—————— XIV LEGISLATURA ——————

 

414a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

STENOGRAFICO

 

MERCOLEDÌ 11 GIUGNO 2003

(Pomeridiana)

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Presidenza del vice presidente FISICHELLA,

indi del vice presidente CALDEROLI


Presidenza del vice presidente FISICHELLA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,33).

[...]

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,38).

Seguito della discussione dei disegni di legge:

[...]

Approvazione, con modificazioni, del disegno di legge n. 1877

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 1877, già approvato dalla Camera dei deputati, 202, 259, 554, 560, 564, 575, 659, 811, 1345 e 1909.

Ricordo che nella seduta antimeridiana hanno avuto inizio le dichiarazioni di voto finale.

MONTICONE (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MONTICONE (Mar-DL-U). Signor Presidente, il Gruppo della Margherita voterà a favore di questo provvedimento, che porta a compimento le intese intercorse tra la CEI e lo Stato in conseguenza del Concordato del 18 febbraio 1984. E’ opportuno ricordare che in quella occasione, lungamente preparata da insigni esponenti della cultura laica e cattolica e da un dibattito culturale di alto livello nel Paese, avvenne una rilevante evoluzione dei rapporti Stato-Chiesa in Italia, in ferma coerenza con la Costituzione del 1948, ma con sensibilità nuova.

Le due parti contraenti il Concordato del 1984 portavano a maturazione un duplice, parallelo processo di modernizzazione del loro rapporto con la società del nostro Paese. La Repubblica si avviava al superamento dello scontro ideologico e aveva ritrovato, nella ferma opposizione alla violenza e al terrorismo interno del decennio precedente, il senso di una solidarietà nazionale e la fiducia nelle sue istituzioni, come garanzia di libertà.

La Chiesa italiana dal canto suo, liberatasi di contaminazioni con il dibattito politico e partitico, si era avviata decisamente sulla via assegnata dal Concilio Vaticano II e affidava fiduciosa ai laici cristiani il compito di testimoniare la fede nelle realtà civili e di operare in esse per il progresso della società.

Religione e laicità dell’agire politico e delle istituzioni potevano così andare di pari passo, senza bisogno di guarentigie o compromessi di stampo antico, anzi - come recita l’articolo 1 del Concordato - le due anime della nostra comunità nazionale potevano avvantaggiarsi dell’irrobustimento di ciascuna di esse, con positivo effetto sulle libertà e sui valori del nostro Paese.

Più che una revisione in senso moderatore del Concordato del 1929, si trattava di una crescita e di una accelerazione comune nel reciproco rispetto. Del resto, se si scorrono i nomi dei consulenti giuridici delle due parti (molti dei quali furono anche importanti esponenti politici, oltre che del diritto e della cultura del nostro Paese), e i rispettivi apporti alla formulazione finale, si stenta a distinguere la provenienza culturale, laica o cattolica, in uno sforzo civile di alto livello.

In quel contesto l'insegnamento della religione cattolica, che aveva già compiuto una notevole evoluzione culturale e didattica, si liberava di gran parte delle scorie di un antico impianto difensivo e catechetico e si collocava nell'alveo del progetto di una formazione del giovane cittadino riferita, nella libertà, ai valori religiosi e civili, declinati in funzione della crescita integrale del cittadino italiano.

Sono trascorsi quasi vent'anni da quel torno di tempo, da quelle decisioni e da quella svolta culturale; il Paese è grandemente cambiato, anche attraverso prove difficili; anche la comunità ecclesiale ha trasformato molti dei suoi modi di essere presente nella società. Ma quel metodo di laicità reciproca e di mutua relazione a vantaggio della qualità della cittadinanza restano linee guida anche nella specifica materia affrontata in questo provvedimento.

Questa legge, ovviamente, deve intervenire entro la cornice del Concordato e dell'Intesa; essa pertanto non può modificare la natura della disciplina, la riserva della idoneità all'autorità ecclesiastica, l'obbligo per lo Stato di fornire in modo adeguato questo insegnamento.

Da diverse parti negli ultimi vent'anni, e poi anche in quest'Aula, si è proposto un contenuto diverso per l'ora di religione, suggerendo di insegnare piuttosto storia delle religioni. È un'ipotesi che potrebbe essere meglio esplorata, ma che sul piano legislativo non ha oggi possibilità di tradursi in norma. Se si leggono i testi adoperati dagli insegnanti della materia della religione cattolica si nota che in parte viene già trattata una panoramica delle religioni e la loro evoluzione storica. Certo, molto dipende da chi insegna.

È per questo che avevamo chiesto nelle verifiche concorsuali anche un accertamento della cultura filosofica, storica e sociologica inerente al tema delle religioni (senza entrare, ovviamente, direttamente in esso), al possesso di titoli adeguati, esplicitando l'obbligo di possedere l'abilitazione per la disciplina diversa dalla religione che si va ad insegnare.

Sempre sul piano culturale, sarebbe utile che per alcuni dei più importanti gradi accademici delle facoltà di teologia (licenza, dottorato) fosse riconosciuta l'equipollenza con lauree statali in discipline umanistiche. In questo caso, sarebbero di molto ridotti i problemi affrontati in questa legge e oggi solo in parte risolti.

Purtroppo, una nostra ulteriore proposta non è stata accolta: al fine di evitare intempestive mobilità, avevamo presentato un emendamento con il vincolo di permanenza del vincitore nella disciplina almeno per cinque anni. Ciò avrebbe valorizzato, a nostro avviso, l'insegnamento e frenata l'eventuale tendenza a passare ad altra cattedra intempestivamente.

La legge che ci apprestiamo a votare presenta dunque alcuni aspetti non positivi, o non soddisfacenti, che sono stati fatti rilevare anche da qualche senatore del nostro Gruppo, che, naturalmente, potrà esprimere un voto coerente con quelle sue osservazioni.

Tuttavia, la Margherita voterà a favore dell’approvazione di questo provvedimento, per due principali motivi: perché si provvede a sistemare in ruolo buona parte dei docenti, che da troppo tempo meritavano la fine del loro precariato, riconoscendo in tal modo la loro importante funzione per gli obiettivi di formazione, di istruzione e di educazione della scuola italiana; ma soprattutto perché scorgiamo in questo provvedimento l'apertura di una nuova tappa del cammino culturale del nostro sistema scolastico, che ci auguriamo possa sempre più coniugare radicamento nei valori dello spirito e laicità del servizio scolastico, riferimento alla tradizione religiosa del nostro Paese e apertura ecumenica e dialogante con ogni fede, appartenenza alla comunità ecclesiale (per i credenti) o ad una cultura di altra matrice e cittadinanza comune. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U e dei senatori Asciutti, Valditara e Togni. Congratulazioni).

CORTIANA (Verdi-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CORTIANA (Verdi-U). Signor Presidente, colleghe e colleghi, il Gruppo dei Verdi esprimerà un voto contrario a questo provvedimento, ma vorrei chiarirne le motivazioni.
Non c'è dietro questo voto negativo alcun giudizio passabile per laicismo, come altre volte confronti siffatti hanno potuto indurre a pensare; a noi sembrava e sembra un'occasione importante quella di tradurre sul piano legislativo l'accordo concordatario e di portare a una sistemazione, a una dignità la condizione dei docenti di religione. Abbiamo però rilevato un aspetto di metodo che non è assolutamente più tollerabile, tanto meno in una materia come questa, in un ambito come quello della scuola che già ha registrato tante difficoltà e sofferenze, a partire anche da provvedimenti di Governi da noi sostenuti.

Non è possibile che arrivi al Senato un provvedimento che già al suo ingresso si definisce "blindato", cioè impossibile da emendare, indipendentemente dalla relazione introduttiva del relatore e dalla sua replica attenta e puntuale e rispettosa del lavoro di Commissione e d'Aula (e di questo lo voglio ringraziare). Non c'è stata alcuna possibilità di un'interlocuzione in chiave emendativa, neanche di trasformazione di emendamenti in ordini del giorno, neanche là dove nel merito avevamo presentato un ordine del giorno che volutamente non cercava di equivocare strumentalmente la materia propria di questo disegno di legge, approfittando di quest'occasione per riproporre la questione della conoscenza di altri linguaggi religiosi, di scambio, di convivenza civile tra diverse fedi religiose, fra credenti e non credenti (che richiamava anche prima il collega Monticone). Eravamo ricorsi allo strumento dell’ordine del giorno proprio perché non volevamo sorgessero equivoci su una legge che ha il compito di tradurre bene il patto concordatario. C'è stata chiusura anche su questo.

Per quanto riguarda il merito del provvedimento, se ci rendiamo conto che è giusto riconoscere dignità alla condizione docente di questi precari, riteniamo che sarebbe stato bene farlo prevedendo procedure simili a quelle che riguardano tutti gli altri insegnanti; viceversa, si crea una disparità e una tensione che io temo perdurerà negli ambiti scolastici con cui questi insegnanti hanno a che fare. Sarebbe stato bene, invece, equipararli a tutti gli effetti, sotto ogni profilo, alla condizione dei loro colleghi.

Sul piano poi della funzione che sono chiamati a svolgere, è evidente che occorre una preparazione più ampia che non quella individuata, che si configura come una sanatoria.

Voglio dire esplicitamente qui in Aula che trovo disdicevole che una questione importante e alta come questa, frutto di un patto concordatario, venga in realtà - così temo - risolta in chiave di accordi sindacali che si inscrivono in partite più ampie che poco hanno a che fare con la scuola: hanno a che fare con il Patto per l'Italia e con altre cose di questo genere.

Ciò non è positivo, anche perché quest'Aula ha conosciuto nella scorsa legislatura un'iniziativa, che io mi onoro di aver promosso, in relazione all'attuazione di un'altra disposizione del dettato costituzionale, che era in quel caso la legge sulla parità scolastica, proprio uscendo da ogni tipo di trincea ideologica e riuscendo a dare dignità alle scuole parificate.

Quindi, quest’Aula non ha conosciuto nella scorsa legislatura atteggiamenti ideologici, di muro contro muro. C’è stato invece sempre un rapporto molto serio sia in Commissione che in Aula. Non meritavamo allora questa blindatura; non meritava un argomento così importante e serio (che bene ha fatto il collega Monticone ad iscrivere in un excursus storico) una trattazione soltanto sul piano di scambio. Credo che questo sia mortificante sia per la condizione dei docenti di religione che per quella di tutti gli altri loro colleghi che, infatti, vivono come una mortificazione questo atto.

Per tale motivo, a nome dei Verdi, annuncio il voto contrario sul disegno di legge in esame.

TOGNI (Misto-RC). Domando di parlare per dichiarazione di voto, in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

TOGNI (Misto-RC). Signor Presidente, annuncio il mio voto in dissenso dal Gruppo al quale appartengo, perché mi conformo al pensiero espresso dal senatore Monticone, nonostante un piccolo peccato di presunzione da parte della maggioranza che ha eccessivamente blindato questo provvedimento. Pertanto, voterò a favore. (Applausi dal Gruppo UDC e del senatore Valditara).

VALDITARA (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALDITARA (AN). Signor Presidente, onorevole Sottosegretario, onorevoli colleghi, con il disegno di legge che ci accingiamo ad approvare si pone fine ad una inadempienza rispetto a quanto previsto dal Concordato e dalla relativa legge di revisione del 1985.

Stante quanto dispone l’articolo 7, secondo comma, della Costituzione, si dà pertanto finalmente piena attuazione ad un principio costituzionale. Vi è, tuttavia, un ulteriore elemento di particolare importanza che discende dall’approvazione di questo disegno di legge. Si viene a riconoscere concretamente l’importanza dell’insegnamento della religione cattolica che, in questo modo, esce dal precariato in cui è rimasta confinata per decenni e viene parificato da tutti i punti di vista agli altri insegnamenti che lo Stato ritiene opportuno impartire.

Queste prescrizioni vanno dunque ben al di là del fatto di dare certezze e garanzie di stabilità al posto di lavoro di migliaia di insegnanti, che pure è un altro risultato importante del provvedimento. Ci sono infatti due visioni: quella che privilegia il valore identitario - ed è la nostra visione - e quella che lo rifiuta nel nome di una valorizzazione dell’alterità. Noi riteniamo l’identità un fattore ineludibile ed è a tale scopo che abbiamo chiesto e, tra l’altro, ottenuto che se ne facesse cenno anche nei programmi scolastici.

Riteniamo infatti che si possa riconoscere l’altro solo quando si conosce se stessi e si ha una forte consapevolezza dei propri valori di riferimento. Noi siamo consapevoli che la civiltà giudaico-cristiana, e più in generale la civiltà del Vecchio e del Nuovo Testamento, al pari di quella classica, è alla base della civiltà italiana, di quella europea e, più in generale, di quella occidentale.

Il disegno di legge in esame si inserisce dunque in un filone ricco di spunti ulteriori; va di pari passo, ad esempio, con la battaglia per far inserire nella Costituzione europea il riferimento esplicito alle radici classiche e cristiane dell’Europa; va di pari passo con la nostra richiesta di inserire nei programmi per le medie la lettura di brani di autori greci, latini e cristiani.

Vi è poi un altro aspetto che rende indispensabile, a nostro avviso, la valorizzazione dell’insegnamento della religione cattolica: l’universalità dei valori cristiani. Proprio un grande laico, Benedetto Croce, ebbe ad affermare: "Non possiamo non dirci cristiani". I valori di tolleranza, di rispetto e di attenzione verso l’altro nella civiltà occidentale sono legati inscindibilmente al Cristianesimo, ma anche il valore della persona e l’idea di libertà hanno assunto rispetto all’ottica greca e romana una caratterizzazione ancora più piena e ricca, anche per il significato trascendente ad essa ricollegato che ha suggerito, tra l’altro, il rifiuto della discriminazione.

La croce, anche per i non credenti, è un simbolo universale di civiltà, tanto che viene esposta negli edifici pubblici di una grande Nazione che pure ha fatto della democrazia e del pluralismo una sua ragione di essere: gli Stati Uniti d’America.

Consentire dunque l’insegnamento della religione cattolica permette di dare un messaggio educativo forte ai giovani, a ragazzi con valori sempre più offuscati, sempre più grevemente attratti dall’immanente e dal materiale. Anche questo è un passaggio importante.

Proprio perché non riteniamo l’ora di religione un’ora secondaria o di svago, l’alternativa, per chi abbia deciso di non avvalersi di questo insegnamento, non può essere una diseducativa libera uscita. Sarebbe pertanto sbagliato collocarla all’ultima ora. D’altro canto, l’insegnamento alternativo deve essere a forte contenuto culturale; deve insegnare a conoscere le religioni e i valori religiosi, che sono poi i valori della parte più nobile dell’uomo: quelli dello spirito.

Certamente non ci sfugge che vi è qualche aspetto tecnico di questa legge che poteva essere migliorato. Il senatore Bevilacqua già ne ha evidenziati alcuni. Condivido alcune osservazioni del senatore Tessitore; qualche preoccupazione espressa ancora oggi dal senatore Monticone non è del tutto priva di fondamento (penso all’immissione in altri ruoli dell’amministrazione scolastica di chi abbia avuto crisi di coscienza). Forse, magari, con il regolamento attuativo qualche aspetto si potrà migliorare.

Non siamo tuttavia voluti intervenire per evitare il rischio che finisse come nella scorsa legislatura, e cioè che a furia di discutere e di emendare anche stavolta non se ne facesse nulla. Meglio dunque una legge nel suo complesso positiva, ancorché non perfetta, che il nulla. Respingiamo invece nettamente l’impostazione complessivamente critica che una parte dell’opposizione ha voluto sostenere e che rivela, a mio avviso, una ostilità culturale al provvedimento e allo stesso insegnamento della religione cattolica nelle scuole italiane. Quando sento dire che con questo provvedimento si immettono germi pericolosi nella scuola italiana sento aleggiare uno spirito giacobino.

Un punto non può non essere chiaro: il reclutamento e i contenuti dell’insegnamento devono essere decisi con il consenso della Chiesa cattolica. Se non si condivide questo presupposto, si deve ammettere che la religione non deve essere assolutamente insegnata.

Questo però non significa che non si debba intervenire anche su altre forme di precariato. Dico questo rivolgendomi al Governo: occorre mantenere l’impegno preso di immettere nei ruoli dell’amministrazione scolastica 21.000 precari ancora in attesa. Credo sia un obbligo morale e politico nei confronti di tanti insegnanti. Non parlo, quindi (per chi ben conosce queste cose), degli insegnanti della religione cattolica; parlo degli insegnanti delle scuole italiane. Le due cose non possono essere intese in contrapposizione; chi le intende in contrapposizione lo fa perché in realtà non vuole sanare questa forma di precariato.

Un’ultima considerazione: proprio per la grande ricchezza educativa e culturale che esse rappresentano, mi sento in dovere di rivolgere un appello al Governo a favore delle scuole materne ed elementari non statali, per la quasi totalità cattoliche, che versano in gravi difficoltà economiche. Ebbene, chiedo che le risorse per esse previste siano finalmente trasferite. Credo che nel mio appello si possano riconoscere anche coloro che osteggiano l’idea di una parità piena. Si tratta di un patrimonio che non può essere perso, proprio in nome del pluralismo e della libertà, di quella educativa in particolare, garantita, ancora una volta, dalla nostra Costituzione.

Tutto ciò premesso, il voto di Alleanza Nazionale sul provvedimento sarà favorevole. (Applausi dai Gruppi AN, FI e UDC).

ACCIARINI (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ACCIARINI (DS-U). Signor Presidente, nell’annunciare che il Gruppo dei Democratici di Sinistra voterà contro il presente testo di legge, preciso però che essendo presenti nel Gruppo diverse sensibilità, che si sono espresse con la presentazione di due diverse proposte di legge, chiederemo il voto elettronico in modo che ciascun componente del Gruppo possa esprimersi in coerenza con le dichiarazioni svolte nel corso della discussione generale e con le proposte legislative presentate.

Noi pensiamo che la giusta collocazione di questo testo sia certamente negli accordi tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica, ma sia innanzitutto in quella che è la visione fondativa della nostra Repubblica, contenuta nella Parte I della Costituzione, che ci sembra importante valorizzare e continuare a tenere ben presente come punto di riferimento del nostro agire.

In questa parte della Costituzione la questione religiosa è stata affrontata con una visione propria delle democrazie costituzionali, che ha portato ad escludere, nel rapporto tra Stato e religione, sia la cosiddetta separazione ostile, sia la regolamentazione neoconfessionale. La scelta è stata basata sul principio di separazione, inserendo e definendo tuttavia la libertà religiosa come aspetto della libertà individuale e anche come dimensione collettiva nella pratica del culto e dell’organizzazione che il culto promuove e garantisce per informare le scelte di vita.

Questi punti di riferimento sono estremamente importanti e ci ispirano nella valutazione del testo, in quanto riteniamo che indubbiamente il regime concordatario e pattizio si caratterizza per la consapevolezza dell’insufficienza di una mera libertà negativa e, quindi, comporta la scelta di negoziare con le confessioni religiose il trattamento complessivo riservato al culto, l’intervento anche positivo dello Stato per il riconoscimento e la tutela del sentimento religioso, il regime civile e tributario degli enti religiosi e dunque, in genere, la promozione della libertà religiosa anche nella sua dimensione comunitaria.

È chiaro, però, che nella nostra Costituzione il principio di assoluta uguaglianza tra le confessioni religiose rappresenta oggi un problema serio, in quanto gli articoli 7 ed 8 della Costituzione ed i rapporti tra lo Stato italiano e le altre confessioni religiose devono essere attentamente valutati per vedere se questo principio di eguaglianza - che noi riteniamo importante - rischi, attraverso determinati provvedimenti, di essere affievolito fino quasi ad essere annullato.

È un rischio presente anche e proprio per quanto è stato detto: ho molto apprezzato gli interventi che hanno comunque voluto sottolineare come nel nostro Paese oggi vi sia una pluralità, forse molto più ricca del passato, di confessioni religiose, come vi siano sempre più bambini e ragazzi portatori di altre tradizioni, culture e religioni che frequentano le scuole. Sarebbe stato questo il problema principale da affrontare oggi piuttosto che quello dello stato giuridico su cui, intervenendo in questo modo, si rischia di causare più danni che ottenere dei vantaggi.

Comunque, anche nell’ambito di questa visione, dei rapporti tra Stato e Chiesa che scaturiscono dal nuovo Concordato, sappiamo che è fuori discussione la facoltatività dell’insegnamento della religione cattolica nella scuola, facoltatività necessaria proprio perché la presenza dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole non configuri elementi di incostituzionalità. Quindi, la possibilità di avvalersi o non avvalersi di tale insegnamento è stata fondamentale nel regolamentare la materia.

A tale proposito, è corretto quanto è stato detto: sono avvenuti fatti importanti in relazione alla stesura delle nuove norme pattizie; però, a fronte di questi, l’elemento della libertà di scelta e della facoltatività di apprendimento della materia sono aspetti fondamentali. Rispetto a tale tema immettiamo ora un elemento di rigidità. (Brusìo in Aula).

PRESIDENTE. Invito i colleghi a fare silenzio per consentire alla senatrice Acciarini di svolgere il suo intervento.

ACCIARINI (DS-U). Grazie, Presidente, in effetti, mi risulta un po’ difficile farlo. Evidentemente quanto dico non interessa anche perché, in una visione un po’ rigida sull’argomento, non interessa ascoltare coloro che espongono idee diverse.

Ritengo invece importante ricordare un primo elemento che potrà generare delle valutazioni di anticostituzionalità di questo provvedimento. Altro aspetto molto grave, d’altra parte, consiste nel fatto che si stabilisce un organico di docenti con caratteristiche tutte particolari, sia sul lato dell’assunzione sia sul lato della risoluzione del rapporto di lavoro, destinando a questa categoria di docenti il 70 per cento dei posti disponibili (anche se non si sa bene quando e perché su questo punto il provvedimento è grandemente impreciso) mentre il restante 30 per cento - mi rivolgo ai colleghi che stanno festeggiando la fine del precariato per gli insegnanti di religione cattolica - diventa il territorio della precarietà istituzionalizzata: saranno sempre e soltanto contratti a tempo determinato.

Ciò è molto significativo, tant’è che gli emendamenti che abbiamo proposto - volti a destinare in caso di esubero di coloro che hanno occupato i posti di ruolo, anche il 30 per cento dei posti presenti nella scuola previsti per i contratti a tempo determinato - sono stati tutti respinti.

Quindi, non state ponendo fine al precariato, ma state dividendo in due parti il personale. Questo problema c’è e probabilmente sarebbe stato importante accettare almeno il principio del "passaggio" appena citato, nel caso di esubero, in questo 30 per cento dei posti.

A nostro giudizio, ancora più grave è il fatto che in presenza di revoca dell’idoneità da parte di un ordinario diocesano il personale che si trova in questa posizione abbia di fronte uno Stato-datore di lavoro che accetta di rescindere il rapporto di lavoro sulla base di una decisione assunta altrove, sulla base di altre regole, del canone 804 che prevede che per essere insegnanti di religione cattolica bisogna esercitare la retta dottrina, fornire testimonianza di vita cristiana e avere abilità pedagogica e didattica.

Traiamo queste norme dal codice di diritto canonico, ma non abbiamo gli strumenti procedurali per capire come si stabilisce che una persona non è più in questa posizione e quindi deve perdere la sua posizione di insegnante di religione cattolica; sappiamo solo che stiamo istituzionalizzando una norma, cari colleghi, che prevede che personale stabilizzato dello Stato viene licenziato perché gli è stata revocata l’idoneità.

Questo è molto grave e l’ipotesi del passaggio nei ruoli del comparto scuola ad altre discipline non risolve assolutamente la questione, in quanto è del tutto casuale il fatto che l’insegnante sia in possesso dei titoli per compiere tale passaggio. Quindi, da un lato si stabilisce un altro canale di reclutamento surrettizio per il personale della scuola e non si crea, dall’altro lato, neanche la certezza del posto di lavoro, per lo meno con il richiamarsi della risoluzione del rapporto di lavoro ai princìpi generali che informano il nostro ordinamento giuridico.

Mi avvio a concludere affermando che certamente si poteva fare di meglio e la presenza di diverse sensibilità al nostro interno avrebbe permesso di approvare una legge comunque meno sbagliata: ricordo la richiesta di possesso della laurea, quella relativa alla necessaria permanenza per almeno cinque anni nell’insegnamento della religione cattolica, nonchè la precisazione di alcuni requisiti concorsuali che avrebbero potuto garantire che coloro che si accingono ad insegnare questa materia possedessero caratteristiche di cultura generale più significative.

Il fatto che si sia voluto blindare il testo (il senatore Valditara poc’anzi lo ha ripetuto con forza) indica una difficoltà a misurarsi con i temi che abbiamo affrontato. Noi pensiamo che la scuola italiana non meritasse un testo di questo genere. La scuola avrebbe avuto bisogno di maggiori risorse e di stabilizzazione per tutto il personale, mentre il problema del precariato non viene assolutamente affrontato: a fronte di questa contorta normativa, che riguarda gli insegnanti di religione cattolica, continua a permanere il grande problema del personale della scuola nel suo complesso.

Insomma, la scuola avrebbe forse avuto più interesse ad avere norme diverse, leggi che comportassero una visione di sviluppo veramente degna di una società come la nostra; si sarebbero potute aprire nel nostro Paese prospettive legate anche alla presenza culturale significativa del fatto religioso, tenendo conto che ci stiamo muovendo in una fase in cui probabilmente certi confini e certe rigidità si stanno allargando e meriterebbero delle risposte conseguenti. (Applausi dal Gruppo DS-U).

GUBERT (UDC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUBERT (UDC). Signor Presidente, considerata l’elevata temperatura ambientale, le chiedo se ci consente di derogare al Regolamento permettendoci di togliere la giacca. (Commenti).

PRESIDENTE. Senatore Gubert, io, che sono più anziano di lei, la giacca non la tolgo.

Se c'è qualcuno che per motivi di salute vuole toglierla, va bene, ma io la giacca non la tolgo. Sopportiamo, colleghi.

PAGANO (DS-U). Signor Presidente, i Regolamenti sono Regolamenti. Siamo nella Camera Alta, non all’osteria.

STIFFONI (LP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Anche lei vuole intervenire sulla questione della giacca?

STIFFONI (LP). No, signor Presidente, magari potessi levare la giacca! Intendevo solo preannunciarle che vorrei intervenire in dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne prendo atto, senatore Stiffoni, potrà farlo dopo il senatore Favaro.

FAVARO (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FAVARO (FI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, Forza Italia voterà a favore di questo disegno di legge.

Il dibattito ha evidenziato che il provvedimento è ampiamente e trasversalmente condiviso, si può dire quasi da tutti negli obiettivi, con riserve talvolta non marginali nell'articolato.

Del resto, il testo che oggi verrà approvato, è la sintesi di numerosissimi disegni di legge presentati dalle diverse forze politiche. Forza Italia esprime anche soddisfazione perché giunge praticamente alla definitiva approvazione un provvedimento importante, che fu oggetto di lungo dibattito senza pervenire a conclusione nella precedente legislatura.

L'obiettivo di dare stabilità e definire lo stato giuridico di una categoria di lavoratori rappresenta un problema specifico e ben definito; non parlerei, però, come è accaduto, di problema contingente: è comunque uno degli aspetti di un problema più vasto e pregnante, quello dell'insegnamento della religione cattolica (non della storia delle religioni) nella scuola italiana, in seguito ad accordi intervenuti, dopo il Concordato del 1984, tra la Conferenza episcopale italiana e lo Stato italiano.

Nell'Intesa tra autorità scolastica e Conferenza episcopale italiana per l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche del 4 dicembre 1985 si legge che: "Il Ministro della pubblica istruzione (…) e il Presidente della Conferenza episcopale italiana (…) "- cito testualmente un documento cui moltissimi hanno fatto riferimento -" in attuazione dell'articolo 9, n. 2, dell'Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica italiana del 18 febbraio 1984, che apporta modificazioni al Concordato Lateranense e che continua ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado, determinano, con la presente intesa, gli specifici contenuti per le materie previste al punto 5, lettera b) del protocollo addizionale relativo al medesimo accordo, fermo restando l'intento dello Stato di dare una nuova disciplina dello stato giuridico degli insegnanti di religione". (Brusìo in Aula).

PRESIDENTE. Colleghi, comprendo che avete caldo, ma fate parlare il senatore Favaro.

FAVARO (FI). Nel testo citato si parla, come ho detto, di insegnamento della religione cattolica nel quadro delle finalità della scuola e anche dell'impegno dello Stato a disciplinare lo stato giuridico degli insegnanti di religione, regolarizzandolo con diciannove anni di ritardo, dando stabilità e indicando criteri oggettivi per l'assunzione di una categoria di insegnanti.

Noi lavoriamo per migliorare la qualità del nostro sistema formativo, creando le condizioni per avere una categoria di insegnanti sempre più preparati e qualificati in vista del raggiungimento degli obiettivi formativi della scuola.

Il 30 per cento di insegnanti che comunque non si prevede di immettere in ruolo e che resteranno precari si ridurrà; resterebbe un'area di precarietà ridotta rispetto al 30 per cento di cui si è parlato prima, in quanto occorrerà portare le cattedre a diciotto ore. Rimarrà comunque un'alea di precarietà dovuta al fatto che ci saranno religiosi e sacerdoti che continueranno ad insegnare.

Siamo convinti che i problemi che vogliamo risolvere sono complessi e resteranno tali; tra l’altro, alcune questioni resteranno aperte e saranno da definire con provvedimenti successivi, resi possibili proprio dall’approvazione di questo disegno di legge.

La Conferenza episcopale italiana e lo Stato dovranno rivedere i titoli di studio di accesso all’insegnamento della religione cattolica. Spetterà allo Stato valutare le competenze più generali che garantiscono la qualità degli insegnanti di religione cattolica, mentre la valutazione della competenza specifica, dell’idoneità, spetta all’autorità religiosa.

Con l’equiparazione degli insegnanti di religione agli altri insegnanti evidenziamo l’idea che l’insegnamento della religione cattolica è fondamentale per la formazione completa del cittadino italiano ed europeo, essendo la religione uno dei grandi fattori di aggregazione per gli italiani e per gli europei e uno degli elementi costitutivi della nostra identità nazionale.

Ci pare importante approvare il provvedimento in questo momento di progressiva e talvolta malintesa laicizzazione, mentre la nostra società assume sempre più caratteri di multietnicità e di pluralismo, anche religioso.

Lo studio approfondito e critico della religione, della propria religione, lontano dai caratteri dell’indottrinamento, aiuta a capire se stessi, la società in cui si vive, i valori che stanno alla base della nostra convivenza; diventa vera formazione di uomini e di cittadini con capacità critiche per confrontarsi anche con le altre culture.

Il dibattito lungo e approfondito, la relazione e la documentatissima replica del relatore e le ulteriori spiegazioni della sottosegretario Aprea hanno chiarito a tutti che stiamo per approvare un provvedimento che è un atto di giustizia nei riguardi di una categoria di lavoratori della scuola, in coerenza con gli obiettivi del sistema formativo del nostro Paese. (Applausi dai Gruppi FI eUDC).

STIFFONI (LP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STIFFONI (LP). Signor Presidente, nell’esprimere il voto favorevole della Lega Padana, colgo l’occasione per ricordare alla collega che mi ha preceduto, la senatrice Acciarini, che in questa legislatura in cui siamo al Governo con la Casa della libertà, nella prossima e finché la Lega Nord avrà vita mai verrà modificato l’articolo 8 della Costituzione, relativo alle intese tra le diverse confessioni religiose e lo Stato italiano. Noi siamo per la libertà massima delle religioni, non siamo per la formalizzazione dell’Islam in Italia sotto mentite spoglie. (Applausi dal Gruppo LP).

PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione.

Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, precedentemente avanzata dalla senatrice Acciarini, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge n. 1877.

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Restano pertanto assorbiti i disegni di legge nn. 202, 259, 554, 560, 564, 575, 659, 811, 1345 e 1909.

[...]

La seduta è tolta (ore 19,12).

 

Fonte: senato.it

 


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