamento della religione cattolica nel nostro paese, grazie anche ad un largo e condiviso supporto da parte delle commissioni cultura e lavoro.
Si tratta di un atto di giustizia che, come è già stato sottolineato, ha preso avvio nella scorsa legislatura e che ha visto coinvolte tutte le parti politiche, seppure oggi su fronti diversi in tema di responsabilità di Governo del paese.
Il provvedimento che è stato approvato durante la scorsa legislatura al Senato, come quello che stiamo per approvare oggi, è un atto complesso che va incontro ad un problema altrettanto complesso: per tale motivo, ritengo che alcuni rilievi svolti dall'opposizione circa possibili disparità presenti in alcuni aspetti che potrebbero trasparire dal testo non siano totalmente infondati.


Pag. 70


Tuttavia, siamo di fronte ad una situazione determinata da un aspetto storico, quello della realtà del nostro paese, nel quale l'esistenza dello Stato della Chiesa e il grande patrimonio storico che costituisce la cultura religiosa nell'evoluzione storica e sociale di questo paese, evidentemente ci fanno assumere anche degli impegni, come è accaduto con il Concordato, rinnovato nel 1984. Siamo di fronte a situazioni che vanno riconosciute - lo ripeto - nella loro fondatezza storica. Ciò è dimostrato dalle adesioni alle richieste di fruizione di questo insegnamento da parte di moltissimi alunni, anche al di là delle convinzioni religiose.
Pertanto il nostro intervento, come dicevo, è inquadrato in questa cornice storica ed istituzionale. D'altra parte, vi è anche un dovere da parte della Commissione lavoro di dare dignità (una dignità che per troppo tempo è mancata) alla preziosa funzione di questo insegnamento nell'ambito delle materie curricolari nella scuola italiana ed a quanto svolto da questi insegnanti in tanti anni anche con riferimento ad una disparità di trattamento esistente, per esempio dal punto di vista previdenziale, rispetto agli altri colleghi.
Si è inteso, quindi, dare certezze e modalità precise. Credo che questo rappresenti l'assolvimento di una responsabilità che il Governo nel 1984, con la conclusione di quel Concordato, e complessivamente questo Parlamento hanno assunto.
A mio avviso, in questa occasione non è stato sufficientemente approfondito un aspetto culturale, neanche da parte dell'opposizione. Mi riferisco a quello dell'organizzazione, per quanto riguarda le competenze e gli ambiti, delle facoltà di teologia. A tal riguardo, vi è, per certi versi, un'anomalia del sistema italiano, che di per sé stesso, se affrontato con una modalità organizzativa diversa, potrebbe invece costituire una ricchezza anche di riflessione e di studio.
Non va dimenticato, infatti, che oggi il titolo di studio richiesto per l'insegnamento e, comunque, la formazione data dalle facoltà di teologia è estremamente ricche e potrebbe arricchirsi ancora di più, se la ricerca fosse ampliata anche ad un ambito di responsabilità di organizzazione determinata dallo Stato. Il titolo di studio richiesto oggi per l'insegnamento è comprensivo anche di una formazione circa le scienze


Pag. 71


sociali, filosofiche e storiche estremamente ricca. Pertanto, non concordo con alcuni rilievi svolti dall'opposizione in ordine al fatto che non sia richiesta la laurea o che questi soggetti, una volta che vi sia un esubero o che venga revocata l'idoneità, siano adibiti ad altro insegnamento. Lo ripeto: il titolo di studio richiesto è estremamente ricco e potrebbe arricchirsi ancora di più. Tuttavia, in sostanza, si dà una certezza giuridica a tanti lavoratori (questo è il fatto nuovo anche rispetto alla conclusione del Concordato nel 1984). Peraltro, più dell'80 per cento di essi sono laici e avvertono il bisogno di una sicurezza economica, anche in considerazione del fatto che molti di loro hanno una famiglia e dei figli. Quindi, è una situazione complessivamente nuova che ha un fondamento estremamente legato alle nostre responsabilità istituzionali.
Non si tratta di discutere di laicità o meno dello Stato, bensì di affrontare un problema concreto. Credo che questo Parlamento lo abbia fatto in modo concreto e - lo ripeto - ulteriori ambiti di riflessione, anche per quanto riguarda le facoltà di teologia, potranno essere ripresi in altri momenti. Certamente, quello che stiamo compiendo oggi è un atto dovuto, pur nella complessità dell'articolato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mazzuca Poggiolini. Ne ha facoltà.
CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Signor Presidente, il gruppo Misto-UDEUR-Popolari per l'Europa, pur con talune perplessità, voterà a favore di questo provvedimento e ciò, innanzitutto, perché davvero da troppo tempo precari ed insegnanti di religione attendono l'immissione in ruolo. Tuttavia, occorre sottolineare ancora una volta l'incongruità del Governo, che sceglie questa immissione in ruolo e, poi, destina e condanna alla precarietà migliaia di altri insegnanti.
In secondo luogo, perché l'insegnamento della religione - che non è catechismo, come sappiamo benissimo - concorre a trasmettere alle giovani generazioni valori fondamentali propri non solo della religione cattolica, ma anche di tutte le altre religioni. Si tratta di valori che servono ad alimentare la base del convivere civile pur all'interno di uno Stato laico: credo sia assurdo volersene dimenticare.
Votiamo a favore, quindi, ma - come ho detto - con giustificate perplessità ed un punta forte di amarezza. È,


Pag. 72


infatti, grave, a nostro parere, in rapporto al modo dell'inserimento, alla mobilità ed alla formazione, che il Governo abbia voluto respingere tutti gli emendamenti e non abbia accettato soluzioni coerenti innanzitutto con il quadro costituzionale e delle leggi vigenti, nonché con le giuste aspettative di altre migliaia di insegnanti. Si sarebbe mostrato rispetto per il mondo della scuola ma, più in generale, rispetto per lo Stato e le sue leggi. Questo è un valore forte, colleghi parlamentari, che giustifica la nostra permanenza in questa sede, la nostra responsabilità, l'esistenza stessa di un Parlamento democraticamente eletto e tutti i poteri della Repubblica in quanto tutte le forme istituzionali che essa si è data vengono rispettate in toto. Ciò non è stato fatto con questa legge. Dunque, ritengo opportuna una riflessione perché questo può costituire un passetto verso una strada scivolosa che non si sa dove potrebbe portarci (Applausi dei deputati del gruppo misto-UDEUR-Popolari per l'Europa).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale l'onorevole Di Teodoro, al quale ricordo che ha tre minuti a disposizione. Ne ha facoltà.
ANDREA DI TEODORO. Signor Presidente, voglio esprimere come laico, prima ancora che come credente, il mio voto favorevole a questo provvedimento. Si sana finalmente, dopo moltissimi anni di disparità di trattamento, la condizione di 20 mila lavoratori italiani che erano in una situazione insostenibile dal punto di vista della giustizia e della parità di trattamento rispetto a tutti gli altri lavoratori del comparto della scuola. Tali insegnanti che, come è stato ricordato, sono per l'80 per cento laici e che hanno la necessità di mantenere una famiglia ed affrontare il costo della vita come tutti gli altri insegnanti della scuola italiana, sono finalmente inquadrati nei ruoli organici della scuola e trattati come tutti gli altri insegnanti.
Apprezzo molto l'atteggiamento di quella parte dell'opposizione che voterà con noi favorevolmente a questo provvedimento, mentre mi rammarico per l'atteggiamento di chiusura preconcetta e pregiudiziale dei Democratici di sinistra che, pur avendo dato in Commissione un accenno, al principio della nostra istruttoria, di disponibilità si sono, poi, attestati su una


Pag. 73


posizione di chiusura. Basti soltanto ricordare le critiche che ho sentito avanzare in questa sede circa il concorso con cui sarebbero immessi in ruolo, per il 70 per cento delle disponibilità degli organici, gli insegnanti di religione cattolica: è stato definito un concorso anomalo quando, in realtà, vi sono stati, negli anni scorsi, migliaia e migliaia di precari sanati con scivoli di ingresso assolutamente agevolati quali corsi abilitanti o corsi-concorsi. Per gli insegnanti di religione cattolica, almeno, il legislatore prevede un concorso, cosa che non è stata fatta per altri precari, come ho appena detto.
Inoltre, mi pare che la procedura di mobilità professionale a cui gli insegnanti di religione sarebbero sottoposti nel caso di revoca dell'idoneità da parte dell'ordinario diocesano sia subordinata al possesso dei requisiti per l'insegnamento della disciplina cui sarebbero dirottati. Ciò, quindi, non prevarica in alcun modo la possibilità di altri insegnanti di accedere con parità di trattamento allo stesso insegnamento, fermo restando che tale tipo di procedura viene oggi applicata per altre categorie di insegnanti, come gli insegnanti di sostegno.
Per tutte queste ragioni voterò, con coscienza serena di laico, favorevolmente a questo provvedimento.


Pag. 74


PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni, al quale ricordo che ha sei minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Vorrei ribadire la contrarietà al provvedimento in esame, sulla quale più volte abbiamo insistito. È una contrarietà di fondo di chi, come noi, è contrario all'idea e alla pratica del testo concordatario e non lo fa ovviamente per una guerra di religione, ma in base a un semplice principio liberale, in verità assai negletto in questa nostro paese: libera Chiesa in libero Stato.
Siamo quindi contrari alla posizione di privilegio derivante dal testo concordatario (più le innovazioni e gli aggiornamenti del 1984) all'insegnamento della religione cattolica all'interno della nostra scuola pubblica. Siamo contrari, perché pensiamo che una scuola pubblica debba insegnare la storia delle religioni, cioè come l'umanità ha affrontato il problema della trascendenza e quanto questa abbia pesato nella storia della formazione del pensiero moderno, della filosofia, dei modi di vita e dei modi di pensiero: che è evidentemente un'altra cosa.
Questo tema verrà riproposto, onorevole colleghi, perché che lo vogliate o no, legge Bossi-Fini o meno, questa società è destinata a diventare multireligiosa e multiculturale, con una presenza variegata di popoli del mondo. Ci troveremo quindi anche di fronte alla necessità di dover affrontare altri temi, anche in materia religiosa.
Siamo dunque di fronte a un testo che oltretutto è antistorico, oltre ad essere, dal mio punto di vista, cioè dal punto di vista del principio di una sana laicità dello Stato, un testo sbagliato. Naturalmente, anche se questo non è l'unico problema, tuttavia è il problema di fondo, che richiamo con insistenza.
Un ulteriore problema riguarda la modalità con la quale si è voluto risolvere il tema degli insegnanti di religione, cioè con l'immissione in ruolo. Cosa sbagliata: perché crea un doppio canale. Cosa grave: perché crea una possibilità di scavalco di altri. Cosa ancora più grave, dal momento che qualora venisse


Pag. 75


meno l'idoneità questi insegnanti potranno passare ad altro insegnamento.
In sostanza si crea quindi una doppia autorità all'interno dell'ordinamento scolastico: quella che deriva appunto dalla responsabilità statuale in materia di pubblica istruzione e di organizzazione della medesima e quella che deriva dall'organizzazione chiesastica, cioè dalla diocesi. Tutto ciò lo ritengo assolutamente inaccettabile. È questa la ragione della nostra contrarietà.
Vorrei però sottolineare che noi abbiamo affrontato questo tema non in maniera integralista, né tanto meno fondamentalista. Detta l'opposizione di fondo, non mascherata ipocriticamente ma obiezione alla sostanza del provvedimento, ci siamo anche fatti carico naturalmente del fatto che questi insegnanti di religione sono lavoratori a tutti gli effetti, e come tali sotto questo profilo vanno tutelati. Per questo, pur scartando l'ipotesi dell'immissione in ruolo, abbiamo insistentemente chiesto che le loro condizioni in base alla nomina annuale fossero quelle degli insegnanti a tempo indeterminato e che essi quindi godessero delle stesse condizioni degli altri insegnanti, sotto ogni profilo.
Infine ci siamo occupati - ma, francamente, siamo stati solamente in pochi a farlo - del principio della libertà di scelta, sancito dalla legislazione (formalmente sarebbe anche sancito persino dal patto concordatario, salvo che poi dallo stesso venga immediatamente negato), cioè della possibilità di un'alternativa alla cosiddetta ora di religione. Ora se questo è possibile per ciò che riguarda alunni che dispongono di libera scelta, è assolutamente ed evidentemente negato (e ciò è particolarmente grave) per gli alunni della scuola materna e della scuola elementare, i quali in base all'unicità della figura del docente normale, al quale si sovrappone l'insegnante di religione, vedono evidentemente ricattata la loro possibilità - che in questo caso ovviamente viene esercitata su volontà diretta ed espressa da parte dei genitori - di svolgere altre attività didattiche utili alla loro formazione, mentre altri liberamente scelgono l'insegnamento religioso.
Tutto ciò configura, ancora una volta, un oscuramento e un oscurantismo della ragione, delle libertà collettive ed individuali, dei diritti e della qualità dell'istruzione nel nostro paese.


Pag. 76


Si tratta di un passo grave, quindi esprimeremo un voto contrario su questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista e di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Galvagno, al quale ricordo che ha a disposizione tre minuti. Ne ha facoltà.
GIORGIO GALVAGNO. Signor Presidente, intervengo per svolgere alcune considerazioni su questo disegno di legge.
Se ci sono voluti 17 anni per giungere a questa formulazione è perché la materia è complessa e complicata ed è difficile trovare un giusto punto di equilibrio. Con questo provvedimento si è cercato di trovare tale equilibrio e, quando le cose sono così complesse, difficilmente si fanno dei capolavori. Comunque, questo disegno di legge, grazie anche al lavoro svolto dalla Commissione e, in particolare, da alcuni suoi membri che hanno dimostrato molta qualità e capacità, riesce a sistemare le cose.
Il fatto che ormai, all'interno della scuola, ci sono così tanti laici, non costituisce un fatto positivo o negativo, ma rappresenta una constatazione, in quanto non ci sono più preti, neanche per le parrocchie. Dunque, presumibilmente, l'ingresso dei laici è un fatto che si è verificato per circostanze del tutto occasionali, fortuite. A dire il vero, i preti che insegnavano religione a me davano qualche garanzia in più in quanto, trattandosi di persone che ascoltano i peccati della gente, hanno sicuramente maggiore umanità e capacità di comprendere; speriamo che i nuovi insegnanti siano altrettanto capaci!
L'elemento positivo di questo provvedimento - che, peraltro, è contraddittorio e presenta dei limiti - sta nel fatto che non introduce nella scuola elementi di difficoltà; la scuola ha sopportato così tante cose, quindi sopporterà anche questo! Siamo di fronte ad un punto che, paradossalmente, la sinistra considera negativo, vale a dire il fatto che viene tolto all'autorità ecclesiastica il potere di vita e di licenziamento nei confronti degli insegnanti. È giusto che tale potere sia sottratto all'autorità ecclesiastica e che gli insegnanti, che possiedono un'altra formazione rispetto a quella di qualche anno fa,


Pag. 77


possano trovare nello Stato elementi di garanzia e di continuità per il loro lavoro.
Per queste ragioni esprimerò un voto favorevole sul presente provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Filippo Mancuso. Ne ha facoltà.
FILIPPO MANCUSO. Signor Presidente, signori deputati, duole non vedere presente al dibattito e al voto di questo testo significativo il ministro della pubblica istruzione, che pure è intestatario di esso e dal quale deriva il senso culturale, filosofico e pedagogico del testo medesimo.
Modestamente, sono dell'avviso che ciò, invece, sarebbe stato conveniente, in funzione della sempre invocata coerenza dell'azione politica e per dar forza, anche simbolica, a quanto questo testo - che non è né ideologico, né fanatico, né facinoroso - comporta.
Sto intervenendo proprio per sottolineare che vi sono ancora uomini che possono testimoniare, in un paese in cui la religione cattolica non è più concepita come religione di Stato, ma comunque come l'anima stessa della propria cultura prevalente, il debito di riconoscenza e di devozione che, nella loro formazione e nella loro vita, hanno tratto dall'insegnamento scolastico della religione.


Pag. 78


Del resto, la materia controvertibile sarebbe stata quella disciplinata dalla riforma del Concordato, che stabilisce proprio il tipo di insegnamento della religione cattolica nei nostri sistemi scolastici. Questo provvedimento non fa altro che sistemare il personale addetto ad una funzione già prestabilita. Come forse avrebbe dovuto venire a dire il ministro, e non il più modesto dei deputati, si tratta di cosa che appartiene al dovere di chi sente queste cose, come appartiene al dovere di chi, invece, le avversa, dirlo e dichiararlo. Non vedo fanatismo nella legge né come finalità né come strumento.
Quanto allo strumento, ne ho parlato. Quanto alla finalità, si potrebbe persino censurare in senso opposto che il reclutamento del personale abilitato a questo tipo di insegnamento venga fatto con esclusione tassativa di una valutazione della cultura religiosa, laddove, se fosse vero che si tratta di un provvedimento di tipo teocratico, come prima misura, il legislatore avrebbe dovuto garantirsi la formazione e non soltanto l'idoneità didattica dei possibili docenti. Ancora una volta, ci stiamo trovando nella discordanza logica nella politica che, purtroppo, non guarda in faccia a nulla, pur di significare persino le proprie assenze. Con tutto il rispetto per la presenza di eventuali sostituti, non cesserò di deplorare l'assenza del ministro che offende noi, offende noi cattolici, praticanti e ferventi, e offende il senso politico di cui la Casa delle libertà ha fatto uno degli alimenti, purtroppo solo propagandistici, della propria azione.
Con la consapevolezza piena della modestia della persona che parla, sentiamo il dovere e - starei per dire - l'impeto di sostenere che la scuola cattolica è la scuola dell'anima italiana (Applausi del deputato Camo).
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
MARCELLO TAGLIALATELA, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCELLO TAGLIALATELA, Relatore. Signor Presidente, intervengo per pochi minuti, soltanto per puntualizzare alcune


Pag. 79


questioni che, francamente, sembrano essere state esattamente capovolte dalla discussione svoltasi in aula ieri ed oggi. Vorrei ricordare ai colleghi che, attraverso questo provvedimento, viene istituito il ruolo degli insegnanti di religione. Sulla base di questa considerazione, risulta evidente che, sino ad oggi, sono stati proprio gli insegnanti di religione ad essere considerati come figli di un Dio minore e che questa legge garantisce loro parità di diritti rispetto ai colleghi che insegnano altre materie all'interno della scuola italiana.
C'è bisogno anche di ribadire qualche giudizio che mi sembra sia stato espresso in modo frettoloso. Non è vero che tali docenti non abbiano titoli di studio: per poter insegnare la religione cattolica nelle scuole italiane, ai sensi dell'intesa con lo Stato Vaticano, gli insegnanti hanno bisogno di un titolo ecclesiastico, specificamente previsto. È altrettanto vero un ulteriore dato che mi sembra sia stato dimenticato quest'oggi. Tali insegnati svolgeranno un concorso. Saranno sottoposti ad una prova e questa prova sarà valutata. È vero che nel testo di legge non compare il termine «graduatoria», ma i colleghi della Commissione sanno perfettamente i motivi per i quali ciò accade. Sanno anche perfettamente che è stata trovata una soluzione, che a me pare felice, in modo tale che si possa determinare una graduatoria di merito.
Certamente, molti altri argomenti potranno essere portati all'attenzione del Parlamento per quanto riguarda, complessivamente, l'aspetto culturale della religione, non soltanto di quella cattolica.
Ma questo disegno di legge ha un compito diverso che mi pare svolga bene e con precisione: quello di istituire il ruolo degli insegnanti di religione, di dare loro pari dignità e di farlo attraverso una procedura che mette al centro il direttore regionale scolastico rispetto alle assegnazioni; tutto questo contrariamente rispetto al passato. Mi pare questa una conquista di cui tutto il Parlamento potrà andare fiero.
Ringrazio, ovviamente, tutti i colleghi della Commissione, sia quelli che voteranno a favore, ma anche quelli che voteranno in dissenso, perché comunque il loro contributo in Commissione è stato particolarmente significativo, tant'è vero


Pag. 80


che la Commissione si è riunita molte volte, vi sono state molte audizioni ed si è svolta con grande profondità la valutazione del testo.
 

(Coordinamento - A.C. 2480)

PRESIDENTE. Prima di passare alla votazione finale, chiedo che la Presidenza sia autorizzata a procedere al coordinamento formale del testo approvato.
Se non vi sono obiezioni, rimane così stabilito.
(Così rimane stabilito).
 

(Votazione finale e approvazione - A.C. 2480)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2480, di cui si è testé concluso l'esame.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:
«Norme sullo stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica degli istituti e delle scuole di ogni ordine e grado» (2480):
Presenti 347
Votanti 336
Astenuti 11
Maggioranza 169
Hanno votato sì 231
Hanno votato no 105
Sono in missione 105 deputati.

(La Camera approva - Vedi votazioni).
Prendo atto che l'onorevole Lucidi voleva astenersi e non esprimere voto contrario, che l'onorevole Burtone voleva votare a favore e non astenersi e che l'onorevole Lettieri voleva votare a favore e non in senso contrario.


Pag. 81


Pertanto, sono così assorbite le proposte di legge n. 561, 580, 737, 909, 1433, 1487, 1493, 1908, 1972.


Trasmissione dal Senato di un disegno di legge di conversione e sua assegnazione a Commissione in sede referente.

 

Fonte: camera.it
(tratto dalle bozze non corrette - in corso di seduta)

 


  •   Home page