XIV LEGISLATURA
Resoconto stenografico dell'Assemblea
INDICE
Missioni ...
1
Informativa urgente del Governo sulla vicenda di un cittadino siriano
espulso dall'Italia ed arrestato in Siria ...
1
(Interventi del Governo) ... 1
Presidente ... 1
Mantica Alfredo Luigi, Sottosegretario per gli affari esteri ... 4
Mantovano Alfredo, Sottosegretario per l'interno ... 1
(Interventi) ... 5
Presidente ... 5
Bianchi Giovanni (MARGH-U) ... 8
Bricolo Federico (LNP) ... 9
Cima Laura (Misto-Verdi-U) ... 12
Cossutta Maura (Misto-Com.it) ... 11
Leoni Carlo (DS-U) ... 6
Malgieri Gennaro (AN) ... 7
Mantovani Ramon (RC) ... 10
Naro Giuseppe (UDC) ... 9
Paoletti Tangheroni Patrizia (FI) ... 5
(La seduta, sospesa alle 11,05, è ripresa alle 12)
... 13
Sull'ordine dei lavori ... 13
Presidente ... 14
Montecchi Elena (DS-U) ... 13
Inversione dell'ordine del giorno ... 14
Presidente ... 14
Boato Marco (Misto-Verdi-U) ... 15
Boccia Antonio (MARGH-U) ... 15
Innocenti Renzo (DS-U) ... 14
Leone Antonio (FI) ... 14 15
Preavviso di votazioni elettroniche ... 16
(La seduta, sospesa alle 12,15, è ripresa alle 12,20) ... 16
Ripresa inversione dell'ordine del giorno ... 16
Presidente ... 16
Disegno di legge: Stato giuridico degli insegnanti
di religione cattolica (approvato dalla Camera e modificato dal Senato) (A.C.
2480-B) (Seguito della discussione e approvazione) ... 16
Presidente ... 16
Benedetti Valentini Domenico (AN), Presidente della XI Commissione ... 17
Ruzzante Piero (DS-U) ... 16
(Esame articoli - A.C. 2480-B) ... 17
Presidente ... 17
(Esame articolo 5 - A.C. 2480-B) ... 17
Presidente ... 17
Preavviso di votazioni elettroniche ...
17
(La seduta, sospesa alle 12,25, è ripresa alle 12,45) ...
17
Ripresa discussione - A.C. 2480-B ...
17
(Ripresa esame articolo 5 - A.C. 2480-B) ... 17
Presidente ... 17
Sasso Alba (DS-U) ... 18
(Esame articolo 6 - A.C. 2480-B) ... 19
Presidente ... 19
Benedetti Valentini Domenico (AN), Presidente della XI Commissione ... 20
Capitelli Piera (DS-U) ... 19
Spini Valdo (DS-U) ... 21
(Esame di un ordine del giorno - A.C. 2480-B) ... 22
Presidente ... 22
Aprea Valentina, Sottosegretario per l'istruzione, l'università e la ricerca ...
22
Sasso Alba (DS-U) ... 22
(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2480-B) ... 22
(Include l'errata corrige pubblicato nel resoconto del 16 luglio 2003)
Presidente ... 22
Barbieri Emerenzio (UDC) ... 22
Cossutta Maura (Misto-Com.it) ... 31
Delbono Emilio (MARGH-U) ... 29
De Simone Titti (RC) ... 26
Di Teodoro Andrea (FI) ... 27
La Malfa Giorgio (Misto-LdRN.PSI) ... 30
Mazzuca Poggiolini Carla (Misto-UDEUR-PpE) ... 28
Motta Carmen (DS-U) ... 23
Taglialatela Marcello (AN), Relatore ... 32
Villetti Roberto (Misto-SDI) ... 25
(Votazione finale e approvazione - A.C. 2480-B) ...
32
Presidente ... 32
(La seduta, sospesa alle 14, è ripresa alle 15) ...
33
[...]
Resoconto stenografico dell'Assemblea
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE
PUBLIO FIORI
indi
DEL VICEPRESIDENTE
ALFREDO BIONDI
E DEL PRESIDENTE
PIER FERDINANDO CASINI
Seguito della discussione del disegno di legge: Norme sullo stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica degli istituti e delle scuole di ogni ordine e grado (approvato dalla Camera e modificato dal Senato) (2480-B) (ore 12,21).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il
seguito della discussione del disegno di legge: Norme sullo stato giuridico
degli insegnanti di religione cattolica degli istituti e delle scuole di ogni
ordine e grado.
Ricordo che nella seduta di ieri si è svolta la discussione sulle linee generali
delle modifiche introdotte dal Senato.
PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERO RUZZANTE. Mi scusi, signor
Presidente, vengo informato ora dai colleghi della Commissione lavoro pubblico e
privato che per le 14,30 è convocato il Comitato dei nove in merito al
provvedimento relativo agli insegnanti di religione. Per questo motivo, non
credo che siamo ora in grado di passare all'esame di questo punto, perché almeno
deve essere convocato il Comitato dei nove. Mi informano sempre i colleghi che
manca anche il parere della Commissione bilancio.
Quindi, mi sembra che stiamo procedendo un po' con troppo disordine.
PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante, le posso dire che tutti gli emendamenti sono stati ritirati e che il parere della V Commissione è pervenuto.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI, Presidente della XI Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI,
Presidente della XI Commissione. Per quello che riguarda la Commissione
lavoro pubblico e privato, debbo confermare che, in effetti, secondo quello che
era il progetto dei lavori, ho convocato il Comitato dei nove per le ore 14,30.
Ciò non toglie che, ove non vi siano problemi con la Commissione bilancio, mi
rimetto completamente a quanto l'Assemblea o la maggioranza dell'Assemblea
decideranno, nel senso che, nel caso in cui si decida di procedere perché non vi
sono emendamenti, è inutile convocare il Comitato dei nove; se ve ne dovesse poi
essere anche uno solo, avrò bisogno soltanto di due minuti per convocare, seduta
stante, il Comitato dei nove ed essere così in grado di procedere.
Quindi, la Commissione si rimette alla decisione dell'Assemblea.
PRESIDENTE. Per quanto risulta alla Presidenza, tutti gli emendamenti presentati sono stati ritirati prima della seduta, quindi non ci sarebbe motivo di contendere sulla presenza anche di un solo emendamento. Quindi, l'osservazione mi pare possa essere superata dai fatti che sono più eloquenti di qualunque altra argomentazione.
(Esame degli articoli - A.C. 2480-B)
PRESIDENTE. Passiamo alle modifiche
introdotte dal Senato ed accettate dalla Commissione.
Avverto che, ai sensi dell'articolo 70, comma 2, del regolamento saranno posti
in votazione solo gli articoli 5 e 6, in quanto modificati dal Senato.
Avverto, altresì, che non sono pubblicati nel fascicolo gli emendamenti non
riferiti a parti modificate dal Senato.
Ricordo che prima della seduta sono state ritirate, come ho già detto, tutte le
proposte emendative presentate.
Avverto che la V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto
parere che è distribuito in fotocopia (vedi l'allegato A - A.C. 2480-B
sezione 1).
(Esame dell'articolo 5 - A.C. 2480-B)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo
5 (vedi l'allegato A - A.C. 2480 sezione 2).
Nessuno chiedendo di parlare ed essendo state ritirate tutte le proposte
emendative presentate, passiamo alla votazione dell'articolo.
Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento
elettronico.
Preavviso di votazioni elettroniche (ore 12,24).
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta
potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorre da
questo momento il termine di preavviso di venti minuti previsto dall'articolo
49, comma 5, del regolamento.
Per consentire l'ulteriore decorso del termine regolamentare di preavviso,
sospendo la seduta che riprenderà alle 12,45.
La seduta, sospesa alle 12,25, è ripresa alle 12,45.
Si riprende la discussione del disegno di legge n. 2480-B.
(Ripresa esame dell'articolo 5 - A.C. 2480-B)
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, torna all'esame della Camera dei deputati il disegno di legge, già
approvato dal Senato, che regola lo stato giuridico degli insegnanti di
religione cattolica. In estrema sintesi, con questo disegno di legge si
istituiscono due ruoli di insegnanti di religione cattolica, vi si immettono
circa 15 mila docenti e si consente loro il passaggio nelle altre materie di
insegnamento con il sistema dei passaggi di cattedra.
Questo provvedimento, di qui il nostro voto contrario già nel primo passaggio
alla Camera, rappresenta un'anomalia nel reclutamento degli insegnanti perché
immette in ruolo insegnanti su una disciplina facoltativa.
PRESIDENTE. Pregherei i colleghi vicini alla collega che parla di usare il riguardo di non infastidirla.
ALBA SASSO. Infatti, come è noto,
l'insegnamento della religione cattolica nella scuola italiana è regolato da
accordi fra Stato italiano, Santa Sede, Ministero della pubblica istruzione,
Conferenza episcopale italiana.
Tale disciplina rimane una disciplina facoltativa, facoltatività come condizione
necessaria perché la sua presenza nella scuola pubblica non configuri elementi
di incostituzionalità, come si può evincere dalle sentenze della Corte
costituzionale del 11 aprile del 1989 e n. 13 del 14 gennaio del 1991. Per
questa ragione, gli insegnanti sono nominati a seguito di una designazione
dell'autorità diocesana sulla base di titoli e requisiti culturali, competenze,
insindacabilmente accertate dall'autorità ecclesiastica e da una idoneità che
costituisce una conditio sine qua non per l'insegnamento, altrettanto
insindacabilmente concessa e revocabile dalla stessa autorità.
È del tutto evidente come tali caratteristiche non siano compatibili con
l'assunzione degli insegnanti di religione cattolica nei ruoli dello Stato e
soprattutto come non consentano la definizione di un organico stabile e di un
ruolo, peraltro non più esistente neanche dal punto di vista giuridico. È di
questo che noi abbiamo parlato quando abbiamo ragionato degli insegnanti di
regione cattolica; non abbiamo messo in discussione la loro qualità, il loro
impegno nel lavoro. Abbiamo ragionato del fatto che si è creato un percorso
parallelo di ingresso nella scuola.
Se il Governo avesse voluto perseguire l'innovazione reale, se avesse cioè
voluto inserire e mettere in ruolo questi insegnanti, avrebbe potuto o dovuto
aprire una trattativa bilaterale con la Santa Sede sul concordato - neanche una
sola revisione dell'intesa sarebbe bastata, perché si tratta di innovazioni che
incidono sul principio concordatario dell'avvalersi o del non avvalersi.
Inoltre, ciò che più ci preoccupa è che il potere di intervento delle leggi e
degli accordi che prima citavo attribuiscono alla autorità ecclesiastica per
quel che concerne l'assunzione, l'eventuale mobilità e la cessazione dal lavoro,
per revoca dell'idoneità, la possibilità di intervenire in un normale
procedimento di reclutamento di un pubblico dipendente dello Stato.
Si creerebbe, cioè, una limitazione permanente della sovranità dello Stato, che,
in caso di revoca di idoneità, dovrebbe licenziare un proprio dipendente sulla
base di una motivazione culturale e ideologica che, invece, dovrebbe rimanere
del tutto estranea allo Stato stesso!
Ora, nel corso dell'iter di questo disegno di legge, la maggioranza governativa
ha dimostrato che il vero obiettivo del provvedimento non è la stabilità e la
regolamentazione giuridica di questo personale, ma l'apertura di un canale di
reclutamento nella scuola pubblica controllato da un'altra autorità, unitamente
al consolidamento del carattere di fatto obbligatorio dell'insegnamento
confessionale della religione cattolica.
PRESIDENTE. Onorevole Sasso, la prego di concludere.
ALBA SASSO. Sto per concludere, Presidente. Insomma, collocare i docenti di religione cattolica risultati inidonei o finiti
in soprannumero in altro ruolo di insegnamento finisce col configurare una sorta di canale di reclutamento alternativo nella scuola dello Stato. E tutto questo avviene con questo provvedimento, con il quale si inseriscono nei ruoli dello Stato 15 mila insegnanti di religione cattolica, mentre sono due anni che si attende invano il decreto di immissione in ruolo degli insegnanti inseriti nelle graduatorie permanenti (su questo problema, abbiamo presentato un ordine del giorno). Per queste ragioni, questo provvedimento si configura come illegittimo, ingiusto e poco produttivo nei confronti della scuola italiana (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo
5.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi
votazioni).
(Presenti 335
Votanti 328
Astenuti 7
Maggioranza 165
Hanno votato sì 219
Hanno votato no 109).
Prendo atto che l'onorevole Dorina Bianchi non è riuscita a votare. Prendo atto altresì che l'onorevole Cima non è riuscita a votare e avrebbe voluto esprimere un voto contrario e l'onorevole Pasetto ha erroneamente espresso un voto contrario, mentre avrebbe voluto esprimerne uno favorevole.
(Esame dell'articolo 6 - A.C. 2480-B)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo
6 (vedi l'allegato A - A.C. 2480 sezione 3).
Nessuno chiedendo di parlare ed essendo state ritirate tutte le
proposte emendative presentate, passiamo ai voti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli. Ne ha
facoltà.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente,
colleghi, sottosegretario, sicuramente questo è un provvedimento dovuto, perché
da anni gli insegnanti di religione attendono delle norme che disciplinino il
loro stato giuridico. Ma questa legge complessivamente è del tutto inadeguata ad
affrontare i problemi connessi con l'insegnamento della religione cattolica
nella scuola e, in particolare, con la situazione degli insegnanti di religione.
L'insegnamento della religione cattolica ha una configurazione specifica nella
nostra legislazione, esito di un'intesa concordataria ed anche frutto di una
grande mediazione tra il dettato costituzionale - che vuole una scuola laica - e
l'esigenza di accogliere una tradizione culturale consolidata della società
italiana. Poi, se vi sia bisogno o meno che proprio attraverso la scuola venga
insegnata la religione, vengano trasmessi i valori cattolici, se la scuola cioè
sia lo strumento più adatto per veicolare la religione, sarebbero questioni da
approfondire. Tuttavia, l'insegnamento della religione - dobbiamo prenderne atto
- esiste, è stato voluto da Chiesa e Stato e gli insegnanti di religione
cattolica, ancorché in posizione particolare, devono avere condizioni e
status adeguati al ruolo e alla funzione docente.
Vi chiederete allora per quale motivo siamo tanto contrari a questo
provvedimento, soprattutto ad alcune parti di esso, come l'articolo 4 relativo
alla mobilità e alla revoca di questi insegnanti.
Il punto vero è che il disegno di legge in esame non affronta con equilibrio il
problema della revoca e, come ha già detto l'onorevole Sasso (lo voglio ribadire
con parole molto semplici), consente agli insegnanti di religione che perdono il
posto di transitare su cattedre per le quali non hanno fatto alcun concorso E in
Italia, fino a legge contraria che noi temiamo questo Governo voglia realizzare,
l'accesso alla scuola avviene per regolare concorso. L'accesso al pubblico
impiego avviene per concorso.
Il privilegio per gli insegnanti di religione cattolica è reso tanto più
evidente dal fatto che la scuola italiana si sta precarizzando. Per quanto
riguarda il prossimo anno scolastico, non sappiamo ancora quante immissioni in
ruolo verranno effettuate ma sappiamo che vi sono ben oltre centomila cattedre
vacanti. Lo abbiamo chiesto al ministro durante il question time e non
abbiamo ricevuto alcuna risposta. A cosa corrisponde questa volontà di
utilizzare personale a tempo indeterminato se non a quella di assottigliare il
sistema formativo ed il sistema di istruzione e formazione pubblico? Credo che
la grande contrarietà a questo provvedimento si debba inserire nella politica
generale che questo Governo sta svolgendo, una politica che porta a smantellare
parti del sistema della scuola pubblica e a determinare situazioni di
privilegio, mettendo in discussione alcuni principi e diritti fondamentali.
Alcune persone che hanno svolto il concorso non saranno immesse in ruolo. Nel
frattempo sono state modificate le regole.
È molto stridente questo provvedimento così sollecito che passa sopra tutte le
difficoltà, mentre altri precari, da anni, stanno attendendo di essere immessi
in ruolo e i posti effettivamente ci sarebbero.
Noi abbiamo approvato una legge, la n. 124 - lo rivendichiamo - che ha ripreso
il sistema dei concorsi e ha creato un sistema per dare stabilità al personale
della scuola. Voi state creando nella scuola instabilità, confusione, situazioni
di privilegio e state mettendo i precari gli uni contro gli altri (Applausi
dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI, Presidente della XI Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI,
Presidente della XI Commissione. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
per quanto vi sia fretta ed interesse a concludere rapidamente l'iter di questo
provvedimento, non mi sembra giusto che lo stesso sia licenziato con sole
notazioni critiche, anche fortemente tendenziose, alle quali la Commissione,
almeno nella sua maggioranza, e credo il Parlamento intero, intendono rispondere
con qualche puntualizzazione.
Premesso che sul testo si possano avere le opinioni più disparate (c'è chi lo
ritiene un provvedimento assolutamente sbagliato ed inadeguato e chi, in
un'ampia maggioranza parlamentare, non solo in quella della formula di Governo,
ritiene si tratti di un provvedimento positivo, atteso, che risolve problemi,
ereditati da lustri, di una situazione non governata e non messa a positivo
sistema), premesso, altresì, che una larga maggioranza di questo Parlamento e,
dunque, anche della Commissione ritiene che l'insegnamento della religione
cattolica sia un valore formativo alto da confermare - naturalmente, da rendere
moderno e conforme al nostro ordinamento costituzionale - ed irrobustire,
premesso che molte cose le abbiamo espresse in sede di prima lettura, posso
escludere, nella maniera più assoluta, che la Commissione, nella sua
maggioranza, e anche maggioranza allargata, sull'argomento abbia inteso creare
un canale di favore o un canale surrettizio di reclutamento del personale nella
scuola.
È vero il contrario - cioè, che si è trattato di mettere insieme esigenze varie,
assortite, non tutte facilmente conciliabili -, ma non c'è dubbio che si
trattava di una categoria di insegnanti al di sotto del precariato, in una
condizione di paria che veniva giustamente contestata da molti e molti anni. E
se è vero che l'insegnamento della religione cattolica è soggetto, per sua
natura, inevitabilmente, a normative particolari, a rapporti di diritto
internazionale concordatario, che, evidentemente, incidono sulla sua
organizzazione giuridica, è anche vero che queste esigenze sono state
adeguatamente conciliate in un equilibrio ritenuto giusto ed accettabile dalla
stragrande maggioranza delle associazioni di categoria. Soltanto alcune, a mio
parere per un vizio, o per un pregiudizio, di
carattere politico, sono rimaste attestate su una posizione di contestazione
che deve essere rispettata, ma che non poteva essere recepita.
Quindi, mi auguro che le notazioni critiche che sono state proposte rispondano
all'esigenza di criticare la politica del Governo in materia di scuola in
maniera più vasta - la maggioranza saprà rispondere per le rime, com'è normale
nella dialettica democratica -, ma, su questo provvedimento, escludo che la
maggioranza abbia avuto secondi fini o fini strumentali: l'unico obiettivo era
quello di sistemare un contenzioso di molti anni e di conciliare esigenze
legittime di operatori che meritavano una risposta alle loro aspettative di
molti anni.
Quindi, mi rallegrerò se il provvedimento, con tutte le sue remore e con gli
aggiustamenti tecnici che, forse, anche in corso d'opera il Governo potrà
apportare con il migliore degli intendimenti, potrà avere una maggioranza che
vada oltre i confini della stessa attuale maggioranza governativa. Grazie
(Applausi).
PRESIDENTE. La ringrazio, presidente
Benedetti Valentini.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il collega
Spini. Ne ha facoltà.
VALDO SPINI. Presidente Biondi, in una
legislatura ormai non più recente, dopo averci pensato molto, mi sono assunto un
compito che, per me, non era lieve: quello di parlare a favore del nuovo
Concordato, della revisione del Concordato, con il quale, però, si era deciso di
passare dal regime dell'obbligatorietà, salvo esonero, dell'istruzione religiosa
cattolica al regime, invece, della libertà di avvalersene o meno.
Era una grande conquista, un fatto importante e coerente con la Costituzione,
che io vedo, però, onorevole Benedetti Valentini, del tutto contraddetto e
stracciato da quanto facciamo oggi: sostanzialmente, oggi ripristiniamo, anche
nella sostanza, quell'obbligatorietà che il nuovo Concordato aveva, invece,
sancito come non coerente con la nuova Costituzione.
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Non riprendiamo questo discorso!
VALDO SPINI. In questo modo, cioè, veniamo sostanzialmente ad assumere un riconoscimento di derivazione estranea che crea anche problemi costituzionali. Faccio un esempio concreto. Anni fa, un'insegnante di religione cattolica della scuola media «Agnolo Poliziano» di Firenze, la quale conviveva con il permesso dei suoi superiori ecclesiastici (era in attesa di una decisione di annullamento della Sacra Rota), si trovò in stato interessante. Ebbene, questa professoressa fu immediatamente licenziata dal vescovo. L'autorità italiana recepì e la rimosse dall'insegnamento.
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. No, sempre la stessa storia!
VALDO SPINI. Mi domando, allora: se, domani, dovesse avvenire un fatto di tal genere, cosa succederebbe? L'autorità italiana si prenderà la briga di cacciare l'ipotetica donna dall'insegnamento pubblico per sostituirla con un'altra, magari di derivazione religiosa? E quale sarà, poi, l'organico dello Stato italiano? Vi sarà un'incertezza di organico! Veramente, da questo punto di vista, capisco i problemi sociali che stanno dietro una categoria certamente bistrattata (che, forse, la Chiesa cattolica non ha più i fondi di prima per sostenere), che non c'è più l'afflusso di religiosi che vi era prima (prima, erano molti i religiosi che si dedicavano a quest'azione); capisco i problemi economici...
PRESIDENTE. Onorevole Spini...
VALDO SPINI. ...ma al di sopra dei
problemi economici c'è la Costituzione, signor Presidente (io so che anche lei è
sensibile a questi valori)!
Allora, mi si lasci dire che occorrerebbe veramente un ripensamento da parte di
molti colleghi per non creare
questo vulnus alla Costituzione ed al nuovo Concordato (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Spini.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo
6.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi
votazioni).
(Presenti 369
Votanti 356
Astenuti 13
Maggioranza 179
Hanno votato sì 232
Hanno votato no 124).
(Esame di un ordine del giorno - A.C. 2480-B)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'unico
ordine del giorno presentato (vedi l'allegato A - A.C. 2480-B sezione 4).
Invito il rappresentante del Governo, la collega Valentina Aprea, a dare la sua
desiderata opinione sull'ordine del giorno Sasso n. 9/2480-B/1.
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, mi è pervenuto solo l'ordine del giorno Sasso n. 9/2480-B/1.
PRESIDENTE. Si deve accontentare (Si ride).
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Direi ai presentatori di questo ordine giorno che il Governo lo accoglie come raccomandazione, naturalmente sapendo che l'impegno richiesto non riguarda questo provvedimento. Quindi, proprio perché quello della pianificazione delle immissioni in ruolo è un problema che sentiamo, poiché ci sono già degli atti del ministro Moratti, mi sento di accogliere questo ordine del giorno come raccomandazione.
PRESIDENTE. Chiedo all'onorevole Sasso, prima firmataria di questo ordine del giorno, se insiste per la votazione.
ALBA SASSO. Signor Presidente, non insisto per la votazione, però vorrei ricordare alla sottosegretario Aprea che non è vero che il tema da noi sollevato con l'ordine del giorno non riguardi anche questo provvedimento, perché mentre contestualmente si mettono in ruolo alcuni insegnanti, trovando i fondi con una copertura finanziaria discutibile, non si fa la stessa operazione per coloro che sono nelle graduatorie permanenti e che da due anni aspettano a buon diritto di essere immessi in ruolo. Oltretutto, c'è stata una sentenza del TAR che ha bloccato le graduatorie permanenti. La scuola è in una condizione di caos assoluto e il Parlamento si preoccupa solo di immettere in ruolo gli insegnanti di religione (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Comunque prendo atto che lei non
insiste per la votazione.
È così esaurita la trattazione dell'unico ordine del giorno presentato.
(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2480-B)
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di
voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Emerenzio Barbieri.
Ne ha facoltà.
EMERENZIO BARBIERI. Signor Presidente, colleghi, noi qui abbiamo in seconda lettura il provvedimento che ci arriva dal Senato e che non è stato modificato in maniera sostanziale. Sono state
introdotte infatti soltanto alcune precisazioni di carattere contabile. Di
certo vi è stato un ulteriore slittamento, ma credo che a questo punto la lunga
attesa del precariato degli insegnanti di religione cattolica sia finalmente
giunta al termine dopo ben 17 anni, da quando cioè con l'intesa del 1985 lo
Stato italiano si era impegnato per addivenire alla definizione di un nuovo
stato giuridico per gli insegnanti di religione.
In sede di dichiarazione di voto in prima lettura avevo tenuto a precisare, e lo
voglio ribadire oggi, il carattere bipartisan del provvedimento, che
prescinde da qualsiasi considerazione e diatriba ideologica in quanto oggi i
docenti sono per almeno l'80 per cento laici, spesso con famiglia a carico, e
sono dei lavoratori che svolgono la loro professione al servizio degli studenti.
Per ragioni di equità, a parità di doveri deve corrispondere parità di diritti.
L'ora di religione ha perso il suo carattere clericale già con il Concilio
ecumenico Vaticano II, l'avvio del processo di secolarizzazione e l'introduzione
progressiva nella scuola di docenti di religione, che sono però laici e che
oltre al catechismo cercavano di far arrivare alle giovani generazioni il
messaggio etico e culturale rappresentato dalla religione cattolica.
Non entrerò nel merito del provvedimento rimandando alla dichiarazione che
svolsi nel dicembre scorso, vorrei ribadire soltanto che si tratta di un
provvedimento di assoluta novità in quanto colloca in ruolo tali docenti, ad
esclusione delle due esperienze delle province autonome di Trento e di Bolzano.
Si tratta di un buon testo che interessa 10 mila docenti ad orario pieno nella
scuola secondaria e circa 3 mila nella scuola materna ed elementare, che
potrebbero ottenere l'immissione in ruolo già dal prossimo anno se in possesso
di un'anzianità di servizio di almeno quattro anni.
Si tratta di un mondo che, dopo anni di attese, di amarezze e di delusioni,
stava invecchiando in uno stato di precariato inaccettabile. È per questi motivi
che preannuncio e confermo il voto favorevole su questo provvedimento da parte
del gruppo parlamentare dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici
di centro (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici
cristiani e dei democratici di centro e di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Motta. Ne ha facoltà.
CARMEN MOTTA. Signor Presidente, con
l'approvazione di questo provvedimento, approvato dal Senato senza alcuna
modifica significativa che recepisse le proposte emendative migliorative di gran
parte dell'opposizione, esattamente come già avvenuto alla Camera nel corso
della prima lettura, si è persa, e me ne dispiace, un'occasione preziosa per
collocare l'insegnamento della religione cattolica nel quadro delle finalità del
sistema scolastico, conferendo dignità culturale ad un insegnamento che ne ha
sicuramente i tratti, oltre quelli formativi.
Il dibattito che si è aperto, che poteva essere proficuo per affermare e
riaffermare che la scuola è il luogo per eccellenza ove è possibile acquisire il
senso del concetto di cittadinanza in modo laico e tollerante proprio perché la
scuola è e dovrebbe essere il luogo dell'educazione al dialogo, questo confronto
e dibattito, dicevo, è stato incanalato da parte del Governo e della maggioranza
in una specie di atto dovuto, di sanatoria, con l'atteggiamento di chi, anziché
lavorare per il futuro, guarda al passato e al più si ferma al presente.
Ai colleghi della maggioranza, che hanno stigmatizzato le nostre critiche
ricordandoci che fu proprio durante il Governo dell'Ulivo che fu affrontato il
problema, rispondo che il contesto in cui maturò quella proposta e il contesto
attuale sono molto diversi. Allora era in atto una riforma della scuola nella
quale le istituzioni scolastiche autonome svolgevano un ruolo vero teso alla
qualificazione dell'intero sistema e nel quale erano definiti i valori di
riferimento per ogni soggetto operante nella scuola; in quel contesto ci si
impegnava a promuovere la qualificazione culturale nonché il riconoscimento
di una formazione educativa dei docenti di religione cattolica evitando però
forme parallele e dequalificate di reclutamento del personale tutto della
scuola, dunque, anche degli insegnanti di religione. Ora, il contesto è molto
differente; è in atto un'altra riforma che ha assunto, quale criterio
ispiratore, il principio economico-funzionalista - altro che centralità della
persona - irrigidendo e frantumando il processo formativo delle persone. Questo
Governo, attraverso due leggi finanziarie, ha avviato una stagione di
contenimento dell'organico, come è avvenuto per l'anno in corso, fino a ridurre
a zero le assunzioni; Governo che si rifiuta di applicare la legge n. 124 del
1999 per la sistemazione dei docenti precari e accusa l'opposizione di non voler
sanare il precariato degli insegnanti di religione. È un'accusa infondata e
strumentale che noi non intendiamo accogliere; ed è, invece, un volersi
attribuire un merito che non corrisponde a verità. Per noi tutti i lavoratori
sono tali, e per tutti riconosciamo diritti, pari dignità e tutele.
Nell'ultimo decennio sapete perfettamente che in sede di contrattazione
collettiva la condizione di questi docenti ha subito notevoli miglioramenti sia
sul piano giuridico sia sul piano economico; la contrattazione collettiva non ha
potuto risolvere questioni come quelle del ruolo che oggi si configura come
contratto a tempo indeterminato, perché quelle questioni derivavano, per questi
insegnanti, da una fonte e da una scelta legislativa concordataria. Infatti, la
contrattualizzazione del rapporto di lavoro pubblico prevista dal decreto
legislativo n. 29 della 1993 affronta, per questi come per gli altri lavoratori
della scuola, questioni relative alle condizioni di lavoro, mentre restano
regolate per via legislativa, perché così espressamente previsto dalla
Costituzione, le materie relative al reclutamento e alla libertà di
insegnamento. Questi sono fatti che tutti conosciamo e che dovremmo conoscere.
Si potevano allora trovare soluzioni migliorative del testo iniziale del
provvedimento; il gruppo parlamentare dei Democratici di sinistra-l'Ulivo le ha
proposte al fine di risolvere i problemi aperti per questa categoria di
insegnanti; proposte più rispettose della qualità dell'istruzione e del
principio di uguaglianza. Infatti, il passaggio più critico del testo del
provvedimento riguarda la possibilità della mobilità professionale che si
concede agli insegnanti di religione assunti a tempo indeterminato, cioè la
possibilità, in caso di revoca dell'autorizzazione da parte dell'autorità
ecclesiastica, di passare all'insegnamento di altra disciplina anche quando
l'insegnante è sprovvisto di una laurea riconosciuta dallo Stato.
Si tratta di un canale privilegiato di reclutamento, altrimenti come altro lo si
potrebbe definire?
La revisione del Concordato del 1984 ha segnato un passo avanti sul piano della
laicità, riconoscendo alle famiglie la facoltà di avvalersi o meno
dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole, mantenendo l'obbligo
di impartirlo in capo allo Stato.
Lo Stato, tuttavia, ha anche il dovere di essere attento a mantenere la
legislazione entro i confini dell'intesa stipulata nel 1985 tra il Ministero
della pubblica istruzione di allora e la Conferenza episcopale italiana, ma in
alcuni passaggi ci sembra che si vada oltre quell'intesa, perché lo status
- chiamiamolo così - degli insegnanti di religione cattolica deriva dal fatto
che per essi si prevede una duplice dipendenza giuridica, quella statale e
quella ecclesiastica, come il diritto di idoneità e di revoca riconosciuto
all'autorità ecclesiastica.
Ecco l'ulteriore condizione di assoluta anomalia per il nostro ordinamento: in
caso di contrazione dei posti, o di revoca dell'autorizzazione da parte della
diocesi, e se non è possibile la mobilità, lo Stato può licenziare - può farlo -
non in violazione di norme del nostro ordinamento, bensì per decisione
insindacabile di una diversa autorità, quella ecclesiastica.
Erano proprio insormontabili questi due punti, assai critici ed estremi, che qui
ho succintamente segnalato? Abbiamo avanzato proposte di «riduzione del danno»,
come si usa dire; ne cito alcune particolarmente significative: il passaggio
ad altre classi di concorso, condizionato da requisiti quali la laurea;
l'obbligo di permanenza nell'insegnamento per almeno cinque anni; la qualità
delle prove concorsuali.
Si tratta di osservazioni già ampiamente svolte nel dibattito in questa
Assemblea e al Senato. Nessuno nega la rilevanza di tale insegnamento per chi lo
sceglie, tenuto conto della nostra tradizione culturale, per la quale l'unità di
fede rappresenta sicuramente un fattore di aggregazione e di identità, anche
morale.
Proprio per questo, da laica, sostengo che si dovevano - e si potevano -
realizzare con questo disegno di legge i valori legati alla persona, alla vita,
alla nostra identità nazionale ma anche statale, profondamente legate. Per
questo motivo, si è persa un'occasione, e con questo provvedimento, invece, si
introducono soluzioni riduttive, che creano inutili e dannose disparità.
Il provvedimento al nostro esame meritava un approccio più ampio, con una
visione proiettata sul futuro, e poteva offrire agli insegnanti di religione
cattolica una vera opportunità di svolgere quel ruolo di natura
culturale-formativa non catechistica che li relega, viceversa, in una visione
miope e ristretta, che certo non valorizza tale categoria di docenti.
Come sempre, credo che il tempo darà ragione delle nostre buone ragioni. Per
questo motivo dichiaro, a nome del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo,
il nostro voto contrario (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di
sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Villetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente,
intervengo per la gravità che questo disegno di legge riveste nel contesto del
nostro ordinamento. Con il pretesto di risolvere una questione di carattere
sociale, infatti, si configura un meccanismo, riguardante gli insegnanti di
religione, del tutto anomalo e straordinario, il quale intacca gravemente i
princìpi della sovranità della Repubblica e modifica, nella qualità, gli stessi
accordi intervenuti tra lo Stato italiano e la Santa Sede.
Vorrei ricordare ai colleghi che nella situazione precedente, in base al
Concordato, erano attribuite alle diocesi la scelta e la revoca degli insegnanti
di religione, mentre lo Stato italiano si limitava a pagare il conto a piè di
lista.
Oggi, invece, ci troviamo in una situazione profondamente differente: si
introduce un concorso, si attribuisce alla diocesi la possibilità di scegliere
tra coloro che sono considerati idonei, si continua a concedere alla stessa
diocesi la possibilità di effettuare la revoca e si attiva, per coloro che
vengono revocati, un meccanismo di mobilità che può portarli ad altri
insegnamenti all'interno dell'ordinamento scolastico.
In questo modo (non può sfuggire ai colleghi), la diocesi interviene non
soltanto nella scelta degli insegnanti di religione ma, indirettamente, anche
nella scelta degli insegnanti di altra materia. Ci troviamo in una situazione in
cui si è configurata una sorta di cassa integrazione per il Vaticano o per la
diocesi. Per coloro che amano la flessibilità, l'unico caso in cui non applicano
tale principio è proprio quello in cui questo tipo di contratto discende da un
accordo tra Santa Sede e Stato italiano. Quindi, è una modifica che consideriamo
grave, perché intacca i principi della Costituzione e perché modifica quel
Concordato, a cui anche i socialisti con il Presidente Craxi dettero un
contributo, che aveva stabilito un equilibrio molto delicato che non bisognava
in alcun modo alterare.
In conclusione del mio intervento, vorrei aggiungere una considerazione generale
che riguarda l'insegnamento della religione. Sono stato sempre del parere che
bisognasse superare l'insegnamento della religione così come oggi è configurato
nella scuola e che si potesse arrivare non all'insegnamento della religione ma
all'insegnamento
delle religioni gestito da parte dello Stato senza l'interferenza della
diocesi.
Aggiungo che, se si abolisse l'insegnamento della religione, cosa che non esiste
in questa forma in nessuna parte dell'Europa occidentale (noi lo abbiamo detto
tante volte), si potrebbe affrontare il discorso del finanziamento alla scuola
privata. Tuttavia, non si può avere il retaggio arcaico dell'insegnamento della
religione e l'aspetto moderno del pluralismo scolastico e del supporto
finanziario eventuale da parte dello Stato.
Pertanto, la nostra non è affatto una posizione di cieco anticlericalismo, non è
affatto una posizione che non prende in considerazione i problemi che riguardano
la società, ma è una posizione ispirata fermamente a quei principi di laicità
che sono alla base della nostra Costituzione e della nostra Repubblica.
Per queste ragioni, il gruppo Misto-Socialisti democratici italiani esprimerà un
voto contrario, confermando la contrarietà che ha già espresso nel precedente
esame del provvedimento (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Socialisti
democratici italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente,
vogliamo ribadire la nostra contrarietà a questo provvedimento dopo un dibattito
molto approfondito che si è svolto qui alla Camera e poi al Senato. La nostra è
una contrarietà di fondo, una contrarietà profonda di metodo ma soprattutto di
merito, da parte di chi, come noi, è fermamente contrario all'idea e alla
pratica del testo concordatario e non lo fa, onorevoli colleghi e colleghe,
ovviamente, per riproporre una guerra di religione, ma sulla base di un
importante e fondamentale principio liberale, un principio fondativo della
nostra Carta costituzionale: libera Chiesa in libero Stato.
A partire da questo principio di fondo, siamo contrari alla posizione di
privilegio che deriva dal testo concordatario all'insegnamento della religione
cattolica all'interno della scuola pubblica.
Siamo contrari perché crediamo fermamente che una scuola pubblica debba
insegnare la storia delle religioni, di tutte le religioni, perché l'umanità ha
affrontato, anche attraverso la religione, il problema della trascendenza. Tale
insegnamento ha avuto grosso peso nella formazione del pensiero moderno, nella
filosofia, nei modi di vita e di pensiero della nostra cultura. Ciò,
evidentemente, è un'altra cosa rispetto a quanto propone il testo concordatario
dell'epoca fascista, aggiornato da Bettino Craxi nel 1984, che assomiglia molto
di più ad una pratica di privilegio, di imposizione di un'idea etica di Stato.
Si tratta di una pratica funzionale alle forme autoritarie del potere che ci
hanno insegnato, nella storia dell'umanità, quanto sia utile derubricare la
religione ad oppio dei popoli.
Dunque, è necessario trattare il tema della storia di tutte le religioni,
colleghe e colleghi, che lo vogliate o no, a partire anche da quella «schifezza»
che avete chiamato Bossi-Fini. La nostra, infatti, è destinata inevitabilmente a
diventare una società multietnica, multireligiosa, con una presenza ed una
cittadinanza - noi vorremmo definirla così - plurale di popoli e culture del
mondo. Quindi, dovremo affrontare nuovamente in altri termini la materia della
religione.
Anche a partire da tali riflessioni il provvedimento in esame è antistorico,
oltre ad essere, dal nostro punto di vista, profondamente sbagliato perché lede
il principio della laicità dello Stato. Vi è un forte problema di modalità: si è
voluta risolvere la questione degli insegnanti di religione attraverso
l'immissione in ruolo. Si tratta di un provvedimento grave perché crea un doppio
canale, una doppia autorità all'interno dell'ordinamento scolastico: quella che
deriva dall'organizzazione statale in materia di pubblica istruzione e quella
che deriva, invece, dall'organizzazione ecclesiastica, cioè dalle diocesi.
Si tratta di privilegi, doppi canali che suonano come uno schiaffo in faccia, in
tempi così magri e tristi per il destino della scuola pubblica italiana,
rispetto alla condizione di migliaia di precari storici che voi avete piegato,
ancora di più, con i vostri provvedimenti ad una logica di ultraflessibilità e
precarizzazione bloccando, in primis, le immissioni in ruolo previste per
il 2003-2004. A tale riguardo per i prossimi mesi tutto tace.
Vi è, dunque, un'obiezione di sostanza al provvedimento che, però, non ci fa
dimenticare del fatto che gli insegnanti di religione sono lavoratori a tutti
gli effetti e come tali, sotto questo profilo, vanno tutelati. Perciò, pur
scartando l'ipotesi dell'immissione in ruolo, abbiamo chiesto insistentemente
che le loro condizioni, in base alla nomina annuale, fossero quelle degli
insegnanti a tempo indeterminato e che essi, quindi, godessero delle stesse
condizioni degli altri insegnanti sotto ogni profilo.
Ci siamo occupati, inoltre, del principio della libera scelta sancito dalla
legislazione (formalmente, sarebbe sancito persino dal Patto concordatario).
Ci siamo occupati, quindi, della possibilità di un'alternativa alla cosiddetta
ora di religione. Se questa alternativa è possibile praticarla - se pure con un
percorso molto accidentato - per quanto riguarda gli alunni che dispongono di
libera scelta, ciò è assolutamente ed evidentemente negato per gli alunni della
scuola materna e di quella elementare, i quali, in base alla figura del docente
unico (il docente ordinario, al quale si sovrappone anche l'insegnante di
religione), vedono ricattata la loro possibilità concreta di svolgere altre
attività didattiche utili alla loro formazione, mentre altri studenti scelgono
appunto l'insegnamento religioso in modo libero. La volontà di questi studenti
viene esercitata ovviamente da parte dei loro genitori e, quindi, questa libertà
di scelta in realtà viene molto spesso negata in virtù di questo meccanismo.
Tutto ciò si configura ancora una volta all'interno di un impianto oscurantista
ed autoritario dell'idea di scuola pubblica, nonché all'interno di un impianto
di attacco diretto ai principi fondamentali della laicità dello Stato, delle
libertà collettive e di quelle individuali, dei diritti e della qualità
dell'istruzione pubblica nel nostro paese. Si tratta di un passo molto grave,
che noi prendiamo sul serio, e pertanto esprimeremo, anche in questa occasione,
un voto contrario su questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo
di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Teodoro. Ne ha facoltà.
ANDREA DI TEODORO. Mi sarei limitato
a dichiarare soltanto il voto favorevole del gruppo di Forza Italia su questo
provvedimento, se non avessi invece ascoltato gli interventi dei colleghi della
sinistra, che a mio parere prefigurano una strana concezione in base alla quale
il preteso e decantato universalismo dei diritti, soprattutto di quelli dei
lavoratori, è tale soltanto se riguarda alcune categorie di soggetti, e non
altre (forse, se ci fossimo occupati degli insegnanti di religione islamica, la
loro posizione sarebbe stata diversa!), e se il principio di Stato laico viene
inteso - come mi sembra sia in effetti da loro inteso - come una difesa ad
oltranza del laicismo di Stato, che è cosa ben diversa.
Ritengo che questo provvedimento abbia invece una caratteristica estremamente
positiva, dal momento che considera gli insegnanti di religione cattolica non
tanto come operatori clericali, una sorta di quinte colonne di una potenza
occulta e straniera (lo Stato del Vaticano) all'interno dello Stato italiano, ma
per quello che essi invece sono, cioè uomini e donne, nella maggior parte laici,
che spesso mantengono famiglie svolgendo un lavoro difficile come quello
dell'insegnante e che finalmente oggi trovano una tutela dei loro diritti, pari
a quella degli altri loro colleghi all'interno della scuola italiana, della
quale fanno integralmente parte a tutti gli effetti: diritti che, fino ad oggi,
non hanno avuto e che grazie all'attuale Governo e a questa maggioranza
finalmente oggi hanno.
Non mi sembra che siano fondate le obiezioni che i colleghi hanno avanzato,
circa l'esistenza di un doppio canale, una sorta di via brevior per
arrivare ad insegnare su altre cattedre, grazie al meccanismo della mobilità di
cui fruirebbero una volta revocata l'idoneità da parte dell'ordinario diocesano.
Ciò in quanto nel comma 3 dell'articolo 4 del provvedimento si specifica che la
fruizione delle procedure di mobilità previste per il comparto del personale
della scuola è subordinata al possesso dei requisiti prescritti per
l'insegnamento per il quale si fruisce appunto della procedura di mobilità; non
mi sembra, dunque, che vi sia alcuna discriminazione nei confronti degli altri
insegnanti. Allo stesso modo, d'altro canto, il provvedimento prevede che vi sia
un concorso per il riconoscimento dello stato giuridico in sede di prima
applicazione.
Dunque, anche in questo caso, non si tratta di una sorta di scivolo di ingresso
privilegiato - come è avvenuto negli anni scorsi per altre categorie di precari
nella scuola -, in quanto si prevede un regolare concorso per l'immissione in
ruolo di questa categoria di insegnanti.
Ritengo quindi infondate nel merito le obiezioni, essendo ispirate da una
concezione giacobina, laicista e veteromarxista dello Stato. Al contrario,
questo provvedimento è volto a realizzare una vera giustizia per una categoria
di lavoratori di cui, fino ad oggi, i Governi molto spesso si sono riempiti la
bocca senza occuparsi realmente delle loro necessità.
Il nostro gruppo ha svolto in Commissione un lavoro degno di nota, sostenendo il
disegno di legge e migliorandolo nella parte in cui si è potuto intervenire con
la collaborazione dei colleghi degli altri gruppi. Da questo punto di vista sono
quindi fiero, non solo come parlamentare di Forza Italia ma anche cittadino
italiano di uno Stato laico ma non laicista, di dichiarare il voto favorevole
del mio gruppo su questo provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mazzuca Poggiolini. Ne ha facoltà.
CARLA MAZZUCA POGGIOLINI.
Signor Presidente, ci accingiamo a votare, per la seconda volta in questa
legislatura, il provvedimento sullo stato giuridico degli insegnanti di
religione, che avevamo già approvato nel dicembre scorso e che, tra l'altro, era
stato oggetto di trattazione anche nella scorsa legislatura durante il Governo
dell'Ulivo.
Con grande serenità non ho problemi ad affermare che sono felice che questo
Governo, a differenza del centrosinistra, sia riuscito a portare a compimento
questo provvedimento, dunque preannuncio il voto favorevole sullo stesso del
gruppo UDEUR-Popolari per l'Europa.
Infatti, esisteva un obbligo nei confronti di questa categoria di lavoratori,
derivante dall'Accordo concluso nel 1984 tra lo Stato italiano e la Chiesa
cattolica. In questo Accordo si era assunto l'impegno affinché gli insegnanti di
religione potessero essere inseriti a pieno titolo in un apposito ruolo, che poi
è ciò che, finalmente, questo provvedimento realizza.
A mio avviso, tutto questo - mi riferisco in particolare all'individuazione di
tali insegnanti - deve avvenire in un clima di concordia e di collaborazione fra
la Chiesa cattolica e lo Stato italiano. Tuttavia, ho qualche perplessità
rispetto alla mobilità di tale personale all'interno di ruoli in cui vi è la
presenza di altri insegnanti con più titoli - e dunque con maggiori possibilità
di rimanere in quel ruolo - e ai quali aspirano anche i precari. Questo è un
punto di debolezza e di insoddisfazione, in quanto i soggetti non sono posti
sullo stesso piano, ma si fa un torto ad altri insegnanti, facilitando eventuali
insegnanti di religione posti in mobilità rispetto ad una trafila concorsuale
che altri, invece, hanno dovuto percorrere per insegnare in quei ruoli.
Detto ciò, occorre sottolineare che il nostro voto favorevole è dovuto in primo
luogo al fatto di voler onorare i patti, ma anche per sottolineare il valore di
questo insegnamento. Io per prima, che ho radici repubblicane, sono felice del
valore della laicità dello Stato, ma noi legislatori dobbiamo anche renderci
conto che siamo di fronte ad una secolarizzazione sempre maggiore che,
naturalmente, non fa bene
- tra virgolette - alla qualità dei rapporti all'interno del nostro Stato.
Ciò in quanto, mai come in questo momento caratterizzato dalla globalizzazione,
dall'immigrazione e dalle nuove povertà, abbiamo bisogno di declinare a tutti
livelli - a livello nazionale, regionale e degli enti locali - quei valori di
eguaglianza, di amore, di solidarietà e di fratellanza che sono alla base
dell'insegnamento cattolico.
L'insegnamento impartito nelle scuole deve costituire un trasferimento di
conoscenza per dare contezza di questi valori che il nostro paese - grazie a Dio
e alla nostra storia - ha saputo inserire anche all'interno della crescita di
una cultura laica, che poi ha condotto alla laicità dello Stato.
Tale cultura laica non è aliena da questi valori, ma semplicemente li ha
declinati in modo più generale e staccato dalla religione cattolica. Tuttavia,
se non diamo ai ragazzi tali basi attraverso l'insegnamento, come possiamo
pensare che domani siano cittadini in grado di declinare i valori stessi nella
piena libertà di adesione, che avranno da adulti, di accedere alla religione
cattolica o di restare laici, ma fortunatamente consapevoli della loro esistenza
grazie all'insegnamento cattolico impartito all'interno delle nostre scuole
statali?
Credo pertanto che tutto ciò sia necessario e utile, a prescindere dagli
obblighi assunti, proprio perché le radici della nostra cultura e della nostra
storia non vadano perse e affinché permanga un retaggio che ci onora e che il
provvedimento in esame consente alle nuove generazioni di poter continuare ad
onorare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Delbono. Ne ha facoltà.
EMILIO DELBONO. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, il provvedimento sullo stato giuridico degli insegnanti di
religione procede oggi verso un traguardo finale positivo. Sono passati ben
diciotto anni da quando, come è stato ricordato, la legge n. 121 del 1985 di
ratifica ed esecuzione dell'Accordo fra lo Stato e la Chiesa cattolica del 1984,
è entrata in vigore. Tale legge, all'articolo 9, sancendo il valore della
cultura religiosa e riconoscendo ai principi del cattolicesimo di essere parte
integrante del patrimonio storico del popolo italiano, affermava e ribadiva
l'impegno della Repubblica italiana ad assicurare l'insegnamento della religione
cattolica nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado.
Nella stessa premessa all'Intesa del 1985, lo Stato si assume un ulteriore
impegno, quello di dare una nuova disciplina dello stato giuridico agli
insegnanti di religione. Tutti questi anni non sono trascorsi inutilmente: oggi
le opposizioni ideologiche a questo passaggio legislativo si sono fortemente
allentate, tanto da far registrare un'ampia disponibilità tra le forze politiche
di maggioranza e di opposizione ad approvare rapidamente la legge in esame e
tanto da far esprimere un sostanziale consenso anche da parte della larga
maggioranza delle organizzazioni sindacali.
La Camera dei deputati si accinge quindi a licenziare un testo frutto di otto
proposte di legge, alle quali si è aggiunto il disegno di legge del Governo. Un
testo che, è bene ricordarlo, fu licenziato dalla Commissione lavoro e dalla
stessa Camera, durante la prima lettura.
Ma cosa è mutato in questi ultimi anni, al punto da far maturare la decisione in
esame? Ritengo sia maturata la piena accettazione e consapevolezza del fatto che
gli insegnanti di religione sono pienamente inseriti nel quadro delle finalità
della scuola. Ciò ha comportato un'evoluzione contrattuale positiva che ha
sostanzialmente costruito una rete di diritti e doveri degli insegnanti di
religione pressoché equiparata al resto del personale docente.
Si sono poi aggiunti ulteriori elementi: la notevole espansione nel corpo
docente del numero degli insegnanti di religione della componente laica, che
costituisce l'80,5 per cento, rispetto al 19,5 per cento di religiosi; la
stabilizzazione della loro posizione: oggi un numero di ore settimanali
superiore a 18 viene effettuato dal 63,8 per cento degli insegnanti di
religione, rispetto al 23,7 per cento registrato nell'anno scolastico 1993-1994;
nella scuola media superiore, gli insegnanti di religione a tempo pieno sono
passati dal 29,3 per cento al 71 per cento.
Tali fattori hanno determinato una spinta alla stabilità e alla migliore
professionalità, che oggi hanno bisogno di essere sancite da un quadro
legislativo certo, ovvero da una piena immissione in ruolo dei docenti di
religione.
Pertanto esprimeremo un voto favorevole, anche se abbiamo proposto ulteriori
correzioni e miglioramenti, alcuni dei quali sono stati introdotti nel corso
della precedente lettura. Non è un testo perfetto, non è un testo che ci
soddisfa compiutamente, tuttavia è un testo positivo.
Voteremo favorevolmente senza alzare il tono e senza caricare ideologicamente
questo provvedimento. Votiamo favorevolmente perché l'oggetto di questo
provvedimento non è l'insegnamento della religione cattolica, ma lo stato
giuridico degli insegnanti di religione. Allo stato, questi lavoratori godono di
una retribuzione pressoché uguale a quella degli altri insegnanti, ma non hanno
un uguale trattamento previdenziale e di carriera. Si tratta, quindi, di
lavoratori precari che da tanti anni aspettano di vedere definito il loro stato
giuridico. Quindi, questo provvedimento ci appare null'altro che un atto di
giustizia e di equità (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita,
DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Malfa. Ne ha facoltà.
GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, si è già discusso in aula di questa materia. Allora, esprimemmo il voto contrario di quella parte del gruppo misto che rappresento. Ripeteremo il medesimo voto in questa occasione. Onorevoli colleghi, non è in questione l'insegnamento della religione cattolica. Esso è previsto dalle norme del Concordato. Tuttavia, si tratta di un insegnamento facoltativo. Ciò che è in questione con il provvedimento al nostro esame rappresenta un errore che la maggioranza, riprendendo una strada già fissata nella precedente legislatura, oggi vuole ripetere: introdurre nei ranghi dei professori ordinari delle scuole di ogni ordine e grado gli insegnanti di una materia facoltativa. Questo è un vulnus molto grave inferto alla parità dei cittadini di fronte alle leggi. Onorevoli colleghi, a mio avviso si raggiunge in modo molto profondo l'incostituzionalità, perché, con il combinato disposto degli articoli 3 e 4 di questo provvedimento, stabiliamo una via di accesso privilegiato ai ranghi dell'insegnamento nelle scuole. All'articolo 3 si prevede, infatti, un concorso speciale tra coloro i quali godono di una particolare autorizzazione da parte delle autorità ecclesiastiche; in base a tale concorso, essi vengono immessi nel ruolo degli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado. All'articolo 4, poi, si prevedono i casi di mobilità per questo personale scolastico, ormai ordinario, e si stabilisce che, in due circostanze - nel caso in cui le autorità ecclesiastiche abbiano revocato l'idoneità o nel caso in cui la diminuzione del numero degli studenti imponga la mobilità -, queste persone, entrate nell'elenco degli insegnanti ordinari delle scuole di ogni ordine e grado, vadano ad insegnare altre materie. Quindi, vi sono due modi di accesso alla professione di insegnante nella scuola pubblica: quello che avviene attraverso i concorsi, ai quali sono assoggettati tutti coloro i quali vogliano concorrere alla carica di insegnante, e la via indiretta che passa attraverso le autorità ecclesiastiche. Quanto al fatto che questa norma possa essere considerata costituzionale, lo si vedrà. Ma, mi chiedo per quale ragione il Parlamento debba forzare il contenuto delle intese tra lo Stato e la Chiesa cattolica, sino al punto di inserire nell'ambito dei suoi dipendenti coloro che sono chiamati ad insegnare una materia facoltativa. Si tratta di un tema molto delicato.
Signor Presidente, in materie come questa non si tratta di riparare alle ingiustizie sociali, come ha detto il collega che mi ha preceduto. Nell'ambito dei rapporti tra lo Stato e le chiese, si tratta di stabilire regole e principi che non possano essere assoggettati alle giustificazioni di tipo sindacale alle quali viene assoggettato questo provvedimento. Si tratta di un vulnus molto grave per la Costituzione di uno Stato liberale, democratico e repubblicano come il nostro. Per questi motivi voteremo contro (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Socialisti democratici italiani e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.
MAURA COSSUTTA. Grazie, signor
Presidente. Mentre volete una delega sul mercato del lavoro che costruisce la
totale e stabile precarizzazione di tutti i rapporti di lavoro, mentre non
trovate le risorse - lo vedremo adesso nel DPEF - per finanziare il contratto
del pubblico impiego, vale a dire per soddisfare quello stesso patto che il
vostro Vicepresidente ha stretto nel febbraio scorso con i lavoratori, mentre
nelle scuole non si fanno nomine a tempo indeterminato e la finanziaria falcidia
gli organici del personale docente, voi predisponete questo provvedimento sugli
insegnanti di religione.
È una legge ideologica e per questo iniqua, che crea disparità tra i lavoratori:
l'hanno già detto le colleghe e i colleghi, l'abbiamo ripetuto tante volte e lo
dobbiamo ripetere. E i precari che non sono insegnanti di religione? Altro che
tutele! E quelli che non sono garantiti perché in esubero, che non sono
insegnanti di religione? Voi create disparità tra i lavoratori, aprendo forti
conflitti in una situazione in cui la scuola, la scuola pubblica, è in
fortissima sofferenza.
D'altra parte, con questa legge voi accettate possibili discriminazioni per gli
insegnanti di religione imposte da un codice che non è il nostro. Questo non è
il codice civile, ma il codice canonico, per cui - l'hanno detto i colleghi - lo
Stato è obbligato ad assumere gli insegnanti di religione, ma poi sarebbe
obbligato a licenziare questi stessi lavoratori per la violazioni di norme che
non sono del codice civile, ma del codice canonico: per esempio, per la
violazione di leggi fondamentali dello Stato, non soltanto rispetto al divorzio,
ma anche rispetto alla legge n. 194, con donne insegnanti di religione che, se
abortiscono, potrebbero essere licenziate.
Questa legge viola principi costituzionali con riferimento alla possibilità di
scegliere, alla facoltatività della scelta di religione, e viola quella che per
noi è la laicità dello Stato.
È una legge ideologica e per questo iniqua e anticostituzionale. La laicità per
noi è un pensiero forte, non un pensiero debole, e sta tutto dentro i contenuti
della nostra democrazia. E voi, con questa legge, vorreste tutelare il principio
di uguaglianza, ossia il principio di uguaglianza dei diritti! Questo principio
è assolutamente violato. I diritti uguali per tutti devono essere tutelati
sempre sia per i cittadini italiani sia per i cittadini immigrati, ma questo è
un discorso che continueremo a farvi. Uguali, certamente, devono essere le
condizioni di lavoro, e le retribuzioni per gli insegnanti di religione. Ma per
tutti gli altri? I lavoratori precari?
Io credo che la scelta della laicità è una scelta di democrazia, altro che
laicismo! È una scelta di fondo e la nostra Repubblica è laica proprio perché è
democratica ed è democratica proprio perché laica, mentre il confessionalismo -
che non è roba del passato, ahimé, ma è roba modernissima - è sempre stato, ma
lo sarà nel futuro, un elemento di sofferenza rispetto a questa concezione
democratica, perché declina e stravolge il principio di uguaglianza, secondo uno
schema di inclusione ed esclusione, che quindi viola, appunto, questa natura
democratica. Si tratta di un principio di inclusione ed esclusione per cui i
diritti valgono, vengono riconosciuti e vengono garantiti rispetto ad
un'appartenenza identitaria - che con questa legge oggi voi volete ribadire -
che è quella religiosa.
Tuttavia, questo è un vulnus pericolosissimo perché domani vi potrebbe
essere un'appartenenza identitaria legata al territorio e alla razza. Questo
meccanismo di inclusione-esclusione rispetto ai criteri di appartenenza è
gravissimo.
Pertanto, per questi motivi voteremo contro. Abbiamo combattuto la battaglia
durante la prima lettura e continueremo a farla fino alla fine, come anche nel
paese. Auspico che questi ragionamenti siano non solo ascoltati, ma anche
condivisi dai parlamentari che si dicono cattolici e che sono cattolici, perché
la laicità è patrimonio di tutti, cattolici e non. Qui siamo a un nodo decisivo:
io credo che con questa legge si misura e si verifica la coerenza di principi
fondativi della nostra cultura democratica, che è laica e costituzionalista.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
MARCELLO TAGLIALATELA, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCELLO TAGLIALATELA,
Relatore. Signor Presidente, intervengo anche ricordando che il gruppo di
Alleanza nazionale ha avuto, tra l'altro, come presentatori di disegni di legge
sull'argomento i colleghi Coronella e Landolfi, a dimostrazione di come questo
sia un tema particolarmente condiviso.
Premessa questa considerazione, mi consenta, signor Presidente, onorevoli
colleghi, di ribadire alcuni principi che il provvedimento in esame intende
introdurre all'interno della nostra legislazione e che dovrebbero fare piazza
pulita di polemiche di tipo ideologico che ho avuto modo di ascoltare oggi in
quest'aula per la seconda volta. Abbiamo partecipato allo stesso dibattito nel
dicembre dell'anno scorso; le medesime argomentazioni addotte dai colleghi della
sinistra, che hanno deciso di esprimere un voto contrario, sono state espresse
oggi per la seconda volta.
Probabilmente ci si dimentica che questo è il provvedimento attraverso il quale
viene istituito il ruolo degli insegnanti di religione che fino ad oggi sono
precari (non ve ne è nemmeno uno che sia di ruolo); questo è un elemento che si
fa fatica a ricordare da parte di coloro i quali, a sinistra, hanno assunto una
posizione ideologica.
Ho notato imbarazzo anche da parte di qualcuno che è intervenuto contro il
provvedimento in esame perché è evidente che si tratta di una normativa che fa
giustizia per quanto riguarda i diritti dei lavoratori che hanno scelto di
svolgere un'attività che, certamente, non è di secondo piano rispetto a nessun'altra
all'interno del mondo della scuola; anzi, vi sarebbe da discutere se
eventualmente questo sia un tema al quale affidare buona parte della educazione
dei nostri figli e dei nostri giovani.
Non è questo, tuttavia, il punto: oggi ristabiliamo una parità tra coloro che
insegnano altre materie all'interno della scuola italiana e coloro che insegnano
la religione cattolica. Sarà espletato un concorso e, attraverso il
provvedimento in esame, sarà certamente migliorato il rapporto tra lo Stato
italiano e le curie, per quanto riguarda la scelta degli insegnanti; verranno,
inoltre, introdotti principi concorsuali di trasparenza. Mi pare che stiamo
facendo una cosa utile per il mondo della scuola, per gli insegnanti di
religione e per i nostri ragazzi.
Questo è il motivo che mi spinge ancora una volta a dichiarare il voto
favorevole del gruppo di Alleanza nazionale sul provvedimento in esame e a fare
in modo, indipendentemente dall'appartenenza alla maggioranza, che il maggior
numero dei colleghi si impegnino ad esprimere un voto favorevole sul
provvedimento.
(Votazione finale e approvazione - A.C. 2480-B)
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul
disegno di legge n. 2480-B, di cui si è testé concluso l'esame.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi
votazioni).
(Norme sullo stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica degli
istituti e delle scuole di ogni ordine e grado) (approvato dalla Camera e
modificato dal Senato) (2480-B):
(Presenti 380
Votanti 367
Astenuti 13
Maggioranza 184
Hanno votato sì 252
Hanno votato no 115).
Prendo atto che l'onorevole Cusumano avrebbe voluto esprimere voto favorevole
e che l'onorevole Olivieri avrebbe voluto astenersi, mentre ha espresso voto
contrario.
Sospendo la seduta che riprenderà alle ore 15.
La seduta, sospesa alle 14, è ripresa alle 15.
Missioni.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi
dell'articolo 46, comma 2, del regolamento, i deputati Aprea, Cè, Delfino e
Maroni sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta.
Pertanto i deputati complessivamente in missione sono sessanta, come risulta
dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato
A al resoconto della seduta odierna.
Fonte: camera.it